Evviva, siamo diventati gialli!

Prima di un evento importante spesso le donne restano incerte davanti al guardaroba, anche se sanno benissimo che col bianco e col nero non si sbaglia mai. Il bianco e il nero sono due colori-non colori, uno che li nega tutti e l'altro che li riassume, l'alfa e l'omega della scala cromatica, sono la soluzione di ogni dubbio in fatto di look. E poi c'è il grigio in tutte le sue sfumature, dall'antracite al grigio-perla all'argento, passando per le gradazioni zoologiche come il grigio-talpa e il grigio-topo: diciamo che il grigio è il colore fine per antonomasia.

Sempre per le donne, anche dal parrucchiere il grigio è oggi il massimo dello chic fra le tinture per capelli, tutto sta a trovare la gradazione giusta che dà classe senza invecchiarle, esattamente come nel Settecento, quando le parrucche della nobiltà erano bianche o grigie. E volete mettere l'eleganza delle foto in bianco e nero che hanno una dignità da documento storico anche quando sono scatti banali di una scampagnata? Per non parlare del cinema, dove il bianco e nero è sinonimo di antica gloria e di ricerca artistica.

A questo punto vi chiederete: dove andrà a parare questo palloso preambolo? Non lo avete capito? Al fatto che della vita a colori - rosso, arancione, giallo e mettiamoci pure il verde delle tasche degli italiani - ne abbiamo tutti le scatole piene. Fra gli effetti del Covid non c'è solo la perdita del gusto e dell'olfatto, a un anno dall'esplosione della pandemia cominciamo ad avere problemi anche con la percezione dei colori, che da mesi evocano limitazioni, restrizioni, divieti di circolazione e attese spasmodiche di decreti contraddittori.

Lo scorso Natale se dicevi "rosso" non ti riferivi all'allegro e tradizionale colore degli addobbi, dei pacchetti regalo e della veste di Babbo Natale, alludevi soprattutto al colore dei "no" alla socialità, ai viaggi, alle feste. Poi siamo diventati arancioni - non nel senso di tifosi dell'Olanda o dei carcerati di Guantánamo - ma arancioni per decreto. Ormai l'arancione - uno dei colori più belli dell'iride e dei più grandi benefici in cromoterapia - ha perso tutto il suo fascino. Dovrebbe trasmettere energia e vitalità, e invece ci ammoscia. Perfino le arance ci piacciono di meno e a volte diffidiamo pure delle povere e innocue clementine in offerta speciale.

Da oggi la mia regione diventa gialla, e qui si vede come il Covid ci ha proiettato in un mondo alla rovescia, perché di solito uno diventa giallo perché sta male, mentre ora si diventa gialli quando si sta migliorando. Quindi il colore storicamente legato alle brutte malattie, alla quarantena delle navi, alla stella che contrassegnava gli ebrei durante il nazismo, ai misteri insoluti, adesso viene guardato con sollievo e simpatia. Evviva, siamo diventati gialli!

I primi di dicembre, per un brevissimo periodo, alcune regioni non risultavano né gialle, né arancioni, né rosse, ma addirittura erano diventate per qualche ora rosso scuro, almeno fino alla rettifica a rosso semplice. Peccato, perché il bordò è un colore molto amato dagli arredatori, rende una stanza accogliente, specie se ravvivato da qualche tocco color crema, che usato sulla mappa epidemiologica indica che una regione è molto accogliente, ma solo per il coronavirus.

Dopo un anno di "Conte color" abbiamo bisogno di tinte neutre, sbiadite, seppiate. Magari non il bianco ospedaliero (ne abbiamo avuto già abbastanza), ma quello più morbido e mangereccio, il bianco burro, il vaniglia, il panna. Anche il grigio e il beige potrebbero essere due colori rassicuranti e rilassanti, anche se l'optimum sarebbe la via di mezzo, il greige, che potrebbe fare tendenza per la primavera 2021. Ecco, vorrei un'Italia in greige, ovvero una nazione in salute ma con stile.