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mauriziominnucci@illaboratoriodigrenouille.it
 

 

 

Caro Maurizio, leggo sempre il tuo sito, che trovo interessante e ben curato, a cominciare dal nome, perfetto per un sito letterario. Complimenti. E’ da un po’ che volevo chiederti cosa ne pensi di quei genitori ansiosi e iper-coinvolti nei confronti dei propri figli, tanto da far pensare a una sorta di patologia da paura di retrocessione sociale che impaurisce molti genitori.  Io sono stato figlio di imprenditori e a volte ho sentito sulla mia pelle questo problema. Mi piacerebbe conoscere il tuo punto di vista, anche perché molto spesso condivido le cose che scrivi, tra l’altro molto bene. Ti saluto con infinita stima.

Giuseppe Macerata – Sant’Elpidio a Mare (FM)  

 

 

Caro Giuseppe, ti consiglio di leggere un libro edito da Feltrinelli che s’intitola Genitori elicottero, scritto da due insegnanti tedesche. “Genitori elicottero” perché sono pronti ad accorrere in soccorso dei figli, sorvolando sulle loro teste qualsiasi cosa facciano. Il sottotitolo del libro è inquietante: come stiamo rovinando la vita dei nostri figli. Gli episodi raccolti nel libro sono tutti documentati e sono tantissimi: mamme che fanno installare una telecamera a infrarossi sul letto del bambino, padri che ricorrono al Tar perché vogliono partecipare alla gita scolastica, madri che accompagnano i figli all’università per aiutarli a prendere appunti durante le lezioni.

Certo, dicono le due insegnanti, è peggio abbandonare un figlio che viziarlo o ipercontrollarlo, ma le richieste di questi genitori ansiosi sono definite “assurde e folli”, “irrealistiche e controproducenti”, soprattutto perché impediscono che il figlio cresca indipendente e autonomo. Un comportamento del tutto contraddittorio, visto che questi genitori da una parte crescono il figlio nell’ovatta, dall’altra ne riempiono le giornate di impegni, quasi fossero top manager. Lezioni di flauto o pianoforte, corsi di inglese e cinese, arrampicata in parete e danza classica: tutto è pianificato, persino nei fine settimana.

Questo atteggiamento estremo è diffusissimo e comincia molto presto, addirittura fin dalla gravidanza. Via alle più avanzate tecnologie per controllare il feto o prevedere malattie future del bambino, via al congelamento delle cellule staminali del cordone ombelicale, via all’agopuntura, allo yoga in gravidanza, alla consulenza alimentare e alla musica per il feto. Si prosegue quando il bimbo nasce, con genitori terrorizzati di tirare lo sciacquone se il neonato dorme; persino ossimetri che trasmettono a un’app sul cellulare la saturazione di ossigeno nel sangue. E poi c’è la scelta della scuola dell’infanzia: la vogliamo bilingue? Insomma, tanta teoria e poca libertà, visto che questi bambini giocano molto poco perché i loro genitori sono terrorizzati da graffi e cadute.

Le insegnanti che hanno scritto il libro hanno notato che al mattino la vera difficoltà a staccarsi non è più quella dei bambini, ma quella dei genitori. Genitori che quasi sempre sono veri e propri “talebani” dell’alimentazione, ansiosi rispetto alla varietà e qualità del cibo. Ci sono padri e madri, scrivono le autrici, che non riescono a staccarsi dall’aula, che portano gli zaini dei figli, che non li lasciano percorrere cento metri da soli anche se vanno già alla scuola elementare. Il panico raggiunge il massimo in vista della gita scolastica, l’incubo peggiore per le madri e i padri elicottero. Alcuni vorrebbero partecipare, altri ricordano agli insegnanti di controllare che il proprio ragazzino vada in bagno, anche se il bambino ha 12 anni, altri controllano a distanza i figli con Google Earth. Per gli insegnanti si tratta di rapporti faticosi perché questi genitori hanno spesso esigenze assurde, chiedono di spostare un compito in classe se il figlio è assente, chiamano qualsiasi critica al proprio figlio “mobbing”, non accettano che il ragazzo o ragazza vada male e quindi gli fanno i compiti, scusano il calo di rendimento con le ragioni più fantasiose, si rivolgono persino ai tribunali per avere ragione sui voti in pagella.

Questi figli restano completamente dipendenti dai propri genitori e quando si trovano a fronteggiare una minima difficoltà vanno in mille pezzi, si ritirano in casa e non escono più, si rifugiano in dipendenze, crollano psicologicamente. Il tema, dunque, è serio. Perché quella possibilità di giocare libero in un giardino, di cadere e farsi male, quella libertà di andare a scuola da soli, quell’obbligo di affrontare situazioni spiacevoli, difficili, complesse, angoscianti senza aiuti, aiutano il giovane a formarsi meno ansioso e soprattutto più capace. E dunque anche più felice.

I bambini in gabbia, invece, rischiano di avere tutto eppure non avere nulla. E questo è un vero paradosso. Nascosti sotto una bolla per 20 o 25 anni, questi figli si trovano poi ad affrontare un mondo che è il contrario di quello che i loro genitori gli hanno fatto vivere: disoccupazione e lavoro precario, ma anche un mondo devastato dal punto di vista ambientale e climatico, dove le ingiustizie sociali sono drammaticamente crescenti. Una realtà complessa che richiede spalle e cuori forti e soprattutto un’immensa capacità di sopportazione, resistenza e resilienza. Tutte qualità che i figli dei genitori elicottero non hanno. E questa è una vera tragedia. Ti saluto cordialmente e grazie della lettera.