Il quaderno di Grenouille

Il vento della primavera


«Nonno, oggi comincia la primavera».

«Sì».

«Ma è vero che quando mamma aveva la mia età, la primavera iniziava il 21 marzo?».

«Sì, è vero».

«E perché adesso si festeggia oggi?».

«Perché tanti anni fa una malattia contagiosa che faceva paura gettò questo paese in un incubo che durò per lungo tempo. Tutti avevano terrore del contagio, non ci si parlava quasi più, si stava chiusi dentro casa, e quelle poche volte che ci si incontrava, bisognava mantenere una distanza. Per legge».

«Anche con gli amici?».

«Con gli amici, con i parenti, con chiunque. Con i nonni... Non c'erano più concerti, cinema, teatri... Non c'erano più partite di calcio o altre gare sportive. Se uscivi per la strada c'era un deserto freddo e silenzioso. In quel periodo tutti soffrimmo molto, molto più di quanto avremmo mai pensato. Ci tenne in piedi solo la speranza. Quando tutto finì, la gente uscì dalle case e fece una grande festa. Ci abbracciammo tutti l'uno con l'altro, anche tra sconosciuti. Un urlo sovrumano riempì il cielo e le strade. Era la rinascita, la liberazione, una nuova felicità. Così si decise che la data in cui comincia la primavera non sarebbe più dipesa dal corso delle stagioni, ma sarebbe stata l'anniversario di quel giorno in cui tutto tornò alla vita».

«E' per questo che oggi c'è l'usanza di abbracciarsi?».

«Sì, perché non dobbiamo mai più scordarci quanto sia meraviglioso il contatto umano».

«Quindi, se fossi nata allora, non avrei potuto neanche parlarti».

«I nonni erano i più vulnerabili. Sì, avremmo potuto parlarci, ma per telefono o con WhatsApp».

«Beh, allora meno male che sono nata dopo».

...

«Nonno?».

«Mh».

«Hai gli occhi lucidi».

«Mi capita quando c'è un po' di vento».

«E' il vento della primavera».

«Già. E' il vento della primavera».

«Allora festeggiamo! Ti abbraccio!».

«Sì, piccola mia, fallo. Adesso, subito. Più forte che puoi».