Una tragedia

Lui l'aveva detto, e tutti noi a dargli addosso accusandolo di sessismo e anti-femminismo. Ma la battuta sulla virtù di «saper stare un passo indietro», riesaminata a venti giorni dalla fine del Festival di Sanremo, si rivela profetica, al punto che il ministero della Salute ha scelto Amadeus come testimonial dell'epidemia di coronavirus. Comunque il passo indietro abbiamo cominciato a farlo tutti, almeno di due metri, e se il passante che abbiamo appena incrociato tossisce o starnutisce, acceleriamo per allontanarci rapidamente dal possibile nugolo di virus invisibili che subito cercheranno di insinuarsi nelle nostre mucose nasali.

Congedandoci da una persona amica, che di solito salutiamo con un abbraccio o due casti baci sulle guance, ci tratteniamo con un certo imbarazzo, mentre lo scambio di sguardi dice tutto: meglio evitare, meglio un ciao con la mano mentre ci si allontana. State attenti alle avventure amorose a occhi bendati e agli incontri con sconosciuti, perchè perfino i più conosciuti sono potenziali untori.

Il fatto è che untori lo siamo noi stessi, ciascuno di noi. Ci chiediamo: avrò già addosso il virus senza saperlo? E pensiamo che non sia tanto questione di se ma piuttosto di quando ce ne accorgeremo. Perché il bastardo è mobilissimo e pronto a balzare all'interno di qualunque organismo a sangue caldo che si trovi nei suoi dintorni. Da quanto si è capito, bastava essere a Codogno anche senza parlare con nessuno, ed eri fregato, contagiato, invaso.

Così ce ne stiamo segregati, solitari, con i social a farci compagnia, scoprendo che questa sta diventando l'unica dimensione possibile delle relazioni umane, questa virtualità spettrale che impedisce ogni contatto fisico: impossibile uscire dal web, qui dentro siamo al sicuro, mentre fuori il pericolo è ovunque. La prudenza dilaga fino a immobilizzare ogni gesto, ogni slancio. E poiché il nome "Corona virus" fa pensare alla solitudine dei tanti re messi in scena da Shakespeare, immaginiamo in ogni casa la litania implorante di Lady Macbeth: «O sposo mio, perché ora mi sfuggi? Perché passi in solitudine le ore, non volendo a compagne che le immagini più funeste, e assorto sempre nei foschi pensieri che sepolti giacer dovrebbero?». Insomma, una tragedia in attesa dell'applauso finale.