Fuoriclassifica

CONSIGLI DI LETTURA

a cura di Maurizio Minnucci

Un autore trascurato, diciamo pure dimenticato. Un libro intenso e delicato, che al suo uscire ebbe successo per poi - per uno di quei motivi misteriosi della biblioteca che inghiotte i suoi abitanti - essere accantonato. Non so quanti lo abbiano letto, ed è un peccato.

Nato a Castelfranco Veneto nel 1916, Giorgio Saviane passò un periodo in un collegio religioso, il che non domò il suo carattere e anzi lo rese più puntuto. Si laureò in giurisprudenza e dovette attendere la fine della guerra, che visse da combattente partigiano, per potersi iscrivere all'albo dei procuratori e iniziare l'attività forense. Morì a Firenze nel 2000.

Il romanzo ruota attorno al tema del peccato, che porta con sé il terrore della punizione e dell'inferno. Il protagonista, Claudio Lisi, lo teme fin da bambino, ed è la paura di peccare che lo spinge verso la vocazione sacerdotale, sopprimendo i sentimenti verso una ragazza, Ginevra. Ma quel continuo vivere cercando l'equilibrio fra l'agire secondo coscienza e il peccare, fra il mettere in atto i doveri del sacerdozio e il non incorrere in errori, non lo abbandonerà mai. Certo non quando incontra di nuovo Ginevra, sposata, madre di due figli ma non per questo meno affascinante e tentatrice. Sarà la vita a far passare tutti dalla speranza alla tragedia e dalla tragedia alla pace interiore, riuscendo a sentire che scansare il peccato non è funzionale a evitare la pena, ma a lenirla.

Anziano, ormai papa, concepisce la divinità in senso meno burbero e minaccioso, più vicina alla vita e alle paure degli umani. Malconcio, prova a comunicarlo ai fedeli, forte di quell'autorità che aveva così a lungo inseguito, cui si sentiva predestinato fin da piccolo, ma si accorge di un capovolgimento della logica: ora che ha autorità capisce che era più ascoltato prima, perché nessuno vuole credere ai precetti dell'autorità.