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La colonna sonora dell'estate

Il Covid ci ha portato via anche lui. Raoul Casadei era la colonna sonora dell'estate, le sue canzoni erano legate alle vacanze alla portata di tutti, alle feste di piazza o di una sagra. Mi piaceva perché faceva musica sempre allegra, senza incomprensibili paturnie amorose. Nei suoi testi c'era sempre un po' di "nostalgia del passato", ma era una nostalgia ballerina che non si prendeva sul serio e che si lasciava subito travolgere dal ritmo incalzante e turbinoso del valzer o della mazurka. Casadei ci ricordava che c'era sempre un posto fatato dove tutto era danze, sorrisi e amicizia, dove l'aia e la spiaggia diventavano un'unica pista da ballo e la notte era stelle e grilli, non tensione e sirene della polizia. Cantava la Romagna, una terra di favola, dolce come quella cantata da Pascoli, che grazie a Raoul Casadei è diventata la terra del cuore di tutti gli italiani, anche se nelle vene non scorre una sola goccia di sangue romagnolo. In un'Italia che ha sempre rinnegato le sue radici contadine, Casadei è stato il primo artista, e forse l'unico, che le ha non solo rivendicate con orgoglio ma esaltate facendone qualcosa di festoso, luminoso e vincente. Non un retroterra umile e imbarazzante di cui vergognarsi ma un luogo depurato da tutto il dolore, la fatica e la miseria, un mondo povero ma spensierato, l'antidoto perfetto per l'angoscia degli anni di piombo e forse anche per quelli di oggi. In cielo lo staranno già aspettando con un grande ballo di piazza al ritmo della sua musica "sotto una notte stellata la cui serenata sarà soltanto per lui".