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Balocchi e profumi


La madre fa shopping e si perde il figlio di cinque anni. La notizia ci proietta alla vecchia canzone "Balocchi e profumi", in cui una mamma frivola e insensibile spende tutto in ciprie e profumi e non caccia un soldo per comprare un giocattolo alla sua bambina. In inglese "shopping" vuol dire banalmente "spesa", ma nell'immaginario collettivo una mamma che fa la spesa è una brava massaia, mentre una che fa shopping si dedica probabilmente ad acquisti voluttuari destinati per lo più a se stessa. Poi quel "si perde il figlio" sottolinea il suo scarso senso di responsabilità. Più avanti l'articolo specifica, non si capisce perché, che la signora era di origini dominicane, con l'effetto di dare all'incidente un profumo di ambiguità: non ci sarà sotto qualcos'altro, visto che era pure una straniera? Piccole sfumature che servono solo a far accigliare il lettore medio: guarda queste straniere, non sanno nemmeno badare ai loro bambini, mica come le mamme italiane. Le cose vanno comprate, sia quelle per la sussistenza sia quelle superflue che rendono piacevole la vita, sostengono i commercianti e fanno alzare il Pil. Ma quel che per noi adulti è una necessità e a volte un piacere, per i piccoli può essere una tortura. Vada per il supermercato pieno di colori e di musica, ma per le peregrinazioni materne fra negozi e bancarelle la soglia di sopportazione del bambino medio è bassissima. Si rompe le scatole un marito grande e grosso, figuriamoci un piccino. Se è un piccolo ancora in passeggino si può sperare che prima o poi si addormenti, ma un bambino di cinque anni, a meno di non placarlo mettendogli un cellulare in mano (ma qui si aprirebbero altre obiezioni), alla terza vetrina tenta la fuga. Il piccolo fuggiasco dell'articolo si è limitato a poche centinaia di metri prima di essere riacciuffato e riconsegnato alla mamma, che forse fra trent'anni gli dirà: com'è che da piccolo volevi sempre scappare e ora non ti schiodi più di casa?