Il Caffè dei Poeti


Simone Sanseverinati

Simone Sanseverinati ha 27 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Macerata all' indirizzo Storico della facoltà di Lettere, suoi testi poetici sono apparsi sul quotidiano La Repubblica e online su Poetarum Silva, Arcipelago Itaca blo-mag, Carteggi Letterari, Inchiostro, Inverso, Il Visionario e Il Laboratorio di Grenouille.

Ha pubblicato le raccolte Interviste (Memoranda, 2017), 45 battiti di cuore (Le Mezzelane Editore, 2018), Il viaggio di chi soffia (Affinità Elettive, 2019), la novella Dentikit (Santelli Editore, 2018).

Nel 2016 ha vinto il Concorso Nazionale di poesia Poiesis-Under 35 e nel 2020 il Premio Internazionale De Finibus Terrae, oltre ad altri prestigiosi riconoscimenti in diversi concorsi.


UN' ORA DAL TRAMONTO

Fermate il tempo a un'ora dal tramonto

quando ancora la strada mostra la superbia del giorno

fermate il cielo e le tinte balsamiche

che si spezzano solo di fronte alla notte

fermate la freschezza, lei organizza

cosche adibite al contrabbando di quiete

fermate gli anziani e i loro ricordi

infarciti dalla prassi di un buongiorno

fermate le volpi, le loro zampe furtive sono

tessere di un mosaico orange

fermate i discorsi, a un'ora dal tramonto

non servono poltrone parlamentari.

Fermatevi,

che la bellezza segua il buio.


Edito "Il viaggio di chi soffia"


IN TRENO

Madre e figlia fissano

o meglio, scrutano l'angolo vissuto,

ricambio

incantato dal codice riservato della loro somiglianza.

La mamma è una bella donna

la figlia lo diverrà

se la media potesse legiferare

avrei una donna orgogliosa di 25 anni.

L'agio conforme accarezza i loro abiti,

gli apparecchi, le pieghe incompiute del volto materno,

nei loro timidi sorrisi leggo

una biografia fugace,

la logica impertinente dei miei pensieri

s'imbatte nell'intuizione giovanile della piccola,

ora osserva il mio blocchetto

innocua forbice di lentezza.

Siamo di fronte in un treno parallelo

frammenti all'incrocio di una destinazione indifferente,

ma non voglio dimenticare ogni cosa,

non voglio oscurare la luce coniugata dei vostri occhi

non voglio cedere ancora ai coaguli torbidi del torpore.

Ecco perché vi lascio nel mio foglio

nell' istante almeno voi,

sappiate.


Edito "Il viaggio di chi soffia"


Se tu fossi una lacrima

resisterei senza piangere.

Asciugare una tua carezza

mi schiaccerebbe le vene pulsanti del collo

fino all'estrema vulnerabilità.


Edito "Il viaggio di chi soffia"


Gli sguardi scivolarono.

Come economie al collasso,

gli occhi furono il prestito decisivo

per ricreare l'alba

nel precipizio di un discorso .


Edito "45 battiti di cuore"


Angelo divino,

che piacere carteggiare il tessuto

di lino che sventola nel petto,

giudica la parola

poni al sacrificio ogni contatto

come un rettile in attesa del sole.

Ruota le emozioni del caso

o stringile nei morsi di giustizia,

liberami dai pigmenti della noia

per navigare dalla scia al volo

dove sorridere

ancora.


Edito "45 battiti di cuore"


L'INCONTRO

La vedo,

un dettaglio si rifugia

nel confessionale clemente

dello scivolare dei passi.

In un dibattito di piacere

l'iride reagisce,

replica un disegno antico

restringendo la noia

in un cappio violento del respiro.

Si sta avvicinando,

è l'intuizione geniale

che mi coglie prima del successo.

Nella fuliggine che ci circonda

il mio battito segue inarrestabile

l'impaziente senso di reminiscenza.

Barcollo evidenziando il suo volto,

sto percorrendo chilometri,

sono un assetato divoratore d'incertezze.

Eccola,

una caritatevole stretta di mano

immobilizza il mio destino.

Piacere, mi chiamo...


Edito "45 battiti di cuore"


J

Ti ricordi quando in una notte potevamo assicurarci il futuro, era semplice e immediato.

Le nostre tende camminavano senza panico o costi di affibbiazione.

L'ora dopo, di notte, è un travestimento, si diventa partecipi senza realmente percepire il gusto.

Le trame dei costumi sussurrano ai polsi: "è passata un'ora", gli occhi restano forti, nella loro mensa regna il teatro.

Un'ora dopo, non avevamo ancora fame, eppure il vapore dei forni iniziava il processo verso il capitale.

Il pane caldo, per noi, era la scala verso le terme dell'incontro, annullavamo le voci dei banchi con parsimonia, i fanghi desideravano piogge e noi ondulavamo denigrando l'acqua con l'alterigia delle spalle.

Era pieno di nemici, nessuno conosceva la posizione, solo l'illuminazione artificiale ci benediva (anche lei ostile al giorno).

Un'ora dopo, sospettavamo la vittoria, il buio acclamava la mancanza di senso oltre i suoi occhi vitrei.

Gli appelli dei mattinieri, si scioglievano nel tragitto di un sunto, potevamo vivere, però, a volte, sporgersi in un legame rafforza l'istante, ti credi il prescelto che sbiadirà l'alba.

Tale pensiero si calibra nella presenza dell'altra parte del salto, immobile a pescare incaute percezioni.

Un'ora dopo, venne il saluto, il giorno era abbattuto, il congedo ci trafisse e noi salpammo come folli interpreti di una missione.

Il preludio della voragine.

Un'ora dopo, si ristabilì un contatto virtuale, come abili serpi distruggevamo il castigo.

Allora, per la prima volta, vedemmo qualcosa di serio, molto simile all'occasione.

Potevamo sentirne l'odore, il piano del fato inclinato verso la nostra vista.

La scorta dei semi stava per lanciarsi, eravamo talmente pronti che non si parlava più di un obiettivo, bensì di un letto risolutivo.

Non accadde. Non accadde nulla e ancora non afferro la spiegazione.

Avevo scoperto la poesia.


Inedito " 8 vicoli che non arrivano al punto"


F

A meridione dal nulla, scivola la restrizione,

-nella faglia del buio-

due sunti si toccano, non varcano porte,

si disperdono in una fiala

millilitro alla volta,

corpo e odore alla rinfusa.

Le firme non muoiono al primo stampo,

da sdraiati si vince,

per questo l'indomabile si realizza

con gli occhi aperti.


Inedito " 8 vicoli che arrivano al punto"


Y, aghi di pioggia

I tuoi occhi, meraviglia alcalina,

dominano l'altopiano che precede il freddo,

sei la primula d'oriente

al confine di un morbido volto.

I tuoi capelli inalano la stabilità della resistenza,

sono l'estremità sofferente del vento,

al contempo, custodi di una passione celata.

Reiterano gli occhi,

spie così ardenti

da dilapidare lo stupore nel dubbio

e se ci fosse uno spiraglio

ancor più lieve del desiderio,

ripartirei dai battiti muniti del sogno

per aver il privilegio di aleggiare la notte,

insieme,

come aghi di pioggia davanti a un lampione.


Inedito " 8 vicoli che non arrivano al punto"


A

Un momento ti spilla l'attimo,

non lo sai, lo sei , lo sentirai,

avevo più di 6 ore in corpo,

non devi ripetere, non imitare, non cercare il sacco contenuto.

Sebbene non ci cercheremo,

ci sono trinide maschere di fine percorso,

chiedo ai miei occhi di inginocchiarsi,

sbriciola la densità

s'imbianca l'ultima seppia.

Poi rivivrò il momento, si amalgameranno le catene

e il silenzio racimolerà la grazia,

come fossi la punta di un colore,

taccio, sorridendo ,

nella mano che manovra il burattino.


Inedito "8 vicoli che non arrivano al punto"