Post-it

La leggenda del santo bevitore

Con la barba sfatta da navigatore solitario sarebbe l'uomo ideale per la pubblicità di un rasoio. Mettere la parola fine è il gesto più difficile per uno sportivo, ma Gianluigi Buffon a 43 anni dovrebbe provarci, impegnarsi a trovare l'uscita per il semplice motivo di non arrivare tardi, quando non la prendi più. C'è un tempo per vivere e uno per morire, e Buffon ha già il volto dell'ex. «Non voglio invecchiare in campo, l'erba umida provoca reumatismi» diceva Michel Platini, che a 32 anni decise improvvisamente di lasciare e non se n'è mai pentito. E' umiliante il ruolo di citofono della porta di Szczesny, sarebbe più adatto un giovane, anche se i portieri di riserva di oggi non sono più quelli di una volta, hanno tutti la pretesa di giocare. Ho letto che Buffon sta cercando nuove sponde, forse negli Emirati Arabi per l'ultimo contratto, e qui sale dal profondo un invito: fermati! Partita d'addio, maglia regalata a un bambino e tanti saluti. Una parata in più o una in meno che differenza fa? A che serve inseguire l'ultimo acuto se sei stato Pavarotti? Che senso ha gareggiare per il quattordicesimo posto come sta facendo Valentino Rossi? E' patetico. Ora c'è la finale di Coppa Italia, giocala e poi chiudi. Comunque vada. L'ultima partita da leone, l'ultimo ruggito nella savana per un atleta ancora bravo ma non più immenso. Deve solo uscire dal campo per entrare nella leggenda e non trascinarsi da santo bevitore alla ricerca della giovinezza perduta.