Il quaderno di Grenouille

Chapeau, Maestro!


Ennio Morricone se n'è andato in questo strano 2020, che oltre ad avere imposto il silenzio a cinema e teatri, ha zittito anche lui per sempre. Morricone ha attraversato gran parte del Novecento, un periodo fitto di storia, di guerre, di disastri, ma anche di conquiste scientifiche e innovazioni artistiche: se la musica ha toccato grandi vette, il cinema ha mostrato quanta forza può sprigionarsi dalle immagini in movimento.

Se le due arti si combinano, può avvenire il miracolo. La musica sottolinea, amplifica, enfatizza quello che voci, gesti e atteggiamenti dicono in maniera aperta o allusiva. Il film difficilmente reggerebbe senza un corredo musicale, ma vale anche il reciproco: solo in rari casi la colonna sonora musicale regge senza il film. La musica contribuisce a strutturare la visione, sopperisce a molte cose - esteriori e interiori - della narrazione cinematografica. A sua volta il passo narrativo dell'azione, del dialogo, delle inquadrature e delle sequenze entra in sintonia con il passo della musica. È un rapporto di convergenza e di dissonanza, per il quale si ricorre talvolta anche alle musiche di compositori classici, scritte per motivi totalmente diversi. Ad esempio Stanley Kubrick che utilizza Beethoven in Arancia meccanica e Strauss in 2001 Odissea nello spazio.

Ennio Morricone ha servito musica e cinema con risultati incantevoli. Aveva studiato tromba al conservatorio e poi composizione, producendo arrangiamenti d'ogni specie, compresa la musica leggera. Ma i riconoscimenti maggiori gli sono venuti dal mondo del cinema. L'incontro con Sergio Leone è stato fruttuoso per entrambi. Il cosiddetto "western all'italiana" è indimenticabile: Per un pugno di dollari; Il buono, il brutto, il cattivo; C'era una volta il West, rimangono indelebilmente nel ricordo di ogni spettatore.

Da ragazzo ero molto appassionato (e lo sono ancora oggi) di film western, e ricordo quei desertici "campi lunghissimi" sotto il sole accecante, l'attesa di un evento che grava come una minaccia - lo spettatore ignora quale sia e quando si verificherà, ma sa che accadrà - il canto di una voce fuori campo che colma lo spazio e fa traboccare l'anima. Ci furono poi molte altre musiche per altrettanti capolavori del cinema: La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, Novecento di Bertolucci, Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, un film a cui sono particolarmente affezionato e che ogni volta che lo rivedo resto estasiato dalle note della colonna sonora, una delle più belle di Ennio Morricone.

E tanti furono i premi: Leone d'oro, Oscar, un paio di Golden Globe, una decina di David di Donatello. Ma un premio in particolare toccò nel vivo la sensibilità di Morricone: la laurea honoris causa conferitagli dall'Università di Cagliari, quando l'artista si commosse come un bambino biascicando le parole davanti al pubblico, che si alzò in piedi per una standing ovation. Non fu teatro ma realtà, il tutto è immortalato da un video toccante dove l'artista ringrazia il suo primo maestro, poi la moglie, i figli, i musicisti... in pratica le cose importanti della sua vita. Chapeau, Maestro!