L'amaro retrogusto di un addio

Per ricordare il mio diciottesimo compleanno devo fare un grosso sforzo di memoria. Prima di tutto perché ormai è lontanuccio e il mio ippocampo ha perso smalto, e poi perché non ricordo grandi festeggiamenti per la mia maggiore età. E malgrado fossero i mitologici anni Settanta, nemmeno i miei amici mi pare organizzassero party favolosi, la vera festa era poter finalmente dare l'esame per la patente, entrare nei cinema porno e votare.

Oggi le cose sono decisamente cambiate. Nella celebrazione dei "diciottesimi" si è affermato lo stile Dallas con quarant'anni di ritardo. La festa in discoteca o, se la stagione lo permette, in piscina, è il minimo, come pure l'affitto del salone di gala in un hotel. Ma c'è anche chi per i propri figli noleggia castelli, spa e deejay alla moda, ordina vestiti impegnativi e piogge di petali di rose come per un matrimonio e offre agli ospiti grandi buffet a cura di chef stellati e spettacoli pirotecnici, gli stessi fuochi d'artificio delle grandi occasioni pubbliche, il tutto alla vigilia delle ingenti spese che la famiglia dovrà sostenere per mandare la ragazza o il ragazzo all'università.

Bando allo sdegno moralistico, ognuno spende i propri soldi come gli pare, d'altronde i mega party per i diciotto anni creano lavoro e fanno crescere il Pil. Però queste usanze sanno tanto di reality tipo il "Boss delle cerimonie". Per rendere indimenticabile un traguardo anagrafico così importante non c'è niente di meglio che metterlo in scena come uno show tivù, con tanto di video, e la pacchianeria alla Casamonica fa parte del gioco.

Il lato malinconico, semmai, viene dal contesto: nell'Italia dei vecchi, i giovani sono una specie in via d'estinzione, e nemmeno tanto protetta. Ben poco si fa per scoraggiarne la migrazione verso terre più accoglienti e meno povere di prospettive. Le famiglie si svenano per far sentire i ragazzi importanti, unici, speciali almeno per una serata, mentre lo Stato che dovrebbe sostenerli e valorizzarli come la risorsa più preziosa, la vera molla per il riscatto del Paese, investe pochissimo in istruzione e formazione di alto livello, li fa studiare in istituti cadenti e scadenti, impoverisce i programmi scolastici e lascia che giovani colti e preparati vengano sfruttati e sottoutilizzati nel mercato del lavoro.

Dopo il diciottesimo compleanno per tanti giovani parte il conto alla rovescia per la fuga all'estero in cerca di occupazioni e paghe decorose. Questi super-compleanni da principi e principesse hanno l'amaro retrogusto di una festa d'addio. E per ora non si vedono fate madrine in grado di invertire la tendenza.