Spazio teatro


PERSONAGGI

Nereide

Concetta


La scena si apre su un vecchio soggiorno.

Una porta che conduce in cucina e una finestra con le persiane leggermente dischiuse.

Al centro del palcoscenico due vecchie poltrone collocate in modo che le protagoniste - Nereide e Concetta - una volta sedute in favore del pubblico, possano vedersi senza torcere il collo.

Su una parete un vecchio orologio a pendolo fermo alle nove e sedici, sull'altra parete un calendario ben visibile, quelli che bisogna staccare quotidianamente i foglietti.

Mobili, quadri, tappeti, suppellettili in tema con l'ambiente.

Nereide e Concetta sono due gemelle eterozigote e compiono ottant'anni. Concetta è piuttosto svampita, Nereide molto rigida e autoritaria.

All'apertura del sipario Nereide è seduta sulla poltrona di destra ed è intenta a sferruzzare con un uncinetto. È vestita piuttosto elegantemente ma ai piedi ha delle pantofole.

Dopo pochi secondi entra in scena anche Concetta. Lei elegante non lo è affatto. Indossa una vestaglia sdrucita che non riesce a nascondere una lunga camicia da notte. Anche lei ai piedi ha delle pantofole.


CONCETTA  Buongiorno cara.

NEREIDE  (senza guardarla) Data l'ora, direi buonasera.

Concetta si blocca per qualche attimo, osserva corrucciata la sorella, poi scrolla le spalle e si avvicina al calendario. Il foglietto è quello del 2 dicembre. Lo stacca liberando il 3, poi si avvicina alla finestra. Il tempo di dare un'occhiata fuori e si gira stranita.

CONCETTA  Per questo il gallo non ha cantato!

Nereide, meravigliata, gira lentamente lo sguardo verso la sorella.

NEREIDE  Gallo? Quale gallo?

CONCETTA (fra sé) Non ha cantato perché è ancora notte! (rivolgendosi alla sorella) Come quale gallo? L'unico. Non ci possono stare due galli in un pollaio.

NEREIDE  Concetta, ma dove credi che ci troviamo?

CONCETTA   A che ora ti sei alzata? Nuovamente l'insonnia, cara?

NEREIDE  Concetta, siamo in città, non siamo in campagna.

CONCETTA  Certo. Lo so che siamo in città. Mi fai proprio scema? Lo vedo che questo non è il soggiorno della casa di campagna ma quello della casa di città.

NEREIDE  Però il gallo lo abbiamo in campagna.

CONCETTA (contrariata) Ho forse detto che lo abbiamo in città? (punta il dito contro la sorella) Cominci a perdere colpi, Nereide! (si porta verso la poltrona libera, prima di sedere dà un'occhiata all'orologio e spalanca occhi e bocca) Le nove e sedici?! Ma... ho dormito così tanto? Quasi tredici ore! Perché non mi hai svegliata? (siede lentamente) Dormire così tanto, mah!

NEREIDE  (dopo un sospiro) Sono dieci anni che quell'orologio segna le nove e sedici!

CONCETTA  Ah sì? (una breve pausa di riflessione) Perché non l'abbiamo fatto aggiustare?

NEREIDE   Perché è troppo pesante.

CONCETTA  Da quando in qua gli orologi troppo pesanti non si possono aggiustare?

NEREIDE  (sbuffa) Tu te la sentiresti di portarlo fino all'orologiaio?

Concetta si rimette in piedi e si avvicina all'orologio. Lo soppesa con gli occhi.

CONCETTA  Io no. Tu?

NEREIDE  Per me può segnare le nove e sedici in eterno.

Concetta approva con un cenno del capo, poi torna a sedere.

CONCETTA Io, per sapere l'ora, guardo sempre quello della cucina. Per questo non mi sono mai accorta che questo è fermo da dieci anni. Quello della cucina cammina. (fa mente locale) Ma allora abbiamo perduto la Santa Messa!

NEREIDE  Ci siamo già state. Stamattina alle otto e trenta. Come ogni mattina.

Concetta, frastornata, si morde il labbro inferiore. Poi si mette in piedi e fa per andare verso la cucina. Nereide continua a sferruzzare.

NEREIDE  Dove vai?

CONCETTA  A guardare l'ora sull'orologio della cucina.

NEREIDE Ma te la dico io l'ora, non c'è bisogno che ti scomodi. (controlla l'orologino che tiene al polso) Sono le cinque e trentacinque.

CONCETTA  E tu sei già bella e pronta?

NEREIDE Concetta, sono le cinque e trentacinque del pomeriggio! Le diciassette e trentacinque.

CONCETTA  (strabuzza gli occhi allarmata) Le diciassette e trentacinque?! Altro che tredici ore, ho dormito per... per più di venti ore! Che mi succede? Forse sarebbe bene far venire il dottor Moretti...

NEREIDE Concetta cara, non c'è nulla di cui preoccuparsi: hai appena fatto il riposino pomeridiano dormendo dalle quattordici e trenta alle diciassette e trenta; soltanto un'oretta in più di quanto sei solita. Probabilmente sarà stato per via di quel bicchierino di Porto che hai bevuto a fine pranzo.

CONCETTA  Sei tu che l'hai messo a tavola!

NEREIDE  (allusiva) Ci sarà stato un motivo...

CONCETTA  (si gratta la testa) In effetti ho dormito così pesantemente che ero convinta che si fosse trattato del sonno della notte, non di quello del pomeriggio.

NEREIDE E hai pure creduto di trovarti nella casa di campagna.

CONCETTA Questo no, te l'ho già detto. Credi davvero che possa scambiare i due soggiorni? Sono così diversi!

NEREIDE E il gallo?

CONCETTA Quale gallo?

NEREIDE Hai detto che attendevi il canto del gallo.

CONCETTA (dopo qualche secondo) Beh, forse che i galli non possono cantare anche in città?

NEREIDE Nel nostro quartiere non ce ne sono mai stati.

CONCETTA Qualcuno potrebbe averlo comprato giusto oggi...

NEREIDE E se lo tiene in giardino? Nel nostro quartiere ci sono soltanto villette.

CONCETTA È forse proibito?

NEREIDE In un giardino e per giunta senza galline?

CONCETTA Affari suoi!

NEREIDE Suoi del padrone o suoi del gallo?

CONCETTA Del gallo, no? Il padrone, al limite, gli tira il collo e se lo mangia!

NEREIDE (scuotendo il capo) Tutto questo per non ammettere che quel bicchierino di Porto ti ha dato un po' alla testa.

CONCETTA L'ho bevuto anche per far contenta Consuelo. Hai notato com'era compiaciuta la sua espressione quando sparecchiando ha tolto il bicchiere? Ce l'ha regalato con tanto amore... Però ho il sospetto che suo figlio dal Portogallo la bottiglia l'abbia portata a lei, non a noi.

NEREIDE Io invece sono propensa a credere che l'abbia comprata proprio per noi. In fin dei conti l'abbiamo visto nascere.

CONCETTA Tu, forse. Io non ho mai visto nascere nessuno.

NEREIDE Così per dire, Concetta. L'abbiamo visto nascere nel senso che lo conosciamo da quando è nato.

CONCETTA Eppure mi sarebbe piaciuto veder nascere qualcuno... magari un tuo bambino. Sì, a un tuo parto avrei assistito volentieri.

NEREIDE (sospirando) Il Signore non ha voluto. (riprende il discorso) Piuttosto, stavo dicendoti che sono le diciassette e trentacinque di un giorno speciale... Oggi è martedì 2 dicembre, ti dice niente questa data?

CONCETTA (si gira e guarda il calendario) Guarda che ti sbagli, oggi non è martedì 2 dicembre, oggi è mercoledì 3.

NEREIDE Ma che dici?

CONCETTA Proprio così. Guarda il calendario.

Nereide si gira e osserva il calendario. Nel vedere la data del 3 dicembre resta di stucco.

CONCETTA Visto?

NEREIDE Ma non è possibile!

CONCETTA E invece sì. Il calendario non può sbagliare.

Nereide si alza e si avvia frettolosamente verso la cucina. Non appena la sorella è fuori scena anche Concetta si alza. Si porta verso la finestra e attraverso lo spiraglio osserva fuori.

Rientra Nereide con un giornale in mano.

NEREIDE È martedì 2 dicembre! Questo è il giornale di oggi. È una data troppo importante per noi perché passi inosservata. (torna a osservare il calendario) Ma dimmi un po', non è che per caso poco fa, entrando, hai staccato il foglietto del calendario?

CONCETTA (alla finestra, ancora di spalle) Sì. Perché?

NEREIDE (arrabbiandosi) Sono cinquant'anni che lo faccio io! È la prima cosa che faccio appena sveglia uscendo dalla camera da letto! Ancor prima di mettere la caffettiera sul fuoco!

CONCETTA (si gira e la guarda) Oggi te ne sei dimenticata.

NEREIDE Concetta, lo avevo già staccato stamattina! Poco fa era pomeriggio!

CONCETTA E come facevo a saperlo? Probabilmente il bicchierino di Porto... l'hai detto tu stessa! Mi sa che il dottor Moretti dobbiamo farlo venire per te, non per me. (sospira e torna verso la poltrona) Ho dato una sbirciata alla casa dei Venanzetti, stanno preparando l'albero di Natale. Dovremmo preparare anche il nostro.

NEREIDE Tutti gli anni lo prepariamo il giorno 8, per la Madonna.

CONCETTA Me ne sono dimenticata. Non posso ricordare tutto. Però non è il caso che ti arrabbi.

NEREIDE Io veramente non è che...

CONCETTA (interrompendo la sorella) E poi, cosa c'entra la Madonna? Non nominare il suo nome invano!

NEREIDE Io non lo stavo nominando! Me ne guarderei bene!

CONCETTA L'hai nominato, l'ho sentito con queste orecchie. Avrò tanti difetti, ma non quello della sordità!

NEREIDE (fra sé) Signore Iddio, diventa ogni giorno più difficile!

CONCETTA Il giorno 8 dovremo ricordarci di avvertire il portiere perché ci aiuti a preparare l'albero. Farò un nodo al tovagliolo.

NEREIDE Il portiere è morto l'inverno scorso. Non te ne ricordi?

CONCETTA Ah, già, poveretto! Schiacciato da un camion.

NEREIDE Schiacciato da un camion è morto il salumiere, ma quattro anni fa.

CONCETTA Quello non era il parroco?

NEREIDE Il parroco è morto per un ictus due anni fa. (rivolgendosi al pubblico) Se continuiamo così, tiriamo in ballo tutto il cimitero!

CONCETTA E il portiere com'è morto?

NEREIDE Nel sonno. Probabilmente a causa di un infarto.

CONCETTA La migliore delle morti. Potesse toccare anche a noi...

NEREIDE (si irrigidisce scaramantica e, senza farsi vedere dalla sorella, fa il segno delle corna) Non intromettiamoci nelle decisioni che spettano solo a nostro Signore.

CONCETTA Questo sì. Però, toccasse anche a noi... (dopo un sospiro) Per l'albero di Natale, potremmo dirlo alla portiera.

NEREIDE Con l'artrosi che si ritrova, poveraccia, non sta neppure in piedi... lo diremo al figlio.

CONCETTA Hai proprio ragione, cara. Lui è giovane e forte.

NEREIDE Forte proprio non direi. Peserà trenta chili bagnato e ha il torace di un piccione.

CONCETTA In effetti è un po'gracilino... giovane però sì.

NEREIDE Quello sì, beato lui.

CONCETTA Farò un nodo al tovagliolo per ricordarci che il giorno 8 dovremo dirglielo. (una breve pausa) È che dovremo anche ricordarci di dire a Consuelo di non cambiare i tovaglioli prima del giorno 8, altrimenti, senza il nodo, come farò a ricordarmelo? (una breve riflessione) Sarà bene che anche tu faccia un nodo al tuo tovagliolo per ricordarci di dire a Consuelo di non cambiare i tovaglioli.

NEREIDE (finge di approvare) Mi sembrano entrambe delle sagge decisioni!

Si sente il trillo di un campanello. Concetta balza in piedi.

CONCETTA Chi sarà mai a quest'ora?!

NEREIDE Non è il campanello della porta, è quello del forno.

CONCETTA Ne sei sicura?

NEREIDE Certo. Driiin lo fa il campanello del forno. Quello della porta fa din don.

CONCETTA (siede) Nereide, cara, ti stai confondendo. A fare din don sono le campane della parrocchia.

NEREIDE Concetta, cara, sei tu che ti stai confondendo. Le campane della parrocchia non fanno din don, fanno din don dan.

Nereide si alza dalla poltrona e si avvia verso la cucina.

CONCETTA Chiedi chi è prima di aprire.

NEREIDE (sorridendo) Al forno? Dubito che mi possa rispondere.

Nereide scompare oltre la porta. Concetta prende il giornale lasciato da Nereide e si mette a sfogliarlo. A un tratto s'irrigidisce sconvolta. Spalanca gli occhi e accompagna la lettura biascicando parole incomprensibili. Pochi secondi e rientra Nereide.

NEREIDE Ci vuole ancora qualche minuto. Non ti sei chiesta come mai il forno ha suonato a quest'ora?

CONCETTA (con il giornale nelle mani) Hai letto di quel maniaco serial killer che ha già ammazzato dieci ragazze nei parchi di Mosca? Prima le violenta e poi le strangola.

NEREIDE Sì, poverette.

CONCETTA La domenica, dopo la Messa, dovremmo evitare di fare la passeggiatina ai giardini.

NEREIDE Concetta, quello là... lo stupratore assassino, vive a Mosca, mica nella nostra città! E poi violenta le ragazze, non le vecchie!

CONCETTA Questo non lo sappiamo. Magari vecchie non gliene sono mai capitate.

NEREIDE Comunque noi non viviamo a Mosca.

CONCETTA E poi dirci vecchie!... Proprio noi stesse dobbiamo definirci tali?

NEREIDE Lo siamo, cara. A ottant'anni si è ormai vecchie.

CONCETTA Settantanove.

NEREIDE Ottanta.

CONCETTA Settantanove. Mi ricordo benissimo che in occasione dell'ultima torta abbiamo spento il sette e il nove. Io ho soffiato sul sette e tu sul nove... o è stato il contrario?

NEREIDE Al contrario: io ho soffiato sul sette perché mi metto sempre alla tua sinistra.

CONCETTA In ogni caso ho ragione io: sono settantanove.

NEREIDE È da stamattina che mi sforzo di fartene accorgere: oggi è un giorno importante. Non ti sei chiesta il perché del Porto?

CONCETTA (guarda verso la finestra) Per le navi, no?

NEREIDE Parlo del Porto che hai bevuto a tavola! Perché l'hai bevuto?

CONCETTA (si giustifica) L'hai messo tu a tavola. Non potevo?

NEREIDE (dopo un sospiro) Sì, cara, potevi... Insomma, che giorno è oggi?

CONCETTA (si gira a guardare il calendario) Mercoledì 3 dicembre.

NEREIDE No, cara, è martedì 2... Hai tolto il foglietto di domani, ricordi?

CONCETTA Non lo togli sempre tu?

NEREIDE Sì, ma oggi l'abbiamo tolto tutt'e due... prima io questa mattina e poi tu questo pomeriggio, per cui non è il 3 ma è il 2 dicembre. E cosa è successo il 2 dicembre di ottant'anni fa?

CONCETTA E dovrei ricordarmelo? Il 2 dicembre di ottant'anni fa non eravamo ancora na... No! Nereide, nascevamo proprio il 2 dicembre di... di ottant'anni fa!

NEREIDE Proprio così! Ecco perché abbiamo ottant'anni: li compiamo oggi!

CONCETTA (spalanca gli occhi, allarmata) Oggi?

NEREIDE Certo, oggi! Il 2 dicembre! È da stamattina che cerco di fartene ricordare! (si mette in piedi e le si avvicina) Buon compleanno, cara!

CONCETTA (si alza mogia) Buon compleanno anche a te.

Si abbracciano e si baciano. Nereide con trasporto, Concetta sfiorando appena la sorella.

NEREIDE Cosa c'è? Ti dispiace compiere ottant'anni? Alla nostra età, ogni anno in più è benedetto!

Concetta, lentamente, torna a sedere. Nereide resta in piedi e la osserva.

NEREIDE Ma insomma, Concetta, che ti succede? Il giorno del nostro compleanno hai fatto sempre salti di gioia!... Ho capito! È per via del regalino, vero? Non l'hai comprato perché ti sei dimenticata della ricorrenza.

CONCETTA (con un filo di voce) No. Ogni volta, per non dimenticarlo, il regalino per l'anno appresso te lo compro l'indomani del compleanno: il 3 dicembre.

NEREIDE E allora? Cosa c'è? Perché sei così triste?

Concetta scrolla le spalle e fissa il vuoto.

NEREIDE Insomma, Concetta...

CONCETTA (si mette a frignare) Io non ci volevo arrivare a ottant'anni. Volevo morire a settantanove.

NEREIDE Ma che sciocchezze dici? Non le devi neanche pensare queste cose. (le carezza i capelli) Vorresti lasciarmi sola?

CONCETTA Questo no. Assolutamente no. Volevo che nemmeno tu ci arrivassi. Siamo nate insieme? Si moriva insieme.

NEREIDE (torna a irrigidirsi scaramantica e ripete il segno delle corna) Ma perché avremmo dovuto morire? Io voglia di morire non ne ho affatto! In ogni caso è nostro Signore che deve decidere.

CONCETTA L'ho pregato tutte le sere...

NEREIDE Perché ci facesse morire?

CONCETTA Sì.

NEREIDE Il Signore non accetta simili preghiere. Non ne condivide il fine. Mi vuoi spiegare perché avresti voluto che morissimo a settantanove anni?

Concetta torna a frignare.

NEREIDE Ma insomma cosa c'è, Concetta? Io non riesco a capirti. Se non mi spieghi, come faccio a consolarti?

CONCETTA (mentre continua a frignare) Già da allora mi ero prefissata questa data: il giorno dei nostri ottant'anni. Forse perché credevo che non ci saremmo mai arrivate... ma più il tempo passava più mi angosciavo...

NEREIDE Angosciarti addirittura?!... Ti eri prefissata questa data per far cosa? Capisco il tuo stato d'animo, ma tu immedesimati un po' anche nel mio: sono all'oscuro di tutto.

CONCETTA Appunto.

NEREIDE Calmati un po', cara... prendi respiro. Non credo sia qualcosa che tu non possa dirmi. Ci siamo confessate sempre tutto, no?

CONCETTA Sì. Cioè, no.

NEREIDE (stupita e delusa) Mi hai nascosto qualcosa? Io a te non ho mai nascosto nulla.

CONCETTA Una cosa sola...

NEREIDE Questa che ti angoscia?

CONCETTA Sì.

NEREIDE (corrucciata) Una cosa che io non devo sapere?

CONCETTA Che non avresti dovuto sapere... ma ormai devo dirtela... l'ho giurato. (alza la mano destra, solennemente, rievocando): «Giuro che il giorno che compiremo ottant'anni glielo dirò!». Per questo devo dirtela.

NEREIDE Per augurarti di morire prima di questa ricorrenza dev'essere una cosa molto grave.

CONCETTA Sì.

Nereide siede sul bracciolo della propria poltrona.

NEREIDE Allora... su, dai... racconta.

CONCETTA Non è facile.

NEREIDE Non è facile parlare con me? Con la tua sorella gemella? Sono ottant'anni che siamo quasi un'unica persona.

CONCETTA Proprio per questo.

NEREIDE Insomma, Concetta, vuoi deciderti? Mi fai... mi fai pensare le cose più strane o più... terribili! Manco avessi ucciso qualcuno!

CONCETTA Peggio!

NEREIDE (sbigottita) Peggio di uccidere qualcuno?! Dio mio, Concetta, mi fai paura!

CONCETTA Forse... forse preferirei davvero aver ucciso qualcuno.

NEREIDE (ad alta voce e in tono deciso) Vuoi parlare, sì o no?!

Concetta tira su col naso senza guardare la sorella. Un paio di volte sembra decidersi a parlare, ma poi desiste. A un tratto si mette in piedi e tira fuori dalla tasca della vestaglia un cellulare.

CONCETTA Ho dimenticato di accenderlo. (lo accende)

NEREIDE Ma... ma ti sembra il momento! E poi sono sei mesi che ce l'hai e non ti è arrivata neppure una chiamata!

CONCETTA (s'irrigidisce, risentita) Perché sono una donna riservata.

NEREIDE Queste diavolerie moderne! Non ho mai capito perché hai voluto comprarlo.

CONCETTA Perché... perché è utile! Metti... metti che ci perdiamo in qualche stradina del centro storico... di notte... o ancora peggio in mare aperto...

NEREIDE Tu e io... in mare aperto? Ma se neppure sappiamo nuotare!

CONCETTA Non intendevo dire a nuoto... su una barca...

NEREIDE E chi dovrebbe remare?

CONCETTA (imbarazzata) Un po' per uno... Se l'avessi comprato anche tu ci saremmo telefonate a vicenda!

NEREIDE Io dalla cucina e tu dal soggiorno?

CONCETTA Metti una comunicazione urgente...

NEREIDE Cambiamo discorso, va! Anzi, torniamo a quello di prima... Cos'è che mi hai nascosto? Vuoi deciderti a parlare?

CONCETTA (arriccia il naso) Io ti ho nascosto qualcosa? (si guarda intorno) Dove?... Nereide, mi dispiace, non lo ricordo!

NEREIDE (spazientita) Concetta, ti prego... Alludo a quella cosa per cui volevi morire a settantanove anni!

CONCETTA (tira un sospiro di sollievo, fa mente locale e torna mesta) Ah! (abbassa gli occhi) Riguarda te...

NEREIDE Me?!

CONCETTA Certo, te... sennò perché avrei dovuto nascondertela? (si accomoda meglio sulla poltrona) Te lo ricordi Alfredo?

NEREIDE Alfredo chi? La buonanima di mio marito?

CONCETTA Sì, lui.

NEREIDE E non dovrei ricordarmi di mio marito? Ci ho passato quarantaquattro anni insieme! (aggrotta la fronte) Perché, che c'entra Alfredo? (si ripete a fior di labbra le parole dette in precedenza dalla sorella) "Qualcosa che è ancora peggio di un omicidio"... (spalanca gli occhi) Non dirmi che non è morto a causa di un infarto! (si guarda intorno come a sincerarsi che siano sole, poi la punta e abbassa la voce) L'hai ucciso tu?

CONCETTA (solleva il capo contrariata) Nereide, ma che dici?! Ma se non uccido neppure le zanzare! Mi sopporto le punture per non farlo! A te, con quella specie di sangue che hai, non ti mordono e non puoi immaginare il fastidio...

NEREIDE (risentita) Specie di sangue?!

CONCETTA Proprio così. Per non piacere neppure a un animaletto così insignificante...

NEREIDE Concetta, per cortesia, taglia corto! L'hai ucciso o no?

CONCETTA Ma certo che no!

NEREIDE (tira un profondo sospiro di sollievo) Meno male!

CONCETTA (offesa) Ma come possono venirti in testa certe cose?

NEREIDE L'hai detto tu che si tratta di qualcosa che è ancora peggio di un omicidio.

CONCETTA Questo, comunque, sarebbe stato soltanto un omicidio, non qualcosa che è peggio di un omicidio.

NEREIDE (terrorizzata) E cosa c'è di peggio di un omicidio?

Concetta riprende a frignare con maggiore intensità.

NEREIDE Se ti metti a frignare capisco ancora meno! Cosa c'entra Alfredo in tutta questa sto...? (s'interrompe e inarcando le sopracciglia le punta il dito contro) Non dirmi che...

CONCETTA (piangendo, le esce un sibilo) Sì...

NEREIDE Che tu e Alfredo...

CONCETTA (piangendo, le esce un altro sibilo) Sì...

Nereide si blocca con occhi e bocca spalancati. Concetta piange sonoramente.

NEREIDE Tu, mia sorella gemella?!

CONCETTA Sì, io, tua sorella gemella... Per fortuna non siamo monobigotte...

NEREIDE Mono...che?

CONCETTA (piangendo, a fior di labbra) Gemelle monobigotte...

NEREIDE Monozigote! Gemelle monozigote, cioè nate da uno stesso uovo fecondato. Che sarebbe cambiato se invece di eterozigote fossimo state monozigote?

CONCETTA Secondo te non si sarebbe trattato di un tradimento ben peggiore se avessimo passato nello stesso uovo anche quei primi nove mesi? Quelli formativi... quelli che determinano sembianze e caratteri... quelli di noi sole contro il mondo!

NEREIDE Avremmo dovuto avere anche un mitra nella pancia di nostra madre!

CONCETTA (riprende a frignare) Per questo volevo morire!

NEREIDE (fra sé) L'avevo sempre sospettato che c'era un'altra nella sua vita, ma mai e poi mai avrei pensato che quell'altra... (punta decisa Concetta) E... e quando tu e lui...?

CONCETTA (con un fil di voce) Tutti i giovedì pomeriggio... dalle cinque alle sette... mentre eri in chiesa per il santo rosario...

NEREIDE Io in chiesa a pregare e tu in casa a...

CONCETTA (frignando e senza osare guardarla) Sì!

NEREIDE La cosa è ancora più grave... più peccaminosa! Tutti i giovedì? Tutti tutti?

CONCETTA (solleva le spalle) A quel punto, perché saltarne uno?

NEREIDE E... e per due ore di seguito?

CONCETTA Avevamo due ore a disposizione e ce le prendevamo tutte... piene piene. Abitando la stessa casa...

NEREIDE Piene piene!... (dopo qualche attimo di riflessione) E io che pensavo che... E mi dicevo pure che...

CONCETTA Cosa?

NEREIDE Che ti si sarebbe dovuta fare la... la bara bianca!

CONCETTA Se credi, puoi farmela... Però, tutto sommato, che noi si possa avere anche la bara dello stesso colore non è che mi dispiacerebbe. Da piccole portavamo sempre vestitini uguali.

Restano per alcuni secondi in silenzio. Nereide fissa il vuoto. Concetta per lo più il pavimento; solo di tanto in tanto solleva il capo per guardare di sottecchi e di sfuggita la sorella al fine di costatarne l'umore.

NEREIDE Dovevo arrivare a ottant'anni per subire un colpo simile! È proprio vero: fratelli coltelli!

CONCETTA Noi siamo sorelle...

NEREIDE E allora? La cosa è generica... Come si dovrebbe dire, secondo te? Sorelle forchette perché siamo femmine? A parte il fatto che non farebbe rima, non renderebbe la gravità della cosa.

CONCETTA Io... io comunque... l'ho fatto per te...

NEREIDE (spalanca gli occhi e la guarda) Di tradirmi con mio marito?! Senti senti!

CONCETTA (affrontandola) Ti voleva lasciare. Perché ti considerava una minestra!

NEREIDE Una minestra?! Che intendi dire?!

CONCETTA Che intendeva dire lui, non io! Un bel giorno... anzi un bel brutto giorno, se n'è spuntato in camera mia con la valigia fatta e mi ha detto: «La lascio. Sono stanco di mangiare sempre la stessa minestra!»... «Non farlo, Alfredo, ti prego!»... E lui: «Non me ne vado soltanto se tu, ogni giovedì pomeriggio...» ...E ha avanzato la proposta. (riprendendo a frignare)... Quel tu ero io!

NEREIDE E che sei diventata? La sua pastasciutta?!

CONCETTA Tu ci scherzi sopra, ma è la verità. L'ho fatto per te... se ne sarebbe andato!

NEREIDE Cambiando menù invece ha accettato di rimanere.

CONCETTA Appunto.

NEREIDE Allora dovrei ringraziarti!

CONCETTA Ma no... fra sorelle...

NEREIDE (alzando la voce) Fornicavi con lui e lo facevi per me?!

CONCETTA Agli inizi, sì... poi... poi, a esser sincera, anche per me...

NEREIDE E per due ore piene piene!

CONCETTA Impegnavamo la nostra fantasia. Io durante la settimana mi concentravo e prendevo appunti... i film in televisione mi davano un sacco di spunti!

Nereide sospira e si copre la faccia con entrambe le mani. Concetta si mette in piedi e fa per avviarsi mogia verso la cucina.

NEREIDE Dove stai andando?

CONCETTA Me ne vado. Lascio questa casa. Capisco che non posso ottenere il tuo perdono.

NEREIDE E dove te ne vai?

CONCETTA (tristemente) Non lo so. È una decisione improvvisa... Non mi ero mai posta il problema perché speravo di morire prima... Per questa notte mi faccio dare un cartone dal salumiere e mi sistemo sotto qualche portico.

NEREIDE Il salumiere è morto quattro anni fa schiacciato da un camion.

CONCETTA Troverò un'altra salumeria. (muove qualche passo)

NEREIDE Aspetta! (si mette in piedi, sospira una prima, una seconda volta, poi si decide a riprendere a parlare) Se proprio non dobbiamo più convivere, tocca a me andare via.

CONCETTA Assolutamente no. Questa è casa tua.

Nereide si fa triste, abbassa gli occhi e comincia a singhiozzare.

CONCETTA E ci piangi pure sopra?

NEREIDE Sì! Perché questa casa non è mia... È tua.

CONCETTA Ma che dici? È tua. Te l'ha lasciata zio Giovanni in punto di morte.

NEREIDE No, non è così... È a te che voleva lasciarla!

CONCETTA In effetti così aveva sempre detto... era il mio padrino... l'ho accudito per tutta la vecchiaia... Mi sono meravigliata quando ho letto il testamento... e ci sono rimasta anche un po' male... «Chissà perché ha cambiato idea?!» mi son detta.

NEREIDE (scoppia a piangere) Perché gliel'ho fatta cambiare io!

CONCETTA (aggrotta la fronte e guarda la sorella) Gliel'hai detto tu di lasciare la casa a te piuttosto che a me?

NEREIDE Ho fatto di peggio!

CONCETTA Cioè?

NEREIDE Mi vergogno perfino a dirtelo!

CONCETTA Ma cosa?

NEREIDE Non posso! È... è qualcosa di abominevole!

CONCETTA (sbigottita) Eri l'amante di zio Giovanni?!

NEREIDE Ma che vai dicendo! Aveva novant'anni e io venticinque!

CONCETTA E allora qualcosa di abominevole, cosa? (ci riflette sopra) Quindi anche tu mi hai nascosto qualcosa.

NEREIDE (colpevole) Sì.

CONCETTA Poco fa hai detto che non mi hai nascosto mai nulla.

NEREIDE Ho mentito. Non ti ho nascosto nulla, tranne questa cosa.

CONCETTA Non avresti dovuto, Nereide.

NEREIDE Lo so.

CONCETTA E cos'è che mi hai nascosto?

NEREIDE L'ho... l'ho preso in giro in punto di morte. Gli ho detto che... che io mi chiamavo Concetta e tu Nereide...

CONCETTA (stranita) Tu Concetta e io Nereide? E perché?

NEREIDE Per fagli cambiare il testamento.

CONCETTA E perché volevi fargli cambiare il testamento?

NEREIDE Per ereditare la casa al posto tuo!

CONCETTA Non ci sto capendo un bel niente... Mi sento confusa...

NEREIDE Lui voleva lasciare la casa a te... non solo lo diceva a destra e a manca, lo aveva anche scritto nel testamento... E io questo lo sapevo bene... così la sera prima della sua... dipartita, ho pensato di mescolare le carte...

CONCETTA Povero zio, aveva voglia di giocare a carte perfino in punto di morte... Scommetto che hai barato!

NEREIDE Si fa per dire, Concetta!

CONCETTA E tu non farlo per dirlo, mi fai confondere ancora di più!

NEREIDE La sera prima della propria dipartita mi ha chiamato perché gli dessi un bicchiere d'acqua: «Nereide, ho sete... mi dai un po' d'acqua?»... «Certo, zio, ma... ti stai sbagliando: io non mi chiamo Nereide, io mi chiamo Concetta. Nereide è la tua figlioccia, quella che ti accudisce quotidianamente...»... «Ah, sì?» - fa lui, pensieroso - «Pensavo che Nereide fossi tu e lei Concetta... Sono proprio un vecchio rincitrullito, ormai! C'è una busta dentro al cassetto della scrivania, una busta chiusa. Prendimela. E portami anche una penna e un foglio di carta»... Nella busta c'era il testamento. Strappò quello vecchio e ne scrisse uno nuovo, lasciando così la casa a Nereide anziché a Concetta. Adesso hai capito?

CONCETTA Quello che credo di aver capito è che hai fatto un imbroglio, vero?

NEREIDE (continua a piangere) Vero.

CONCETTA E perché?

NEREIDE Perché volevo la casa!

CONCETTA Per farne cosa?

NEREIDE Per abitarci.

CONCETTA Se l'avesse lasciata a me avresti potuto abitarci ugualmente.

NEREIDE E se mi avessi buttato fuori? Dicevi sempre che prima o poi ti saresti sposata... Sarei rimasta sola e senza casa per sempre!

CONCETTA Tu ti sei sposata e non mi hai buttata fuori.

NEREIDE Certo che no! Buttavo fuori la mia sorellina? Gemella per giunta?

CONCETTA E neppure io avrei buttato fuori la mia sorellina-gemella-per-giunta!

NEREIDE Tu no, ma l'eventuale tuo marito come l'avrebbe pensata? Se lo avesse preteso?

CONCETTA Tuo marito non l'ha preteso, non mi ha buttato fuori.

NEREIDE Lo credo bene! Mangiava in due piatti! E con uno, in particolare, si abbuffava!

CONCETTA Forse anche mio marito avrebbe finito per aver voglia di pastasciutta.

NEREIDE (con tono sostenuto) Io non gli avrei fatto neppure da parmigiano grattugiato!

CONCETTA Metti che ti avesse confessato che aveva intenzione di lasciarmi... e che lo avrebbe fatto a meno che tu... Non ti saresti sacrificata per me?

NEREIDE Non lo so... forse... Sì, penso di sì... (si avvia mogia verso la cucina)

CONCETTA Dove vai?

NEREIDE Me ne vado. Ti ho fatto un grave torto. Sono pentita, ma tu non potrai mai perdonarmi. Del resto questa non è casa mia!

CONCETTA (riprende a singhiozzare) Anch'io me ne vado, perché nemmeno tu potrai perdonarmi. E questa casa non è neppure mia!

Giungono sulla soglia della cucina e si guardano.

NEREIDE E la casa a chi rimane?

CONCETTA Già, è vero, a chi rimane?

NEREIDE Magari viene qualche senzatetto e la occupa...

CONCETTA E noi dove dormiamo? Non credo che un salumiere che non conosciamo sia disposto a rifornire di cartoni sia me che te... Qualcuno che ci voglia ospitare?

NEREIDE Siamo sole, non abbiamo nessun altro al mondo.

CONCETTA Sì. Proprio sole sole.

NEREIDE Io ho solo te.

CONCETTA E pure io ho solo te.

NEREIDE Io, comunque, potrei perdonarti... Anche perché... (s'interrompe)

CONCETTA Anche perché?

NEREIDE Ci siamo divise sempre tutto... forse... forse è stato giusto che ci siamo divise anche l'unico uomo della nostra vita... Anzi, ti dico di più, mi fa piacere sapere che sia stato di entrambe... ti confesso che un po' mi sentivo in colpa: io sì e lei no?... Per te è stato l'unico, vero?

CONCETTA Sì, certo, l'unico. Per te no?!

NEREIDE Ci mancherebbe! Pure per me è stato l'unico. Sono sempre stata una donna morigerata.

CONCETTA Al contrario di me...

NEREIDE Ma che dici? L'hai fatto per me!

CONCETTA Te l'ho detto, agli inizi... poi, però, una volta nel ballo... (dopo una breve pausa) Anch'io potrei perdonarti, sai? In fondo, oltre che l'uomo, ci siamo divise anche la casa... Sai che ti dico? Che mi fa piacere che la casa sia stata tua anziché mia: così hai avuto la gioia di ospitarmi! E poi, quel tuo imbroglio, l'hai fatto anche per non separarti da me, vero?

NEREIDE Proprio così.

CONCETTA Io direi... se tu sei d'accordo... La casa non è né mia né tua... è nostra, va bene? Anche perché non è detto che ci viene un senzatetto!

NEREIDE E chi altrimenti?

CONCETTA Un latitante!

NEREIDE Ah no! Quello no!

CONCETTA Meglio che resta nostra!

NEREIDE Così come è stato nostro anche Alfredo, no?

CONCETTA Lui, per la verità, più tuo che mio... Tu eri la moglie, io solamente la cognata...

NEREIDE Però tu, ogni volta, per due ore intense... Con me, due ore intense nemmeno in viaggio di nozze!

CONCETTA (tornando sull'argomento) Allora io direi, se tu sei d'accordo, direi... restiamo?

NEREIDE Restiamo? D'accordo, restiamo!

Si guardano, si vengono incontro e si abbracciano.

CONCETTA Mi hai perdonata?

NEREIDE (titubante) In effetti, io...... Sì! E tu?

CONCETTA Io perdonarti?... Sì, anch'io, certo!

Nereide si distacca e si mette a odorare.

NEREIDE Mi sembra che ci sia puzza di... di brucia... Oddio, la torta!

CONCETTA Torta? Quale torta?

NEREIDE Quella del nostro compleanno! (corre verso la cucina)

CONCETTA (tra sé e sé) È il nostro compleanno? Ma che giorno è oggi? (si avvicina al calendario)... 3 dicembre? Ma lo abbiamo fatto ieri!... Perde colpi, poverina! L'assecondo, altrimenti ci resterebbe male!... Ah, il regalo!

Concetta esce di scena. Ritorna dopo pochi secondi tenendo in mano un pacchetto graziosamente confezionato. Poco dopo la raggiunge Nereide. Porta a sua volta un pacchetto in mano e una torta bruciata.

NEREIDE Si è bruciata. È immangiabile. Che dici, Concetta, le candeline le spegniamo ugualmente?

CONCETTA Certo, Nereide! Porta bene!... Però prima i regali!

Scartano i pacchetti.

CONCETTA (trova un libro) La vita dei santi. Bello!

Nereide scarta il suo regalo. Tira fuori un completino intimo tutto pizzi e merletti. Lo dispiega incredula e lo allontana stendendo le braccia.

NEREIDE (balbettando) Che... che sarebbe questa cosa?!

CONCETTA Ah, no, scusa, ho sbagliato! Questo l'ho preso per me! Sono due pacchetti quasi simili... (le toglie di mano gli indumenti).

NEREIDE Tu metti questa roba?

CONCETTA Perché no?... Ho ancora tutto in perfetta regola, non credere!

NEREIDE E... e quando la indossi, la mostri a... a qualcuno?

CONCETTA (irritata) Ma che corbellerie dici? Se fosse ancora in vita Alfredo... avresti dovuto vedere come si eccitava quando me li vedeva addosso!

NEREIDE A esser sincera, preferisco non averlo visto! (dopo una pausa) Si eccitava, eh?!

CONCETTA Enormemente!... (a voce bassa) Si lamentava che tu non li indossavi mai!

NEREIDE (dopo qualche attimo di riflessione) Potevi dirmelo...

CONCETTA Come avrei potuto? Sarebbe stata una confessione!... Ormai li mostro solo a me stessa... davanti allo specchio grande del bagno.

Concetta raggiunge nuovamente la cucina. Nereide scrolla le spalle, poi mette le due candeline raffiguranti un otto e uno zero al centro della torta. Rientra Concetta con il pacchetto giusto. Nereide lo scarta.

NEREIDE (trova un libro) La vita dei Papi. Bello! Mi mancava.

Squilla il cellulare di Concetta. Lo tira fuori elettrizzata dalla tasca, poi si ricompone, gonfia il petto e risponde con sufficienza. Nereide la osserva stupita, non perdendo una sillaba di quanto dice.

CONCETTA Sì, pronto. Prego? (pausa) Sì, sono io. (pausa) Ah, sì, certo, mi ricordo. (pausa) Bene, grazie! Lei? (pausa) Per questa sera?... No, per questa sera no, non posso... Ho un impegno... una festa!... Un compleanno! Anzi, due! (pausa) Domani sera? Non lo so, debbo consultare l'agenda... Mi richiami domani verso... (si gira e osserva l'orologio alla parete) verso le nove e sedici! A domani... aspetterò la sua telefonata. (pausa) Grazie, molto gentile... a domani!

Concetta ripone in tasca il cellulare e si gira verso la sorella incontrandone lo sguardo interrogativo. Abbozza un sorriso e prende fiato con l'intento d'inventarsi qualcosa. Sta per parlare ma si blocca improvvisamente. Muta di espressione e abbassa il capo mortificata.

CONCETTA Uno che aveva sbagliato... Cercava un certo Antonio...

Nereide la osserva teneramente. Concetta oltrepassa la sorella, raggiunge il tavolinetto, prende la scatola di fiammiferi e si mette a sinistra della sorella.

NEREIDE Al contrario! Io sto sempre alla tua sinistra.

CONCETTA (cambia di posto e accende le candeline) Su cosa soffio? Sull'otto o sullo zero?

NEREIDE Sullo zero, ti è più vicino... Al mio tre, d'accordo?

CONCETTA Io sullo zero e tu sull'otto?

NEREIDE Io sull'otto e tu sullo zero!

CONCETTA Non eravamo rimaste io sullo zero e tu sull'otto?

NEREIDE E cosa ho detto? Io sull'otto e tu sullo zero!

CONCETTA (fa mente locale) Io... tu... Se lo dici in questo modo mi confondo!

NEREIDE Dillo soltanto tu, allora.

CONCETTA Io sullo zero e tu sull'otto!

NEREIDE Perfetto! Pronta?

CONCETTA Pronta!

NEREIDE Uno, due... tre!

Soffiano contemporaneamente e con le candeline si spengono anche le luci del palcoscenico. Il teatro rimane al buio.

Nel buio:

NEREIDE Buon compleanno, cara!

CONCETTA Buon compleanno anche a te!

Si sentono dei passi.

NEREIDE Dove stai andando?

Concetta riaccende la luce. Si riaccendono le luci del palcoscenico.

CONCETTA (ferma sull'uscio della cucina) Non dovrei dirtelo perché è una sorpresa. Che giorno è oggi? (punta il calendario con un indice) Il 3 dicembre, l'indomani del nostro compleanno! Vado a vestirmi per andare a comprarti il regalino per l'anno venturo, altrimenti me lo scordo!

Nereide si lascia cadere sulla poltrona mentre vede scomparire Concetta al di là della porta della cucina.

Attraverso la finestra sopraggiunge il chicchirichì di un gallo.

Nereide gira lentamente il capo verso la finestra, poi torna a guardare davanti a sé, frastornata.

NEREIDE Mi è parso proprio il chiccirichì di un gallo... In città?... A quest'ora?... Un gallo nel giardino di una villa?... Dio mio, comincio a dubitare anche di me stessa... Saranno gli ottant'anni!

SIPARIO