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Di mamma non ce n'è una sola


Non è vero che di mamma ce n'è una sola. Oltre alla madre biologica abbiamo una madre lingua e una madre patria, e nella nostra scatola cranica abbiamo una pia madre e una dura madre, le due membrane che avvolgono il cervello. Molti di noi hanno aggiunto all'elenco un'altra madre, scoperta grazie alla clausura forzata. E' una mamma un po' transgender, nel senso che è madre pur essendo di genere maschile, con buona pace di Adinolfi e Pillon. E' il lievito madre, una vera e propria sfida alla bioetica, perché è una madre che viene generata dai suoi figli mediante fecondazione assistita che prevede farina, acqua, zucchero e l'intervento di potenze invisibili che risiedono nell'aria. In questi giorni ci hanno provato tutti, compresa mia moglie, a realizzare in casa il lievito madre, anche perché risulta più introvabile delle mascherine. Dopo aver sorvegliato per giorni la ciotola coperta e deposta con religiosa attenzione nell'angolo di casa più riparato da luce e sbalzi di temperatura, soffocando un grido di trionfo dopo chili di farina buttata, la superficie della pasta presenta qualche bollicina, l'equivalente delle fatidiche due lineette rosse del test di gravidanza. E' fatta! Il lievito madre è incinto ma è una gravidanza a rischio. Se il tentativo procede bene e il gonfiore aumenta, alimentato regolarmente da aggiunte di farina e rimpasti, a un certo punto ti rendi conto di non aver prodotto un semplice ingrediente da cucina, ma di aver creato un nuovo componente della famiglia, un ammasso gommoso bisognoso di cure e attenzioni continue, come un cane, un neonato o un parente anziano non autosufficiente, che perlomeno ti ringrazia quando ti vede. Invece il lievito madre se ne sta lì nell'ombra della sua ciotola, inespressivo, indifferente, sempre più gonfio ed esigente. Se lo trascuri non ti fa scenate, semplicemente muore. Ci sono pasticceri che conservano lieviti madre ereditati dagli avi, ininterrottamente serviti e riveriti da tre generazioni. I lieviti concepiti durante il lockdown sono viziatissimi per forza di cose. Ma quando finalmente usciremo di casa e per almeno due anni non vorremo più accendere il forno della cucina, che ne sarà di loro? Verranno soppressi o lasciati morire di stenti, a meno che, oltre ai canili, non inventino i lievitili.