Scritture scriteriate

Ivo e la Mercedes

Non molto alto. Ben vestito, giacca, cravatta, cappello. Baffetti. Sorriso accattivante e buono. Aveva una fabbrica di mattoni. Gran guidatore. Aveva una venerazione per la Mercedes, e quando in strada ce n'era una la lasciava sorpassare e si toglieva il cappello. «La Signora Macchina», diceva. Un signore, in tutto. Andava a caccia. Un giorno trovò due suoi cani morti soffocati nel bagagliaio. Aveva un solido senso dell'amicizia. Generoso in tutto.

Un pomeriggio vado al cinema con mio padre. Siamo ormai da anni in un'altra città, ma abbiamo avuto notizia della morte di Ivo. Al cinema con mio padre il pomeriggio che è ancora giorno. Mio padre al cinema andava solo con mia madre. Quel pomeriggio lei è andata a trovare la famiglia di Ivo ed io, ragazzino, ho il compito di occuparmi di babbo. Davano un cattivo film tratto da un romanzo di Pratolini. All'uscita, o durante il film, non ricordo bene, mio padre mi chiede di rivelargli la verità. «È morto vero?». Io svio, non rispondo, forse nego, ma sapevo, e mio padre doveva essere preparato alla notizia. Ivo si era ritirato in camera e sparato in bocca col fucile da caccia.