Il manifesto dell'emergenza finita

La scorsa estate nove "esperti", tra cui Zangrillo e Bassetti, che vediamo spesso esibirsi nelle varie reti televisive, hanno firmato un documento che i giornali hanno definito "il manifesto dell'emergenza finita". Non esisteva allora e non esiste oggi alcuno studio pubblicato su riviste mediche che abbia mai corroborato l'ipotesi di un virus indebolito, inoltre l'incremento di contagi e decessi a livello globale è rimasto costante dall'inizio della pandemia.

A fine maggio, in un'intervista, uno dei firmatari del documento (non ricordo chi fosse ma ricordo l'intervista), parlando dell'andamento dei contagi e dei decessi causati dal Covid-19, disse: "Non ci sarà la seconda ondata". I dati di questi giorni mostrano tutta un'altra cosa: incrementi esponenziali di contagi, decessi e ricoveri in terapia intensiva, ma soprattutto che l'emergenza non è finita ma appena iniziata.

Di recente, sempre uno dei firmatari del suddetto manifesto, ha rilasciato un'altra intervista, ampiamente condivisa dai negazionisti nei loro canali social, che minimizza la gravità della seconda ondata e denuncia informazioni allarmistiche che producono "paure virali". Nella stessa intervista afferma che il 95% dei positivi è asintomatico, anche se l'evidenza non sembra dargli ragione.

Il professore sembra minimizzare il pericolo dovuto all'incremento (esponenziale) di ospedalizzati, e dice: "Molti di questi ricoverati hanno sintomi lievi e alcuni sono ricoverati per ragioni sociali perché non hanno a casa nessuno, sono anziani, hanno paura o non hanno chi li assiste". Dove sarebbero state pubblicate le analisi a sostegno di tali affermazioni? Questo non lo dice. E cosa dice dei casi in terapia intensiva? Anche questi pazienti sarebbero stati ricoverati per ragioni sociali? Nella parte finale dell'intervista il virologo parla della letalità Covid-19 dicendo: "Oscilla tra lo 0,3% e lo 0,6%, vuol dire una letalità relativamente bassa, più bassa di altre malattie infettive, sicuramente più bassa di incidenti stradali e suicidi".

Un medico non è tenuto a conoscere le sfumature della lingua italiana, anche se qui non si tratta di sfumatura ma di sostanza: il dottore evidentemente confonde la letalità, cioè il numero di morti tra coloro che hanno contratto quella malattia, con la mortalità, cioè il numero di morti per quella malattia sul totale della popolazione. Magari è stato un lapsus, anche se da un medico di quel livello non me lo spiego. Nel caso avesse voluto dire mortalità al posto di letalità (per carità, capita a tutti), l'evidenza ancora una volta non lo sostiene: mentre il coronavirus ha già causato quasi 40 mila morti nei primi dieci mesi del 2020 in Italia, i morti causati da suicidi e incidenti stradali non superano da anni i 4 mila. 

Ma a me non intristiscono le parole di un medico intenzionato a rendersi visibile dopo decenni di anonimato, mi fanno male i seguaci dei cosiddetti negazionisti (attenzione, ho detto "seguaci" riferendomi al popolino ignorante che li segue), perché come scrisse in un suo libro Karl Stojka, un austriaco di origine rom internato ad Auschwitz, non furono materialmente gli alti vertici del partito nazista a deportarlo, picchiarlo, uccidere i suoi famigliari, ma il lattaio, il vicino di casa, il calzolaio, il dottore, a cui fu data un'uniforme e credettero di essere la razza superiore. Se nessuno lo segue, il cattivo non può farsi leader, e se nessuno concorda con quello che dice, rimane un ciarlatano che urla da solo in piazza.