Il tumulto di San Martino

Il dibattito sul prezzo "di Stato" delle mascherine sta assumendo i contorni della farsa. Prima l'imposizione a 50 centesimi ha reso questi dispositivi introvabili, poi il commissario Arcuri, in polemica con le farmacie, ha minacciato di rivolgersi ai tabaccai e infine l'accordo con Federfarma che le acquisterà dai fornitori individuati dal Governo. Un tira e molla avvilente che rispecchia una delle più elementari logiche di mercato: i prezzi imposti "per legge" accontentano i cittadini a discapito dei produttori-venditori, però alla fine finiscono per scontentare tutti, semplicemente perché domanda e offerta non viaggiano su binari separati ma sono facce della medesima medaglia. E qui voglio citare un passo dei Promessi Sposi. Ricordate la bella idea del cancelliere di Milano, Antonio Ferrer, di fissare un prezzo "giusto" per il pane? «Costui vide, e chi non l'avrebbe veduto, che l'essere il pane a un prezzo giusto, è per sé una cosa molto desiderabile; e pensò, e qui fu lo sbaglio, che un suo ordine potesse bastare a produrla» scrive Manzoni nel capitolo XII del romanzo, quello che descrive il famoso Tumulto di San Martino. «Fissò la meta del pane al prezzo che sarebbe stato il giusto, se il grano si fosse comunemente venduto trentatré lire il moggio: e si vendeva fino a ottanta. Fece come una donna stata giovine, che pensasse di ringiovinire, alterando la sua fede di battesimo». Quale fu il risultato? «La moltitudine, vedendo finalmente convertito in legge il suo desiderio, accorse subito ai forni, a chieder pane al prezzo tassato; e lo chiese con quel fare di risolutezza e di minaccia, che dànno la passione, la forza e la legge riunite insieme. Se i fornai strillassero, non lo domandate». Come finì la rivolta del pane a Milano lo sapete tutti.

Ora paragonare Ferrer ad Arcuri e i fornai ai farmacisti è evidentemente una forzatura, la stessa di credere di poter cambiare il mondo per legge, anche se parliamo di un Esecutivo che ha tra i suoi azionisti politici di maggioranza il partito che si vantò di avere abolito la povertà. E allora perché aggrapparsi a vecchie regolette economiche, perché scomodare Manzoni? Roba da bigotti o da manichei, roba da terza media. Giuseppe Conte, forte dei suoi master, ma soprattutto della sua genialità, potrebbe cancellare le vecchie imposizioni e dare una svolta alle leggi economiche e perché no, allo stesso ordine fisico. Insieme al fidato Arcuri e alle sue numerose task force, potrebbe scrivere le nuove leggi della relatività politica. Un mondo nuovo, un mondo perfetto, normato per decreto. Si potrebbe cominciare dalle cose più semplici. Per legge si potrebbero eliminare i tornanti di montagna, che ci danno tanti problemi di stomaco. Si potrebbe eliminare il lunedì dalla settimana e rendere impossibile, sempre per legge, lo sciogliersi immediato delle fette biscottate nel caffelatte. E poi si passerebbe alle cose serie: via per decreto la legge di gravità, garanzia a tutti i cittadini, per legge, di poter respirare sott'acqua e, per ultimo, abolizione della sofferenza. In qualunque forma. Perché allo Stato che tutto norma e tutto sovrintende, nulla sfugge.