Un inatteso revival

Forse per ripartire dopo la batosta del coronavirus ci vorrà la stessa grinta e lo stesso spirito di sacrificio che ha sorretto gli italiani alle prese con un'Italia tutta da ricostruire. Grinta e spirito di sacrificio che i nostri vecchi avevano in abbondanza, quei nonni diventati rari e preziosi come quadri di Van Gogh e che come tali quest'estate andranno protetti e custoditi. Anche perché questi matti, in un'epoca che ricorda la loro eroica gioventù, potrebbero interpretare la ripartenza in modo molto personale, giusto per dare un esempio alla nostra generazione mollacciona.

Se i vecchi leggono sul giornale che riguardo alla riapertura degli hotel torneranno prepotentemente di moda gli appartamenti in affitto, sono capaci di trasferirsi in garage da giugno a settembre per lasciare libero l'alloggio ai "bagnanti", come li chiamavano ai loro tempi. Che saranno mai tre mesi? Loro lo hanno fatto per anni. Me lo raccontava mia suocera, quando il marito tornato dalla guerra non aveva una lira ed erano costretti ad affittare la casa ai villeggianti (perché, come ho sempre detto, anche a tempo di guerra c'era chi prendeva lezioni di violino). Ai villeggianti vendeva pure il poco pescato che il marito riusciva a racimolare dalle sporadiche uscite in mare. Gente "con gli attributi" come si direbbe oggi, partiti da zero e riusciti in pochi anni ad avere un peschereccio di proprietà con otto marinai di equipaggio, pescheria in centro città e chalet in riva al mare. Grandi lavoratori, gente di poche parole e di molta sostanza, ma buoni come il pane, gente che ti dava il cuore se capiva che lo meritavi. Alcuni parenti di mia moglie ancora se le ricordano quelle estati un po' zingaresche, passate a guardare quegli estranei dagli accenti bizzarri che circolavano nel tinello. Le vacanze al mare, prima che negli hotel, si sono costruite con queste agenzie viaggi improvvisate, che creavano legami solidi tra la riviera adriatica e il resto d'Italia. E che nell'estate 2020, complice il coronavirus, conoscerà un inatteso revival: la vacanza in una casa privata garantisce più distanziamento sociale e controllo dell'igiene. E qui vorrei guardare la faccenda dall'altro versante, ossia la famiglia dei villeggianti. O meglio, le madri di famiglia, che in quanto responsabili e addette alle pulizie domestiche, di villeggiatura ne faranno ben poca.

Il bello delle vacanze in hotel, per quanto brevi, era anche l'affrancarsi per qualche giorno dalle incombenze domestiche (spesa, cucina, piatti, pavimenti, bucato), che da sempre pesano quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. Le signore che facevano le ferie in affitto stavano in spiaggia al massimo tre o quattro ore al giorno, perché sommerse da una mole di faccende anche più ingente di quella che avevano lasciato a casa, perché nell'appartamento del mare non c'era la lavatrice, figuriamoci la lavastoviglie, e a volte non c'era nemmeno il televisore, bisognava portarselo da casa.

Le villeggianti del 2020, dopo due mesi di quarantena passati a pulire e igienizzare casa, rischiano di ritrovarsi a fare la stessa cosa in vacanza, magari con le cuffiette dell'iPad. Speriamo che il lockdown abbia favorito una migliore distribuzione delle faccende domestiche, altrimenti la polizia dovrà di nuovo andare ad acciuffare gli uomini che prendono il sole in spiaggia, questa volta per rispedirli a casa ad aiutare le mogli a fare le pulizie.