Aspettando il dopoguerra

La guerra persa, i bombardamenti, i tedeschi, i generali che scappano, i soldati che resistono puntando disperatamente i moschetti contro i carri armati nazisti. La colpa non è di nessuno, la colpa è di tutti, le scarpe erano di cartone ma il duce non lo sapeva. Italiani! Impero! La quinta economia del mondo! Razza romana! Via gli ebrei! I negri al loro posto! In questo negozio si vende solo merce ariana!

Ecco, noi siamo qua. Come ci siamo arrivati - o come ci siamo tornati - non è il momento di approfondirlo. Comunque siamo al solito punto. L'italiano che scappa, l'italiano che combatte. Quello che assalta i treni, quello che con o senza mascherina cura i malati. I gerarchi nascosti, i nuovi governanti che fanno la faccia sicura. Ma il paese è in mano ai pochi e ai poveri, a quell'idea confusa ma nettissima - intanto io debbo fare qualcosa - che domani si tradurrà in parole ma ora è solo una speranza esile, un coraggio sforzato, una dignità.

Hanno chiuso molti ospedali in pochi anni, però di cemento se n'è alzato tantissimo grazie a valanghe di centri commerciali. Quartieri interi in mano alla mafia. Centri imprenditoriali in mano alla mafia. Poteri e palazzi piccoli e grandi in cui si decide qualcosa in mano alla mafia. La mafia dei milioni buttati all'estero, la mafia dei giornali che stendono lenzuolate di silenzio su tutto questo. Miserie di cui non parlerei, nel pieno di un naufragio, se non fossero più minacciose del naufragio stesso.

E' bello vedere i cittadini che fanno disciplinatamente la fila. Ci sono quelli che scappano, ma ci sono, e di più, quelli che restano al loro posto. Il vigile con la mascherina, la signora che difende la zingarella sull'autobus, il professore e il ragazzo che fanno le loro ore di scuola via internet, il tizio che bofonchiando accetta di chiudersi in casa come tutti - tutte queste cose erano nascoste da qualche parte e ora, da un antico profondo, vengono a galla.

Lo sappiamo benissimo che è una faccenda esile, che dopo i soldati per le strade qualcuno vorrebbe qualcosa di ben differente dall'aiuto civile. Ma sono in pochi a volerlo, e il popolo, che è lento a capire, al bisogno impara, e ognuno di questi giorni durissimi vale un anno.

Umanità, disciplina, impegno individuale: prima le cose urgenti, alle altre ci si pensa poi. Ma quando questa guerra sarà finita, comincerà il dopoguerra, e allora avremo parecchie cose da discutere, dagli ospedali chiusi a tutto il resto.