Spazio Teatro



PERSONAGGI

                                                                  MICIO (perché così lo chiama Tamara)

                                                            TAMARA (ma non è un nome d'arte)

                                                            MARIA (perché il nonno si era confessato da poco)


Per entrambi gli atti un unico ambiente: un'ampia stanza che funge da sala e soggiorno. Sulla parete di sinistra la porta d'ingresso all'appartamento, su quella di destra la porta che conduce al bagno, al centro un'altra porta aperta.

Un divano è collocato al centro della stanza; un tavolino basso ai piedi del divano, su cui saranno posti un cordless e un grembiule da cucina ripiegato; su un angolo della stanza un mobiletto sul quale sono ben visibili un vassoio con sopra una bottiglia di vino rosso e qualche bicchiere; il citofono nei pressi della porta d'ingresso; un antico dipinto raffigurante un alto prelato affisso sulla parete centrale.


ATTO PRIMO

Non appena si spengono le luci in sala, parte in sottofondo una sinfonia di Beethoven.

Si apre il sipario e Micio (così lo chiamerà Tamara), un uomo di quarantadue anni (lo preciserà lui stesso in seguito), è impegnato a compiere degli esercizi per tenere in forma il proprio fisico. In tuta da ginnastica, con sulla fronte una fascia per detergere il sudore e con ai piedi dei calzettoni, divarica e converge le braccia trattenendo con le mani degli appositi pesi. Il respiro affannoso fa intendere che è in azione già da un po' e che quel tipo di allenamento per lui è abituale.

Un breve lasso di tempo che abitui gli spettatori ai suoi esercizi e poi l'uomo, come fanno i ciclisti in prossimità del traguardo, investe le residue energie in un duro e veloce rush finale. Esausto molla gli attrezzi e si produce in un lungo respiro defatigante. Toglie la giacca della tuta restando a torso nudo e, portandosi dietro i pesi, entra nel bagno.

Pochi secondi dopo la sua uscita di scena la musica di sottofondo viene lentamente dissolta.

Scemata la musica si apre la porta d'ingresso. Con un mazzo di chiavi in mano e trascinandosi dietro un voluminoso trolley verde pisello, fa il proprio ingresso Tamara, una bella ragazza di "quasi venticinque anni". È truccata in maniera eccessiva e indossa una moderna t-shirt e una minigonna mozzafiato (entrambi i capi saranno colorati in modo estremamente vivace). Ai piedi ha un paio di scarpe con i tacchi a spillo. A tracolla tiene una borsa e mastica una chewing gum.

TAMARA (guardandosi intorno) Ma qui ci abita qualcuno...

Tamara si porta nei pressi del divano trascinandosi il trolley.

Rientra Micio. Indossa soltanto i boxer e i calzettoni. Dal momento che va detergendosi il sudore con un asciugamano, inizialmente non si avvede di Tamara, quando lo fa ha una reazione esagerata. Spalanca occhi e bocca, solleva le braccia, emette un suono gutturale come di un urlo represso e poi spicca un salto. Dopo aver fatto mente locale, si copre con l'asciugamano e nello stesso tempo si raccoglie, cercando di farsi il più piccolo possibile.

MICIO (balbettando) Chi... chi... chi...?

TAMARA Sì, chicchirichì! Chi sei? Che ci fai qui?

MICIO Che-che ci faccio io qui?! Che ci fa lei qui! Chi è lei?

TAMARA Dimmi chi sei tu, piuttosto!

MICIO Signora... signorina... come ha fatto a entrare?

TAMARA Attraverso la porta.

MICIO Io intendevo dire... Chi le ha aperto la porta?

TAMARA (ironica) Ce l'ho fatta da sola... dal momento che ho la chiave. (la mostra agitandola)

MICIO Mi vuol dire chi è lei?... E perché ha la chiave?

TAMARA (con estrema calma) Ho la chiave perché sono la proprietaria di questo appartamento. Semplice, no?... Ma che ti copri a fare? Hai le mutande, mica sei nudo!

Indietreggiando a piccoli passi senza voltarsi e senza spostare l'asciugamano, Micio raggiunge la soglia del bagno e scompare velocemente.

Tamara sbuffa, poi apre la borsa ed estrae un pacchetto di sigarette. Ne prende una e l'accende tirando delle lunghe boccate.

Ritorna Micio. Ha indossato nuovamente la tuta. Rientra con fare bellicoso e, dopo aver varcato la soglia, apostrofa la ragazza.

MICIO Lei sarebbe la proprietaria di questo appar...? (avvedendosi della sigaretta, s'interrompe) Ma che fa, fuma?!

TAMARA (sarcastica) Sì, ho il permesso di papà!

MICIO In questa casa non ha mai fumato nessuno!

TAMARA (dopo una boccata) C'è sempre una prima volta.

MICIO Signorina, io le-le... la-la... la-la prego di...di spegnere quella sigaretta!

TAMARA Balbetti sempre o solo quando t'incazzi?

MICIO Spenga quella sigaretta!

TAMARA Perché?

MICIO Perché... perché mi dà fastidio. Soffro di un principio d'asma!

TAMARA (scrolla le spalle) Se è solo un principio... (butta via il fumo dalla bocca)

MICIO È più di un principio! È... è quasi un'asma!

TAMARA (ironica) Poverino, come soffrirai! (sospirando) Va bene, d'accordo!

Solleva il capo, dà una lunga e profonda boccata, quasi voglia aspirare l'intera sigaretta, poi tende le labbra, le socchiude e fa scorrere il fumo per alcuni interminabili secondi. Infine, con la sigaretta fra le dita, si guarda intorno per cercare dove schiacciarla. Micio osserva la scena senza intervenire.

TAMARA Senti, Micio, se non mi dici dove devo metterla, finisce che la butto per terra.

MICIO La dia a me, la butto io.

Micio prende la sigaretta fra indice e pollice e tenendo il braccio disteso, quasi stia trasportando qualcosa che infetta, si allontana verso il bagno.

MICIO (prima di uscire di scena) E non mi chiamo Micio! (esce)

TAMARA Ah, no? Però ti sta bene!

Tamara, dopo un lungo sospiro, va a sedere sulla parte sinistra del divano. Si toglie una scarpa, solleva una gamba e si massaggia un piede.

Squilla il cordless che è poggiato sul tavolinetto antistante il divano. Appena il tempo di far mente locale e la ragazza arraffa l'apparecchio. Si limita ad ascoltare per qualche secondo e subito dopo - proprio mentre Micio rientra velocemente in scena - esclama:

TAMARA Non c'è! È andato via!... Per sempre!

Ripone il cordless. Micio si blocca esterrefatto.

MICIO Ma...ma... come si pe... permette?!

TAMARA Hai provato con un sassolino in bocca? Dicono che sia efficacissimo contro la balbuzie.

MICIO (furibondo) Io...n-n-non ho bi...bisogno di... di... (sospira) Ma le sembra corretto rispondere al telefono in casa d'altri?!

TAMARA (mentre toglie l'altra scarpa) A parte quel casa d'altri... non c'eri! Ho risposto credendo di farti un favore.

MICIO Sarebbe un favore dire che sono andato via per sempre?

TAMARA Io intendevo da questa casa, non dalla vita terrena... ci mancherebbe!... Se vuoi, puoi toccarti.

MICIO Non ho nulla da toccarmi!

TAMARA Lo stai dicendo tu...

MICIO (deciso, dopo un sospiro) Almeno, mi è dato di sapere chi era?!

TAMARA (con superficialità) E che ne so!

MICIO Non l'ha detto, il nome?

TAMARA No.

MICIO Non gliene ha dato neppure il tempo!... Era un uomo o una donna?

TAMARA Non l'ho capito... (ripensandoci) Forse... O era un uomo con la voce di donna, o era una donna con la voce di uomo.

MICIO Chiarissimo!

Micio sbuffa e chiude l'argomento. Tamara, che ha tolto entrambe le scarpe, distende provocante le gambe nude: la minigonna, di per sé cortissima, le è salita fino alle mutandine. Micio posa per qualche attimo lo sguardo su quanto mostra la ragazza, poi erige il busto e gira il capo.

MICIO La pregherei di stare più composta.

TAMARA Mi pregheresti o mi preghi?

MICIO (taglia corto) La prego, la prego!

TAMARA (solleva entrambe le gambe, ostentandole) Per via delle gambe? Non ti piacciono? Strano! Tutti mi dicono che sono belle!

Micio si porta nervosamente verso il mobiletto sul cui ripiano c'è il vassoio con la bottiglia di vino rosso e i bicchieri. Istintivamente versa il vino in un bicchiere e lo tracanna tutto d'un fiato.

TAMARA Cosa bevi? Non mi pare educato che non me ne offri un po'!

Micio fa mente locale e, imbarazzato, si affretta a riprendere la bottiglia.

MICIO È vino rosso... ne vuole?

TAMARA No, no, il vino rosso mi fa venire il mal di testa... Altrimenti?

MICIO Altrimenti niente!... Io bevo soltanto vino rosso!... E ovviamente anche l'acqua... Vuole dell'acqua?

TAMARA No, niente, grazie.

Micio, senza rendersene conto, torna a riempirsi il bicchiere e dà una lunga sorsata. Poi fissa il bicchiere pieno a metà. Dà un'occhiata a Tamara che non lo guarda, scuote il capo, posa il bicchiere e si allontana. Va a sedere sulla parte destra del divano di sbieco, in modo che si ritrovi quasi di spalle alla ragazza, lasciando che questa resti al di fuori del proprio campo visivo. Tamara, per contro, per poterlo osservare è costretta a torcersi e ad allungare il collo.

MICIO (senza guardarla) Chi le ha dato la chiave di casa mia? Se non vuole costringermi a fare qualcosa di sconveniente, la pregherei... (si corregge) la prego di dirmi la verità!

TAMARA (facendogli il verso) Qualcosa di sconveniente? Mamma mia, e che cosa? (con la vocina da bambina) Vuoi forse violentarmi?

MICIO Chiamo la polizia!

TAMARA Chiami la polizia per buttarmi fuori di casa mia? Questa è bella! (si china e afferra il cordless posto sul tavolino basso) Sono io che la chiamo, la polizia!

Si appresta a comporre un numero. Micio, allarmato, decide di essere più accondiscendente. Si gira in favore della ragazza.

MICIO Un attimo... un attimo... chiariamo ogni cosa! Lei è... sarebbe la proprietaria dell'appartamento? E da quando?

TAMARA Sono la proprietaria dell'appartamento da quando l'ho ereditato da... dal mio fidanzato!

MICIO (si mette in piedi) Dal suo fidanzato? (sorride, tranquillizzandosi) C'è sicuramente un equivoco! A parte il fatto che il proprietario dell'appartamento non può averglielo lasciato in eredità perché è ancora vivo, dubito che possa essere il suo fidanzato: è più che ottantenne!

TAMARA Era più che ottantenne. (tira su col naso, commossa) Peppino è morto il mese scorso. (si asciuga con il dorso del dito indice un'ipotetica lacrima)

MICIO (aggrotta la fronte preoccupato) Peppino? Lei... lei sta parlando del cavalier Ciaramitaro... Giuseppe Ciaramitaro?

TAMARA (tira nuovamente col naso) Sì, proprio di lui... della buonanima del cavalier Ciaramitaro... In famiglia lo chiamavamo Peppino. Io, nell'intimità, Pussy Pussy!... E a lui piaceva tanto! (scoppia a piangere, ma senza lacrime e soltanto per qualche istante)

MICIO Il cavalier Ciaramitaro è... è morto?

TAMARA (addolorata) Proprio così.

MICIO Ma che mi dice?

TAMARA Che è morto.

MICIO (si fa il segno della croce) Pace all'anima sua!

Tamara apre la borsetta e tira nuovamente fuori il pacchetto con le sigarette. Fa per prenderne una, ma si blocca.

TAMARA Ah, già, l'asma...

Rimette in borsa il pacchetto di sigarette e tira fuori quello con le chewing gum. Ne prende una e la mette in bocca.

TAMARA (mostrandogli il pacchetto) Ne vuoi una?

MICIO (d'acchito, scontroso) No, grazie!

TAMARA Manco ti avessi offerto uno spinello!

MICIO Le chiedo scusa.

TAMARA Puoi darmi del tu... ti do il permesso.

Micio non batte ciglio, come se non avesse ascoltato. Riprende dopo qualche secondo.

MICIO (ancora sconvolto) Lei e il cavaliere eravate... eravate fidanzati?

TAMARA Più o meno. Quando c'è una tale differenza di età si sa come vanno queste cose. L'ho conosciuto in Versilia... Alloggiavamo nello stesso albergo... Ho capito subito che era pieno di soldi, e così...

MICIO (duro) ...Se l'è preso come amante!

TAMARA Gli amanti si incontrano segretamente, noi non ne avevamo bisogno... Eravamo entrambi liberi... lui vedovo, io single... Per questo preferisco dire fidanzati. Quando ho capito il tipo (fa strusciare pollice e indice, alludendo ai quattrini) mi son fatta corteggiare: una donna, più è desiderata, più piace... Ma poi, quando ho saputo di questo appartamento, ho ceduto di schianto! (Fa un palloncino con il chewing gum e lo lascia scoppiare) Io abito... anzi abitavo in periferia... estrema periferia! Ho sempre sognato di avere un appartamento tutto mio in centro città! Scendi di casa a qualsiasi ora e trovi sempre gente... Che passeggia, che va nei negozi, nei cinema, nei ristoranti, nei pub... Insomma, gente che ha tanta voglia di vivere!...

MICIO Si... si è venduta per un appartamento?

TAMARA Ti pare niente? Mi sono sempre venduta per molto, ma molto meno!

MICIO (sbalordito) Lei si vende nel senso di...?

TAMARA Più o meno.

Tamara tira fuori dalla borsetta una limetta per le unghie e prende a utilizzarla.

MICIO Lei... lei fa...

TAMARA ...Il mestiere più antico del mondo? Più o meno. Non batto i marciapiedi, faccio visite a domicilio e solo quando sono sicura di chi vado a incontrare... In estate, inoltre, frequento qualche grande albergo di qualche località mondana... in Italia ne abbiamo diverse... Insomma, unisco l'utile al dilettevole! È così che ho conosciuto Pussy Pussy.

MICIO (sconvolto) Il cavalier Ciaramitaro fare simili cose... Mah! Mi sembrava una persona così retta e morigerata!

TAMARA Lo era... Però ciascuno di noi ha una debolezza per la quale è disposto a vendersi. Io mi sono venduta per questo appartamento, lui... per me!

MICIO (sarcastico) Amore a prima vista!

TAMARA Più o meno. (riprende con la limetta)

MICIO (con grande imbarazzo) E... e... e...?

TAMARA (intuendo la domanda) Lui avrebbe voluto, poverino, però alla sua età, per quanto ce la mettesse tutta... Cioè, no, avrebbe voluto, ma... (s'interrompe) Un giorno me lo ritrovai con una confezione di Viagra. Voleva provarlo, ma io gliel'ho vietato: avevo paura che mi crepasse nel letto! Anche se poi, poverino, ha fatto proprio quella fine! (tira su col naso)

MICIO È... è morto proprio...?

TAMARA Sì... cioè no... Diciamo... mentre lo trastullavo.

Micio sobbalza deglutendo. Tamara ripone nella borsa la limetta e tira fuori una boccetta con del profumo.

MICIO Comunque non mi chiamo Micio!

TAMARA E come ti chiami, allora?

MICIO Aristotele! Mi chiamo Aristotele! (con orgoglio) In onore del grande filosofo discepolo di Platone! Mio padre insegnava Filosofia al liceo classico.

TAMARA (mentre si spruzza del profumo sul collo) Non è una buona ragione per rovinare un figlio dandogli un tale nome!

MICIO (con espressione di disgusto) Ma cosa fa? Che sta spruzzandosi? (agita le mani come a voler allontanare l'olezzo) Non può appuzzare tutta la casa!

TAMARA Appuzzare?! Ehi, bello, guarda che è Chanel numero5, il profumo di Marilyn!

MICIO Il fatto che lo adoperi questa sua amica non l'autorizza a spargerlo in casa mia!

TAMARA Marilyn mia amica? Magari!... Ma dove vivi? Non hai mai sentito parlare di Marilyn Monroe?

MICIO (fa mente locale) Una che ha avuto un bel po' di mariti!

TAMARA Lo credo bene: era stupenda! (ripone la boccetta con il profumo) ...E ti chiamano proprio Aristotele a casa?

MICIO Come dovrebbero chiamarmi? È il mio nome!

TAMARA Che so, un vezzeggiativo... Ari... oppure Totel...

MICIO Sì, Agip!

TAMARA Anche all'asilo ti chiamavano... Aristotele? Aristotele, vieni qui! Su, piccolino... Aristoteluccio, dico a te, non fare i capriccetti!

Micio sospira nervosamente. Sembra quasi stia per esplodere. Torna a squillare il cordless. Sono entrambi equidistanti dall'apparecchio. Fra i due inizia una sorta di duello tipo Far West. Avanzano lentamente verso l'apparecchio guardandosi a vicenda. Ciascuno dei due, pronto a scattare, studia le mosse dell'altro. Il cordless continua a squillare. Di tanto in tanto fanno un gesto più repentino, ma poi rallentano nuovamente. Quando sono nei pressi del tavolino, si osservano ancora una volta.

MICIO Rispondo io, è per me!

Tamara sta per dare l'assenso, ma ci ripensa.

TAMARA E se invece è per me?

Micio sussulta preoccupato e indietreggia di un passo. Il cordless continua a squillare. Tamara si china per prendere l'apparecchio. Micio riflette.

MICIO Non può essere per lei! Chi può cercarla a casa mia?

TAMARA (tornando eretta) E dagli co' sta casa tua!... Fermo! Non toccarlo! Facciamo... facciamo... Giochiamocelo a pari e dispari!... Pari mio e dispari tuo, okay? (prende a roteare un polso) Bim... bum...

Micio sbuffa e non l'asseconda, poi si riavvicina al tavolino. Tamara se ne avvede, desiste dal gioco e si adopera per prevenirlo. Raggiungono l'apparecchio contemporaneamente l'uno da un lato e l'altra dall'altro e nasce una baruffa.

MICIO Lo molli!

TAMARA Mollalo tu, piuttosto!... Sei stato scorretto perché sei partito prima ancora che dicessi bam!

MICIO Ma si rende conto delle stupidate che dice?!... Lo molli!

TAMARA Manco morta!

MICIO Le ordino di mollarlo!

TAMARA Gli ordini non li ho mai accettati! Neppure da mio padre!

Micio dà uno strattone e riesce ad avere il sopravvento. Sta per pigiare il tasto di risposta quando Tamara, per nulla rassegnata, gli addenta una mano. Micio, per il dolore, lascia cadere il cordless sul divano.

MICIO Ahi! Ma lei è pazza! (prende a scuotere la mano offesa) Lo vede cosa mi ha fatto? Guardi!

TAMARA (con il volto girato) No! Io detesto la violenza!

MICIO Mi... mi morde una mano quasi fosse un panino imbottito e detesta la violenza?

Mentre Micio continua a scuotere la mano per il dolore, il cordless smette di squillare.

TAMARA Hai barato! Te la sei voluta! ...Un panino imbottito? (masticando con espressione schifata) Faceva schifo! Era dura, insipida e... e sapeva di vino rosso!

MICIO (osservando il cordless sul divano) È la seconda telefonata che mi fa perdere!

TAMARA (scrolla le spalle) Magari era qualche rogna.

MICIO Non mi telefona nessuna rogna!

TAMARA (dopo qualche secondo di riflessione, complice e allusiva) Ah! Doveva chiamarti qualcuna che... Ma non ti preoccupare... (provocante più che mai) ...ci sono io... Ti garantisco che qualcosa in più lo valgo... Molto più di qualcosa! (offrendosi libidinosa) Provami!

MICIO (sprezzante) Non sia ridicola! (gira lo sguardo)

TAMARA (offesa) Ridicola ci sarà tua sorella!

Micio continua a massaggiarsi la mano addentata.

TAMARA Ti fa ancora male?

MICIO Certo che sì!

TAMARA Mi dispiace, non l'ho fatto apposta.

MICIO Mi spieghi come si fa a mordere una mano senza farlo apposta?

TAMARA (colpevole) Era una questione di principio.

Tamara torna a sedere. Riapre la borsetta e tira fuori uno specchietto e un rossetto. Osservandosi, si passa il rossetto sulle labbra. Micio fa un altro giro della stanza, poi torna alla carica. Di tanto in tanto continuerà a massaggiarsi la mano offesa.

MICIO L'ho capito il suo gioco: si è inventata ogni cosa perché si vuole impadronire illecitamente dell'appartamento! Probabilmente il cavalier Ciaramitaro è ancora vivo e vegeto!

TAMARA (mentre continua a pitturare le labbra) Magari, poverino! (commossa, tira col naso) Purtroppo no, altrimenti la chiave come facevo ad averla?

MICIO (più a se stesso che alla ragazza) Ci sono diversi doppioni in giro! Verosimilmente è riuscita a impossessarsi di una copia!... Una chiave ce l'ha mia madre, una il portiere, una la zia Cunegonda...

TAMARA Ma in famiglia ce l'avete per vizio di scegliere nomi del genere?! (sospira e ripone in borsa specchietto e rossetto; poi, tirando fuori una busta, si rimette in piedi) Ascolta, Micio, io ogni tanto le dico, le bugie, ma non questa volta. Ti faccio vedere l'atto, così mi credi! (Lo prende dalla busta) Eccolo qui... con tanto di sigillo notarile... Leggi! (gli porge l'atto) Tamara Raimondi sono io. Tamara non è un nome d'arte, è proprio il mio nome di battesimo.

Micio scorre con gli occhi quanto sta scritto sull'atto, che infine le restituisce sgarbatamente.

TAMARA Letto tutto? Adesso mi credi?

MICIO In ogni caso lei da qui non mi può buttare fuori! Ho un regolare contratto che scade il 31 dicembre! Mancano ancora... (fa il calcolo rapidamente) ...quasi sette mesi!

TAMARA Ma io non ti voglio buttare fuori. La casa è grande, può bastare per tutti e due. Possiamo convivere.

MICIO (strabuzza gli occhi, esterrefatto) Convivere?!

TAMARA Convivere, perché no?

MICIO Signorina, si tolga dalla testa che noi due si possa convivere in questo appartamento... o in eventuali altri!

TAMARA Non capisco il motivo.

MICIO Lo capisco io!

TAMARA Guarda che non ti mangio mica! Quando sei nella tua stanza, puoi anche chiuderti a chiave, non mi offendo. Se è per via dell'unico bagno, per sapere se è libero o meno, possiamo mettere una lucetta rossa che funga da spia. In ogni caso io non mi formalizzo.

MICIO Lo credo bene!

TAMARA Perché sono quella che sono? Non me la prendo, è la verità. Però la vita ho cominciato a farla per campare, non perché mi piaceva!... Insomma, Micio, una soluzione dobbiamo trovarla. Per me possiamo convivere senza problemi... Ti dimezzo anche l'affitto!

MICIO Non voglio dimezzato un bel niente!

TAMARA Ma sei proprio un testone! Comunque, dal momento che sei tu che non vuoi adattarti, che vuoi che ti dica? Avresti un posto dove andare?

MICIO Io?! È lei che deve andare via!

TAMARA Nient'affatto. A Forum ti darebbero torto!

MICIO Fino a tutto dicembre io da questo appartamento non mi muovo! Se ne ritorni in periferia! Le prometto... le prometto che mi adopererò per trovare al più presto un'altra abitazione... Possibilmente anche prima della fine dell'anno.

TAMARA Non ho dove andare! Quella casa in periferia l'ho mollata. Chiamiamola casa, poi! Uno scantinato... una specie di tugurio, umido e buio, con quattro mobili sgangherati per spacciarlo come ammobiliato! E sai quanto pagavo? Seicento euro al mese! Un furto vero e proprio!

MICIO Non ha dei genitori... dei parenti?

TAMARA Io mica sono di qui. I miei vivono in un paesello sperduto, distante almeno cinquecento chilometri!

MICIO Torni al suo paesello, fino a che non vado via io.

TAMARA A fare? No, non ci torno più! A parte il fatto che i miei, con me, hanno chiuso, tornare sarebbe una sconfitta... un fallimento!

MICIO Invece adesso non si sente sconfitta con la vita che conduce?

TAMARA Non ho alternative. E poi, la vita che conduco mi ha dato questo appartamento in centro città.

MICIO Non è un grande merito.

TAMARA Sono affari che non ti riguardano... Tu, piuttosto, non hai qualcuno qui in città?

MICIO Qui in città ho mia madre. Vive con sua sorella in un appartamento di appena due vani... Basta a malapena per loro!

TAMARA Con la zia Cunegonda?

MICIO No, la zia Cunegonda è la sorella della buonanima di mio padre. Quella che vive con mia madre si chiama Filomena ed è sua sorella.

TAMARA Ci avrei giurato! Cunegonda, Filomena... E tua madre come si chiama?... Sofonisba?

MICIO No, Sofonisba è mia cugina. La figlia di zia Cunegonda.

TAMARA (sorpresa) Ah, c'è davvero una Sofonisba! ...E la tua mammina?

MICIO Maria.

TAMARA Maria? Soltanto Maria? Il nonno si era confessato di fresco?

MICIO Vuol lasciare in pace almeno la mia famiglia?!

TAMARA Lo sai che sei brutto quando ti arrabbi? Aggrotti le sopracciglia e ti si formano le rughe sulla fronte... Cerchiamo di trovare una soluzione. (evidenziando le forme) Vieni qua, Micio, avvicinati.

MICIO (allontanandosi) Ma la finisca!

TAMARA (sospira) Come vuoi! (gira il capo e posa gli occhi sul dipinto affisso sulla parete centrale) E quello chi è? Un tuo bisnonno? Non dirmi come si chiamava, voglio provare a indovinare... Venceslao? ...no, aspetta... forse Emerenziano...

MICIO Ma quale bisnonno! Non lo vede che è un prelato?! Un prelato maggiore per giunta! Sarà qualche vescovo del secolo scorso!... Era già qui quando sono venuto.

TAMARA Sai che ha qualcosa di Peppino? Secondo me era suo padre. Per certi versi... mio suocero!

MICIO La smetta di dire corbellerie! Un vescovo padre?

TAMARA La storia è piena di vescovi padri! Una volta, a Porto Cervo, ne avevo adocchiato uno, ma era già occupato... Una biondona tutta tette e culo!

MICIO Si sforzi di esprimersi in maniera più decente!

TAMARA (facendogli il verso) Una biondina tutta tettine e culetto!... Va meglio?

MICIO Lei vorrebbe farmi credere che quel vescovo...?

TAMARA Sì! Avevano due camere comunicanti.

MICIO Non le credo! In ogni caso, quello lì (addita il religioso del ritratto) non era un mio parente!

TAMARA Io, comunque, una certa rassomiglianza con Peppino ce la trovo... (si toglie di bocca la gomma da masticare e la tiene fra le dita) Dove posso buttarla?

MICIO La poggi sul tavolino. Poi la butto io.

Tamara fa come lui le ha detto. Solo che nel tavolino, la gomma, l'appiccica con forza e soddisfazione.

TAMARA Dunque, io direi... facciamo una specie di tregua... Giusto il tempo per pensarci su...

MICIO (perdendo la pazienza) C'è ben poco da pensarci su! Lei deve andare via! (si mette in piedi e alza il tono della voce) Io ho anche da lavorare!

TAMARA Non c'è bisogno di gridare!

MICIO Se ho voglia di gridare, lo faccio! Sono a casa mia!

TAMARA (si mette in piedi a sua volta) No, bello, non sei a casa tua, sei a casa mia! E comunque, se gridi tu, mi metto a gridare anch'io! Tu non lo sai come grido io... non te lo consiglio! Di solito arriva tutto il palazzo! Che faccio, grido? (prende fiato e si tura le orecchie)

MICIO (allarmato) Ha ragione, le chiedo scusa... Non grido più... (siede)

TAMARA Così mi piaci, Micio! Diventi carino quando sei gentile... Allora, dicevo... Pensiamoci un po' su... magari trovo una soluzione temporanea... Il fatto è che c'ho pochi quattrini per affittarmi una camera... (una breve pausa) Forse potrei... (prende il cordless e compone un numero) Posso adoperare il telefono? Ho il cellulare scarico. (ancor prima che Micio acconsenta, compone un numero)... Ursula! Vecchia bagasciona, come stai? Ti sei messa in pensione oppure ancora eserciti?... Non dirmi che c'è ancora qualcuno che... (pausa) Come chi sono?, non mi riconosci? Sono Tamara! (pausa) Sì, proprio io, la principessa sul pisello!... Come stai? (pausa) Davvero? Mi fa piacere!... (pausa) Io? Insomma... Non me la passo tanto bene! Sono a corto di quattrini, per questo ti telefono... Ho bisogno di lavorare. Non è che per le mani hai qualcuno che vada bene per me?

Micio comprende finalmente il senso della telefonata, scuote il capo, raggiunge la ragazza e, togliendole il cordless di mano, interrompe la comunicazione.

TAMARA (gridando) Ehi! Ma che fai? Ti avevo chiesto il permesso!

MICIO Non avevo capito che tipo di telefonata avesse intenzione di fare... E addirittura dal mio telefono!

TAMARA (sarcastica) Ti ho compromesso? Mi dispiace... sono imperdonabile! Dici che devo trovare una soluzione? Non ho soldi, chiaro?! E io i soldi li so fare solo in un modo!

MICIO Non... non posso permettere che... Non voglio che mercifichi il suo corpo per causa mia... Sia pure senza una mia precisa colpa!

TAMARA Senti bello, ma che vuoi la botte piena e la moglie ubriaca? Dentro un cartone davanti alla stazione io non ci dormo! L'ho fatto una volta e mi è bastato! Quindi, o resto in questa casa o me ne vado in albergo! E se me ne vado in albergo debbo pur pagarlo!

MICIO Le anticipo la pigione del prossimo mese.

TAMARA Quella l'ho già impegnata! E pure quella successiva! (fa spallucce)... Purtroppo!

MICIO Le faccio un prestito... I soldi me li restituirà quando potrà.

TAMARA Che risolvi? Te l'ho detto, i soldi li so guadagnare soltanto in una maniera... quindi tanto vale che provvedo già da stasera ed evito di fare altri debiti.

MICIO (dopo un sospiro, torna a sedere) Va bene, pensiamoci un po'... troveremo una soluzione... Io comunque ho urgenza di... di andare a lavorare.

Tamara si siede, sospira, poi cambia tono di voce.

TAMARA Vacci, chi ti trattiene?... E io che faccio?

MICIO Non lo so... veda lei.

TAMARA Almeno è possibile mangiare insieme?

MICIO Mangiare insieme? (senza entusiasmo) Sì, ma qui, in casa!

TAMARA Hai paura che ci vedano insieme?... A casa, d'accordo. Io sono brava a cucinare... Cos'hai in casa?

MICIO Pasta, uova, scatolette varie, frutta...

TAMARA Qualcosa l'arrangio! Tu vai a lavorare... L'aglio ti piace?

MICIO Aglio? Mica ce n'è.

TAMARA (stupita) Non hai aglio? Ma come te lo fai il pomodoro?

MICIO Perché il pomodoro si fa? Io apro il barattolo e lo verso sulla pasta.

TAMARA Così com'è? Senza condirlo né riscaldarlo?

MICIO Sì... (si giustifica) A me piace così.

TAMARA (ironica) Sei un buongustaio, complimenti!

Tamara scuote la testa, gli fa un sorriso, poi si allontana. Prima di varcare la soglia del bagno si gira e gli dice:

TAMARA La chiave c'è, nel bagno? Siccome ho intenzione di andarci, non vorrei che, aprendo la porta all'improvviso, ti venga un colpo.

MICIO C'è! C'è!

Tamara esce di scena. Micio resta per qualche attimo perplesso fissando il vuoto, poi prende blocco notes e penna che si trovano in un angolo del tavolino e si mette a scrivere qualcosa.

Mentre Micio dà le spalle al bagno, Tamara anticipa il proprio arrivo iniziando a parlare qualche attimo prima di comparire.

TAMARA (fuori scena) Mi fai un favore, Micio?

Tamara rientra in scena.

Micio si gira solo dopo qualche secondo e, non appena lo fa, spalanca lo sguardo esterrefatto: la ragazza ha tolto gonna e t-shirt, restando in reggiseno e mutandine.

MICIO (torna a balbettare) Co...co...cosa fa co...co...?

TAMARA Sì, coccodè!

MICIO Cosa fa così nuda?

TAMARA Vorrei fare una doccia, solo che non riesco a sganciare il reggiseno, ogni tanto s'inceppa!... Nuda? Mica sono nuda!... Ma lo sai quand'è che una persona è nuda? Te lo faccio vedere subito! (fa il tentativo di abbassare le mutandine)

MICIO (la raggiunge e la blocca) No, no, no, non c'è bisogno! Lo... lo... lo so! (estremamente imbarazzato, gira il capo e abbassa lo sguardo) E... e cosa vorrebbe da me?

TAMARA Prova tu, ho paura di rompere il gancetto...

Tamara si gira e, sollevando i capelli, gli offre le spalle nude perché lui possa più facilmente liberare il gancetto. Micio si mette a sua volta di spalle, allunga un braccio e muovendo le dita a tentoni va alla caccia del gancetto. Dopo qualche secondo Tamara, spazientita, si gira.

TAMARA Perché non mi guardi? Ti faccio schifo? Ma sei proprio un bacchettone, scusami se te lo dico! (come un'illuminazione) Stai a vedere che... Si spiegherebbero tante cose!... Micio, ma sei una checca, per caso?

Si sente il suono del citofono. Micio sussulta, poi spalanca gli occhi terrorizzato. Prende a ballonzolare a destra e a manca, indeciso su cosa fare.

MICIO Ci mancava pure questa! Sa-sa... sarà... È sicuramente mia madre!

TAMARA Maria?

MICIO È l'unica che ho!

TAMARA Mi fa piacere conoscerla!

MICIO Ma... ma cosa dice? Si rende co-conto?

TAMARA Di cosa dovrei rendermi co-conto?

MICIO Del fatto che è nu... Che è svestita!... Esca da qui! Se ne vada!

TAMARA D'accordo, me ne vado. (si avvicina alla porta d'ingresso) Però, se la incontro per le scale, glielo dico che sei stato tu a mandarmi via... (contorcendosi sensualmente) tutta nuda!

Tamara fa per aprire la porta. Micio si precipita e la blocca.

MICIO Deve uscire da questa stanza per andare in un'altra stanza, non fuori! Vada a nascondersi! Si ficchi sotto il letto! S'infili dentro un armadio!

TAMARA (eccitata) Come gli amanti!

MICIO Si chiuda in bagno! Ma si sbrighi! Ancora pochi secondi e lei entra: ha le chiavi!

TAMARA Se ha le chiavi perché suona?

MICIO Per discrezione! È una persona educata!

TAMARA (allusiva) Perché conosce il suo pollo!

Micio le si incolla circondandola con le braccia e la sospinge verso il bagno.

TAMARA Ehi, così mi fai male! Se ti mordo una mano poi t'incazzi, però!... Ma che fai, mi tocchi? Per essere una checca allunghi un po' troppo le mani!

MICIO Io...io non la sto toccando, la sto spingendo! Non posso spingerla senza toccarla!

Mortificato, Micio solleva gli indici e si mette a sospingere la ragazza adoperando solo quelle due dita.

TAMARA Così mi fai il solletico! (scoppia a ridere) Micio, finiscila! Il solletico non lo sopporto!

MICIO (sollevando le braccia) Va bene, non la tocco... anzi neppure la sfioro... Ma lei scompaia! E subito!

TAMARA Mi piace quando mi tocchi, Micio!

MICIO (ribadisce) Non la stavo toccando!

TAMARA Pensa se mi toccassi!... Uauh!

MICIO (ballonzolandole davanti, controlla l'orologio) Ancora dieci secondi e apre!

TAMARA (meravigliata) Dieci secondi precisi precisi?

MICIO Adesso sono anche meno! Sparisca!

TAMARA Meno quanti?

MICIO (sbuffando) Cinque!

TAMARA Ma va', non ci credo! Uno... due... tre... quattro... cin...

Tamara non finisce di contare e si apre la porta di casa. Micio è terrorizzato, la ragazza, dopo un attimo di perplessità non trova di meglio che ficcarsi carponi dietro il divano.

Prorompe in scena Maria, una donna vestita elegantemente con in testa un cappellino alla moda e che dimostra meno degli anni che verosimilmente ha. Prende a parlare ancor prima di entrare e si avvia a piccoli passi veloci verso il bagno.

MARIA Mi scappa la pipì! Ti ho telefonato per due volte e... (si blocca e comincia a odorare a destra e a manca) Chanel numero 5!

MICIO Lo...lo conosci?

MARIA (torna a odorare) Certo che sì! È il profumo che adopera quella sfacciata della sorella della buonanima di tuo padre!

MICIO La zia Cunegonda?

MARIA Proprio lei! (lo punta truce) Come mai c'è questo profumo nell'aria?

MICIO Co-come mai, vuoi sapere?

Mentre Micio si sforza di trovare una scusa, da dietro il divano fa capolino Tamara che - non vista da Maria - gli dà, a gesti e con voce soffiata, gli opportuni suggerimenti, cercando in tutti i modi di non farsi scorgere.

TAMARA (sottovoce) Ha sbagliato la commessa!

MICIO La commessa! Ha sbagliato la commessa!... Ero... ero andato in sanitaria per un dopobarba e lei ha sbagliato confezione e mi ha dato questo profumo! (si massaggia il viso) In effetti mi era parso un po' effeminato... Ma come sei elegante, mamma!

MARIA Sto bene, vero? E sembro anche più giovane! Me l'ha detto anche un netturbino per strada! Mi sono vestita così per via del vescovo!

Tamara, dopo aver manifestato con gesti e smorfie il proprio dissenso, torna a sollevarsi e osserva il ritratto alle proprie spalle. Poi, non comprendendo, guarda Micio e lo interroga con gli occhi.

MARIA Mi sono perfino truccata! Non lo facevo da almeno vent'anni! (fa mente locale e muove un paio di passi) Aristotele, non la saluti più, la mamma?

MICIO Salutarti? Sì, certo che sì!

Micio le si avvicina e Maria lo abbraccia con un tale vigore che sembra debba stritolarlo. Gli bacia le guance lasciandogli il segno del rossetto. Una volta libero, Micio respira più volte e profondamente.

MARIA Non mi chiedi perché sono qui?

MICIO Stavo per farlo! Mi hai tolto le parole di bocca! Perché sei qui, mamma?

MARIA Sono qui proprio per via del vescovo.

Ricompare Tamara, osserva ancora una volta il ritratto e torna a interrogare con lo sguardo Micio. Si avvede del rossetto sulle guance e scoppia a ridere. Micio la guarda stranito.

MARIA In qualità di presidentessa delle dame di carità ho preparato un breve discorso di benvenuto in parrocchia... (apre la borsa e tira fuori tre o quattro fogli dattiloscritti) Volevo sottoportelo... Lo sto imparando a memoria!

TAMARA (rivolgendosi al pubblico, ironica) Breve!

Maria, mentre siede sul bordo del divano, comincia a leggere quanto ha scritto.

Micio, agitando le braccia, invita Tamara a nascondersi.

MARIA In questo giorno, in cui Vostra Santità ha voluto onorare della propria eccelsa presenza la nostra umile parrocchia...

Maria si avvede dello smanacciare di Micio.

MARIA Che c'è? Cos'hai?

MICIO Una zanzara, mamma!

MARIA L'hai uccisa? È anch'essa una creatura di Dio!

MICIO L'ho soltanto allontanata... Però, mamma, non puoi definire un vescovo Vostra Santità... Vostra Santità è un titolo che spetta soltanto al papa.

MARIA Però suona bene... lo lascio, è ben augurante!

Micio allarga le braccia. Maria fa per proseguire, ma si avvede di qualcosa e punta accigliata il figlio. Si solleva lentamente e gli si avvicina.

MARIA Aristotele! Che sono quei segni di rossetto che hai sulle guance?

MICIO (terrorizzato) Segni di rossetto, io? Ma che dici, mamma?

MARIA Proprio così: segni di rossetto! Addirittura di baci!

TAMARA (sottovoce) Te li ha lasciati lei poco fa! (mima due baci sulle guance)

MICIO (d'acchito) Me li ha lasciati lei poco fa!

MARIA Lei chi?

MICIO (in difficoltà) Lei chi, vuoi sapere?

TAMARA (sottovoce) Lei, lei! (gli indica Maria)

MICIO (dopo un respiro di sollievo) Lei tu, mamma!

MARIA Oh, che stupida! È vero! Il fatto è che non mi trucco mai!

MICIO (mentre prende dalla tasca un fazzoletto per ripulirsi il viso) Perché non continui a leggere, mamma?

MARIA Sì... è che... (serra le gambe e le agita) ...è che mi scappa la pipì! Vado un attimo in bagno!

MICIO Sì, mamma, ottima idea! (la spinge verso il bagno) Vai in bagno e... e fai con comodo!

TAMARA (sottovoce) Ci sono i miei vestiti, in bagno!

MICIO (si frappone rapido fra lei e la porta) No, no! Non ci puoi andare!

MARIA Perché?

MICIO Perché... (a Tamara, sottovoce) Perché?

TAMARA (sottovoce) Perché il bagno è occupato!

MICIO Perché il bagno è occupato!

MARIA E da chi?

MICIO (temporeggiando) È occupato da... da...

TAMARA (sottovoce) Dal vescovo!

MICIO Dal vescovo!

MARIA (sbigottita) Dal vescovo?!

MICIO Sì, mamma, proprio da lui!

MARIA E come ci è arrivato il vescovo nel tuo bagno?

Tamara muove indice e medio come fossero due gambe.

MICIO Con le proprie dit... con le proprie gambe, mamma!

MARIA E che sta facendo il vescovo nel tuo bagno?

Tamara imita una persona seduta sulla tazza che si sforza.

Micio scuote il capo e un indice per comunicarle che non lo dirà.

Tamara sbuffa, se la pensa e poi, con movenze sensuali, imita una donna che fa la doccia.

MICIO Sta facendo la doccia!

MARIA (sempre più sbigottita) La doccia?!

TAMARA (sottovoce) Si sentiva appiccicaticcio!

MICIO Si sentiva appiccicaMicio!... Appiccicaticcio!

Maria si avvede del trolley verde pisello lasciato da Tamara nei pressi dell'ingresso. Si avvicina all'oggetto.

MARIA E di chi è quel trolley là?

TAMARA (sottovoce) Del vescovo!

MICIO Del vescovo!

MARIA Il vescovo viaggia con un trolley verde pisello?

MICIO È un vescovo moderno, mamma!

Maria, sconvolta, torna verso il divano. Dà un'occhiata al quadro e vede che è un po' storto.

MARIA Io i quadri storti non li sopporto proprio!

Si dirige a passo spedito verso il quadro, costringendo Tamara a uscire a quattro zampe allo scoperto e gettando nel panico Micio.

A seconda delle mosse di Maria, Tamara va spostandosi carponi, con Micio che tenta disperatamente di far sì che la madre non scopra la ragazza seminuda. Avviene però che Maria, contrariamente a quanto ci si aspetti, muti improvvisamente direzione e, tornando sui propri passi, va a sbattere con le ginocchia sul sedere di Tamara. Spalanca gli occhi e chiede aiuto al figlio.

MARIA (allibita) Vedi anche tu quello che vedo io?

MICIO (sconvolto) No... Io... io ho un'altra prospettiva... Non vedo il didietro, vedo il didavanti!

Tamara, una volta scoperta, si mette in piedi e pulisce mani e ginocchia. C'è un grembiule da cucina poggiato sul tavolinetto, Micio si affretta a prenderlo, lo dispiega e lo inforca nel collo della ragazza.

MARIA (scioccata) E questa chi è?

MICIO Chi è? Se... se hai un attimino di pazienza te lo dico.

MARIA Le hai messo il grembiule che ti ho regalato in occasione del Giubileo?

MICIO Proprio quello, mamma.

MARIA Non le sta male... Però non mi hai ancora detto chi è.

TAMARA Glielo dico io, signora Maria.

MARIA Sa pure il mio nome?

TAMARA Sì. E so pure quello di Cunegonda, di Filomena e di Sofonisba! (le porge la mano) Piacere, Ermenegilda!

MARIA (dopo aver ricambiato la stretta di mano) Posso cortesemente sapere chi è lei?

TAMARA Ma certo, signora. Sono la cameriera personale del vescovo.

MARIA (sbigottita) I vescovi hanno una cameriera personale?

TAMARA Non tutti. Quello mio, sì. Una cameriera tuttofare! Lavo, stiro, cucino... e scopo anche.

MARIA E che ci faceva dietro al divano?

TAMARA Che ci facevo?... Stavo lavorando! Controllavo se c'era della polvere. Il vescovo è allergico agli acari. È nella polvere che si annidano maggiormente!

MICIO In effetti la polvere da sotto il divano la tolgo raramente.

MARIA Ed è solita lavorare svestita così?

TAMARA Di solito no. È che...

È Tamara questa volta a chiedere aiuto, con una smorfia, a Micio.

MICIO È che... che si stava cambiando d'abito per la cerimonia! Erano appena arrivati da... da...

TAMARA Da Montecarlo!

MARIA (sbigottita) Da Montecarlo?!

MICIO Erano andati a Lourdes e hanno fatto scalo a Montecarlo!

MARIA Montecarlo non ha aeroporto.

TAMARA A Nizza!... Abbiamo fatto scalo a Nizza! E mentre loro mettevano il carburante noi, a Nizza, abbiamo mangiato una pizza, poi siamo andati a Montecarlo con un taxi!

MICIO Sì, mamma, proprio così. Hanno consentito una sosta di un paio d'ore, e siccome avevano fame...

TAMARA Appunto! Appena rientrati il signor Vescovo ha sentito l'esigenza di fare una doccia... Io mi stavo cambiando d'abito, quando...

Tamara torna a guardare Micio affinché la aiuti.

MICIO Quandooo...

MARIA Quando?

TAMARA Quando?!

MICIO Quando è comparso un topo!

TAMARA (balzando sul divano) Sì, un topo! E sono scappata svestita com'ero!

MARIA (balza a sua volta sul divano e urla) Un topo?! Aaaah! Anch'io sarei scappata svestita com'ero!

Le due donne si abbracciano.

MICIO Nessun problema, ho provveduto io!

MARIA Non dirmi che l'hai ucciso! Anche i topi sono creature di Dio!

MICIO Non te lo dico, mamma. L'ho fatto scappare dalla porta di casa.

MARIA Ah, sì? (ci riflette e torna a urlare) Ho rischiato di trovarmelo nella scala!

MICIO Pericolo scampato.

Le due donne scendono dal divano. Maria raccatta la borsa e si avvia verso la porta d'ingresso.

MICIO Che stai facendo?

MARIA Me ne vado!

TAMARA Per via del topo?

MARIA Per via del vescovo! Non mi piace 'sta specie di vescovo!... Il trolley verde pisello, Montecarlo, la doccia, la cameriera giovane, carina e tuttofare...

TAMARA Tutto!

MICIO E il discorso di benvenuto?

MARIA Ma quale benvenuto e benvenuto! Non glielo do più! Mi faccio sostituire dalla vicepresidente! (strappa i fogli).

TAMARA Non doveva fare pipì?

MARIA C'è un bar all'angolo.

TAMARA (sorride e fa ciao con la mano) Bye!

Maria torna a baciare Micio, stampandogli nuovamente sulle guance con il rossetto la sagoma delle labbra, saluta Tamara con una smorfia ed esce di scena.

Micio emette un lungo sospiro di sollievo.

MICIO È andata! Complimenti Ermenegilda, se l'è cavata egregiamente!

TAMARA Un nome degno della famiglia, no? Se fai una figlia, potresti chiamarla così! Ma davvero sei amico di un vescovo?

MICIO Amico... proprio amico, no... Diciamo che ho dei punti di contatto.

TAMARA Beato te! Ma la sai la potenza che c'ha un vescovo? Se vuole, ti trova subito un posto di lavoro! E non un posto qualsiasi! Un posto alla Regione, o alla Provincia, o al Comune!... L'avessi io, un vescovo amico!

MICIO Adesso è ora che vada a vestirsi.

TAMARA Semmai a spogliarmi. Debbo fare la doccia... Micio, la sai una cosa? Non ti capisco proprio: non vuoi guardarmi ma... quando mi guardi, mi guardi con certi occhi... Non sono affatto quelli di una checca! (ancheggiando vistosamente si avvia verso il bagno. Prima di oltrepassare la soglia, fa mente locale e si volta) Micio, il gancetto del reggiseno! Mi aiuti, per favore?

Per facilitargli il compito, si sfila dal collo la parte superiore del grembiule e si gira, dandogli le spalle. Micio sospira, torce le labbra, poi le si avvicina. Tiene sempre il capo abbassato.

MICIO Ci tento... In queste cose non sono pratico... A patto, però, che se ci riesco lei se lo leva di dosso solo dopo che si è chiusa in bagno!

TAMARA D'accordo... Ma non sai cosa ti perdi!

Guardando di sottecchi, tenendo ben teso un unico braccio e allungando solo pollice e indice, Micio si adopera per sganciare il reggiseno. Ci riesce immediatamente e si allontana di scatto, tornando ad abbassare lo sguardo. Prestando fede alla promessa fatta, Tamara trattiene con entrambe le mani l'indumento affinché resti a contatto della pelle.

TAMARA E dici che non sei pratico! Ce l'hai fatta al primo colpo! Tu non me la conti giusta!

Tamara, tornando a sculettare, esce di scena.

MICIO Ma... ma che dice?! È stato un caso! (mortificato, osserva il pubblico)

SIPARIO


SECONDO ATTO

Micio ha indossato camicia, pantaloni e scarpe di cuoio. È in piedi, al centro della stanza, con in mano il messale - che di tanto in tanto consulta - ripete il sermone che verosimilmente dovrà recitare durante la Messa vespertina.

MICIO ...Il Vangelo di oggi, carissimi fratelli e carissime sorelle, ci offre una delle pagine più belle e significative della vita di Gesù scritte da San Giovanni, quella della peccatrice colta in flagrante adulterio! La povera donna sta per essere lapidata a morte, ma Gesù ferma i suoi giustizieri adoperando non certo la forza fisica ma quella più efficace della persuasione. Li convince con delle semplici, mirabili parole (consulta il libro): «Chi è senza peccato scagli la prima pietra!». E così ciascuno prende a interrogare se stesso e ciascuno subito dopo lascia cadere a terra la propria pietra e si allontana, risparmiando la vita a quella poveretta. «Donna - esclama allora Gesù - nessuno ti ha condannata?». «Nessuno, Signore» risponde la peccatrice. E Gesù, allora, aggiunge (torna a consultare il libro): «Neanche io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». (fa mente locale e prende a fissare il vuoto, sovrappensiero, poi ripete con un filo di voce) Neanche io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più... Neanche io ti condanno... Neanche io ti condanno...

Tace e resta immobile a fissare il vuoto. Pochi secondi ed entra in scena anche Tamara. Si è rivestita. Come di consueto mastica un chewing gum. Nella stanza non c'è più il trolley verde-pisello. Micio, non appena vedrà Tamara, si rasserenerà e abbozzerà un sorriso, che stupirà la ragazza ma che sarà ben accetto.

TAMARA Micio, che fai lì impalato? ...Micio, parlo con te! (gli si avvicina e lo punta, agitando una mano aperta davanti ai suoi occhi) Pronto?

MICIO (si scuote, come risvegliandosi) Stavo... stavo lavorando.

TAMARA Ti sentivo parlare... e poi, all'improvviso, silenzio assoluto! Ho pensato: che gli è preso un colpo?!

MICIO Ripetevo quanto ho preparato...

TAMARA Che fai l'avvocato, nella vita?

MICIO L'avvocato? Beh, in effetti potrei dire di essere un certo tipo d'avvocato...

TAMARA (scherzosa) Potresti o puoi?

MICIO Potrei o posso? Diciamo posso. Un avvocato difensore! Però a volte anche un pubblico ministero... Le rinnovo i complimenti per il pranzo, buonissimo!

TAMARA Ma non ti riesce proprio a darmi del tu? Io te l'ho dato fin dal primo momento! E dire che avrò quasi la metà dei tuoi anni. Probabilmente non avrei dovuto... ma sono fatta così... sono un'istintiva.

MICIO Va bene... d'ora in poi le do del tu.

TAMARA (abbozza un sorriso) Le do?

MICIO Come?

TAMARA No, niente. Sì, sono una brava cuoca, te l'avevo detto! (va a sedersi sul divano) Poco fa mi sono affacciata dalla finestra e ho potuto apprezzare com'è bello avere un appartamento in centro... Un viavai continuo... un mare di turisti... E c'è la fermata del bus proprio sotto casa!... Ah! Ma lo sai che ho assistito anche a uno scippo?

MICIO Magari te l'hanno organizzato apposta per darti il benvenuto!

TAMARA Ma dai, mica mi conoscono...

MICIO Non sarebbero conoscenze di cui vantarsi.

TAMARA Allora, riprendiamo il discorso?

MICIO Quale discorso?

TAMARA Chi se ne va, io o tu? Ci hai pensato?

MICIO No... ho lavorato. Tu ci hai pensato?

TAMARA Io ho un'unica alternativa.

MICIO Quella no!

TAMARA La convivenza non ti va proprio?

MICIO Non posso.

TAMARA Io non ti capisco. Ti giuro che cammino per casa sempre vestita e che non ti sfioro nemmeno!

MICIO (abbozza un sorriso) Non è per colpa tua che non posso.

TAMARA E allora per colpa di chi? (sorridendo) Del vescovo?

MICIO (sta al gioco, ma non troppo) Indirettamente è anche sua. (va a sedersi sul divano) Fra un po' te ne accorgerai con i tuoi stessi occhi.

TAMARA Fra un po', quando?

MICIO (guarda l'orologio) Al massimo fra mezz'ora. Appena uscirò per andare al lavoro.

TAMARA Mancherai molto?

MICIO Un paio d'ore.

TAMARA E mentre non ci sei, io che faccio? Magari scendo e do un'occhiata ai negozi...

MICIO Mi sembra una buona idea. Del resto hai la chiave di casa.

TAMARA Appunto.

MICIO Da molto ti sei trasferita qui in città?

Tamara abbozza un sorriso. Gradisce che lui abbia voglia di dialogare e di porle delle domande.

TAMARA Da quattro anni.

MICIO E hai vissuto sempre in quello scantinato-tugurio all'estrema periferia della città?

TAMARA Ho vissuto anche in posti peggiori! In un sottoscala... in un garage... dentro la carcassa di una roulotte abbandonata e... te l'ho detto, anche se per una sola notte, perfino dentro un cartone alla stazione ferroviaria! In quel tugurio ci ho passato gli ultimi quattro mesi... Ogni tanto però restavo da Pussy Pussy... Lui mi avrebbe tenuta sempre con sé, ma la sera, quando si toglieva la dentiera e la metteva dentro il bicchiere pieno d'acqua... Mi sono sempre chiesta se la cambiasse, quell'acqua! Per fortuna è stato sempre discreto e non mi ha mai chiesto che ci baciassimo in bocca... Lui mi baciava soltanto in un posto...

MICIO (tira avanti le mani e la interrompe) Non entriamo nei particolari, non te li ho chiesti!

TAMARA Ma che hai capito? Sulla fronte! Anzi, neppure... sui capelli!

Micio mette avanti le mani per scusarsi.

MICIO Che studi hai fatto? L'hai presa la terza media?

TAMARA Sono arrivata al secondo anno di scuola alberghiera.

MICIO E perché non hai continuato fino al diploma?

TAMARA (scrolla le spalle) Per servire ai tavoli nel ristorante di qualche albergo?

MICIO È anche quello un lavoro... e più dignitoso di tanti altri!

TAMARA Che stai pensando? Che in albergo è meglio fare la cameriera piuttosto che la puttana?

MICIO Non lo pensavo... però, se ci rifletto... Sì, certo, meglio fare la cameriera.

Si attenuano le luci e si formano due coni luminosi: uno, meno evidente, su Micio, l'altro, più vivo, su Tamara. Nel contempo parte una melodia che farà da sottofondo alle parole di Tamara.

TAMARA Il fatto è che... che volevo entrare nel mondo dello spettacolo... L'ho sempre sognato, fin da bambina... La modella, l'indossatrice, la cantante, la ballerina, l'attrice... Qualcosa, insomma! Dal momento che ero carina e avevo un bel corpo mi spronavano tutti... «Che ci resta a fare una come te in questo paesino di nemmeno mille anime, dimenticato da Dio e dagli uomini...».

MICIO Gli uomini probabilmente, ma Dio non dimentica nessuno.

TAMARA Una volta l'anno, per la festa del Santo Patrono, veniva qualche cantante... magari non tanto famoso, ma ti coinvolgeva ugualmente... Le luci, l'orchestrina, gli amplificatori, la piazza piena di gente... e io allora mi mettevo a sognare! Una volta è venuto un circo in paese... uno di quei piccoli circhi a conduzione familiare in cui tutti fanno tutto, con il tendone strappato, con l'unico leone talmente vecchio e spelacchiato che non si reggeva in piedi, e con le noccioline per il pubblico che appena le mettevi in bocca rischiavi di romperti i denti tanto erano dure! Malgrado tutto, anche quella specie di baraccone riuscì ad affascinarmi! (pausa) Conobbi un giovane, il figlio del proprietario, faceva l'acrobata e il giocoliere... Era un bel ragazzo, atletico, muscoloso... Ho mollato famiglia e scuola e l'ho seguito... Così ho preso a fare la ballerina in quel piccolo circo... Ti lascio immaginare i miei! Che disonore! Ma avevo già diciotto anni, ero maggiorenne e potevo decidere della mia vita... Ho lavorato in quel circo per quasi un anno, finché non sono rimasta incinta.

MICIO Hai... hai un figlio?

TAMARA Mi hanno fatto abortire! (sarcastica) Sarei stata un peso: mica avrei potuto ballare in quello stato!... Io non volevo, anche se non sapevo chi era il padre.

MICIO (stranito) Come non lo sapevi? Non era quel ragazzo?

TAMARA Mi hanno portata a letto più o meno tutti... Altrimenti me ne sarei dovuta andare!... Me ne sono andata lo stesso, dopo che mi hanno costretta ad abortire! Sono scappata di notte e ho fatto l'autostop... sono venuta qui in città e ci sono rimasta.

Si spengono i due coni luminosi e le luci tornano alla normalità. Cessa anche la musica.

TAMARA (si rimette in piedi) Io so cantare, sai? Sono intonata! So cantare e ballare!

MICIO (fingendo di essere coinvolto) Davvero?

TAMARA Ti canto qualcosa! Che preferisci?

MICIO Non è che io m'intenda di canzonette... Ascolto solo la musica sinfonica.

TAMARA Non è che hai una salsa?

MICIO (meravigliato) Per cantare e ballare ti serve la salsa?

TAMARA (scoppia a ridere) Ma che hai capito?! Mica la salsa di pomodoro! È un ballo latinoamericano che si chiama proprio così, salsa! Ce l'hai un disco di salsa?

MICIO Se neppure ne conoscevo l'esistenza!

TAMARA Che dischi hai, allora?

MICIO Beethoven, Mozart, Tchaikovsky...

TAMARA Ho capito, ho capito! Sai che faccio? Ho qualche base nella borsa! Almeno ce l'hai un lettore cd?

MICIO Quello sì. Nella mensola del corridoio.

TAMARA Benissimo! Canto e ballo! Ti faccio Liza Minnelli! Non dirmi che non la conosci!

MICIO (intimorito) E se te lo dico?

TAMARA È quella di Cabaret!

MICIO Non ci vado mai...

TAMARA Ma è un film! E lei è un'attrice!

MICIO Sono imperdonabile...

TAMARA (elettrizzata) Allora... Ho bisogno di un bastone... di un cappello... e di una sedia!... Per la sedia, puoi prendere quella!... Sistemala lì, al centro della stanza!... E prendi pure il lettore cd! Io vado a cercare cappello e bastone!

MICIO Ma dove vai?

Micio si è interrotto perché Tamara è già scomparsa al di là della porta. Sospira rassegnato, poi prende la sedia e la sistema al centro del proscenio. Esce per tornare dopo qualche secondo con il lettore cd. Lo sistema sul mobiletto che ospita bottiglia e bicchieri, quando sente la voce della ragazza.

TAMARA (da dietro le quinte) Ho trovato questi!

Ha alluso a un cappello da prete e a un vecchio bastone che mostra facendo capolino.

TAMARA Forse se li è dimenticati il tuo amico vescovo! (scompare)

Micio abbozza un sorriso, poi termina di sistemare il lettore cd. Infine va a sedere sul divano in attesa che lei ritorni.

Tamara non si fa attendere. Rientra dopo pochi secondi con un abitino rilucente, corto e attillato, estremamente elegante.

TAMARA È il vestito di un Capodanno di due anni fa! Ti piace?

MICIO Bello!

TAMARA (gli porge un cd) Questa è la base. Appena te lo dico la fai partire.

MICIO (mentre si porta verso il lettore) Però mi raccomando, senza battere i piedi!

TAMARA (mettendosi sull'attenti e facendo il saluto militare, batte istintivamente un piede) Signorsì!

Micio fa un sospiro. Subito dopo la ragazza sposta la sedia finché non ottiene la giusta posizione, infine mette in testa il cappello.

MICIO Posso?

TAMARA Aspetta, prima l'annuncio! Ladies and gentlemen, mesdames et messieurs, signore e signori, ecco a voi Tamara Orlandi in Cabaret! (a Micio, sottovoce) Applauso!

MICIO (mentre batte le mani, dice con voce controllata) Bene! Brava!

TAMARA Vai con la base!

Pochi secondi e si attutiscono le luci (Tamara verrà seguita da un occhio di bue) e parte la musica. Tamara esegue il proprio numero in maniera più che soddisfacente, coinvolgendo spiritosamente anche Micio che, al termine dell'esibizione la applaude convinto. Ritornano le luci. Alla fine, stanca ma contenta, la ragazza si lascia cadere sul divano, poggiando la nuca sulle gambe di Micio. Questi, a disagio, solleva le braccia e si sposta sul tronco. Tamara fa mente locale e, imbarazzata, si alza e si allontana.

TAMARA Scusami.

MICIO Fi...figurati.

TAMARA (osservandolo) Allora? Sincero però...

MICIO Per quello che ne capisco, sei abbastanza brava.

TAMARA Come mi piacerebbe entrare in questo mondo! Il fatto è che sono troppo grande!

MICIO Quanti anni hai, trenta?

TAMARA (si mette in piedi, offesa) Trenta?! Ma che cavolo dici?! Perché, ne dimostro trenta?! A volte non me ne danno neppure venti!

MICIO (si scusa) Non me ne intendo molto di queste cose...

TAMARA Vado per i venticinque.

MICIO E si è troppo grandi a quasi venticinque anni?

TAMARA Cominciano a tredici-quattordici anni!

MICIO Io ritengo che nel mondo dello spettacolo, più che l'età, sia importante il talento... Cominci a tredici-quattordici anni, ma se non vali una cicca è meglio che smetti.

TAMARA Non è così! Se sei giovane e carina e ti fai portare a letto da qualcuno che conta, ti si aprono tutte le porte! Se ne fregano del talento!

MICIO Solo in quel modo si fa carriera? Non ci credo.

TAMARA (sorridendo) L'alternativa è avere qualche vescovo amico! Però sono convinta che pure loro poi te l'avanzano, la proposta!

MICIO Non dire fesserie!

TAMARA E allora quel prelato a Porto Cervo? Il fatto è che tu sei troppo ingenuo! Ma dove hai vissuto?

MICIO In un posto in cui si crede a certi valori.

TAMARA Sulla luna! Un conto è crederci, un conto è raggiungerli!

MICIO Io mi adopero tutti i giorni per raggiungerli.

TAMARA E ci riesci?

MICIO Il più delle volte. E se non ce la faccio, persevero.

TAMARA Che vuoi che ti dica? Bravo!

MICIO Non è così difficile. Basta avere volontà, caparbietà, fiducia, amore verso gli altri...

TAMARA La sai una cosa, Micio?

MICIO Cosa?

TAMARA Non sei brutto.

MICIO (dopo una smorfia) È importante esserlo o non esserlo?

TAMARA Certo che sì! Se non fossi stata carina, Pussy Pussy a me avrebbe pensato? E allora addio appartamento!

MICIO Avresti potuto comprartelo.

TAMARA Se ero figlia di papà... O, appunto, se conoscevo un vescovo!

MICIO Lavorando seriamente. Servendo ai tavoli di un grande albergo...

TAMARA Me lo compravo a settant'anni!... Forse.

MICIO Esagerata! Dopo la gavetta, ti aprivi un ristorante tutto tuo.

TAMARA Micio, torna nel mondo! Con quali soldi te lo apri un ristorante?!

MICIO Chiedendoli in prestito a una banca.

TAMARA La banca i soldi li dà a chi ce l'ha, non ai morti di fame!... Quanti anni hai, Micio?

MICIO Tu quanti me ne dai?

TAMARA Cinquantotto? (sorride) Scherzo! Mi sono vendicata! Non lo so, quanti ne hai?

MICIO Sono vecchio... Quarantadue.

TAMARA Non si è vecchi a quarantadue anni.

MICIO Ma neppure giovani.

TAMARA Sei mai stato sposato?

MICIO No.

TAMARA Cos'hai fatto in quarantadue anni?

MICIO Bisogna essere sposati per fare qualcosa nella vita?

TAMARA (emozionata) Sai una cosa? Mi piace parlare con te.

MICIO Anche a me piace parlare con te.

TAMARA (con gli occhi lucidi) Erano anni che non parlavo così con qualcuno.

MICIO Ne sono contento... Anzi, ne sono orgoglioso! Potrai farlo tutte le volte che vorrai.

Tamara fissa il vuoto, due lacrime le scendono lungo le gote.

MICIO Che c'è? Cos'hai?

TAMARA (scrolla le spalle) Niente.

MICIO (con estrema dolcezza) Non vuoi dirmelo?

TAMARA (trattenendo la commozione) È che...

MICIO È che?...

TAMARA Che sono una scema! (scoppia a piangere)

MICIO Saresti scema perché stai piangendo?

Tamara piange a dirotto.

MICIO Ma come? Hai detto che ti è piaciuto parlare con me...

TAMARA Tanto!

MICIO E allora?

TAMARA E allora non lo so proprio!

Tamara, piangendo accorata, abbraccia Micio nascondendo il proprio volto nel suo torace. Micio inizialmente la subisce imbarazzato, poi, dopo averci pensato, le poggia una mano su una spalla.

MICIO Se... se fai così... finisce che mi commuovo anch'io...

TAMARA Scu...scusami!

MICIO Scusarti di che?

TAMARA (solleva il busto e lo guarda) Sono una cretina!

MICIO Il cretino sono io, che ti ho trattato male!

TAMARA (abbozza un sorriso) Per colpa dell'appartamento, non perché lo volevi. Tu sei buono, si capisce.

MICIO Da cosa?

TAMARA Dagli occhi.

MICIO (dopo qualche attimo di stupore) E tu come ce li hai, gli occhi?

TAMARA Boh! Studiateli.

Restano a fissarsi per alcuni secondi. Sembra che si attraggano vicendevolmente, le loro labbra si avvicinano lasciando presagire che stiano per toccarsi, ma proprio un attimo prima che ciò avvenga, Micio, in chiaro disagio, si scosta e si alza di scatto.

MICIO Purtroppo devo scappare! Te l'ho detto, ho un impegno di lavoro.

TAMARA Sì... certo... (si sforza in un sorriso)

MICIO Mancherò soltanto un paio d'ore. Poi, appena rientro, riprendiamo a parlare, te lo prometto.

TAMARA D'accordo.

MICIO Vado a prepararmi. (fa per dirigersi verso il bagno)

TAMARA Micio!

Micio si ferma, si gira e la guarda.

TAMARA Grazie!

MICIO Di che?

TAMARA È raro che la gente mi lasci sfogare.

MICIO Anch'io allora ti devo ringraziare.

TAMARA Tu? E di che?

MICIO Di avermi consentito di lasciarti sfogare.

Micio le fa un sorriso. Tamara lo segue con gli occhi finché non lo vede uscire di scena. Poi apre la borsa e tira fuori specchietto e busta con i cosmetici. Si ripassa il trucco, sbavato a causa del pianto.

Un minuto dopo rientra Micio. Ha indossato l'abito talare e va abbottonandolo. Tamara si gira a guardarlo solo dopo che ha ultimato di mettere il rimmel sulle ciglia. Spalanca gli occhi sbigottita.

MICIO (con dolcezza) Non è carnevale... non partecipo a una recita... non sono un detective privato... È che giusto stasera, in parrocchia, abbiamo la visita del vescovo... Deve impartire la cresima a una trentina di fedeli, e allora, al posto del clergyman, mi tocca indossare l'abito da cerimonia!

TAMARA (si mette lentamente in piedi) Tu... tu saresti...? Lei sarebbe...?

MICIO (continua ad abbottonare l'abito talare) Sono un prete. Un sacerdote.

TAMARA (sbigottita, si discosta dal divano) Vero?!

MICIO Cominci a capire?

TAMARA (in grande imbarazzo) Io... lei... Io me ne vado! (indietreggia)

MICIO Ma come? Dovresti rasserenarti e invece vuoi andartene? O ce l'hai con i preti?

TAMARA No, no! Solo che...

MICIO Solo che?

TAMARA Non possiamo restare tutti e due qui.

MICIO Perché anche tu reputi opportuno che un sacerdote non debba dividere l'appartamento con una ragazza giovane e bella?

TAMARA Sì, certo... per questo!

MICIO Allora avevo ragione a insistere!

TAMARA Sì...

MICIO Ma non sarai tu ad andartene.

TAMARA E allora chi, lei? No, no, assolutamente! Io... io trovo dove andare!

MICIO Vendendoti a qualcuno?

TAMARA Quella... quella mia amica... quella a cui ho telefonato prima...

MICIO La bagasciona?

TAMARA (scrolla le spalle) Ci piace scherzare! La mia amica mi può ospitare per qualche giorno...

MICIO Anche se fosse vero quello che dici... dopo?

TAMARA Mi arrangerò.

MICIO Nel modo che sappiamo? Questa è casa tua e da qui non te ne vai.

TAMARA È casa mia, però ci sta lei... ha un regolare contratto!

MICIO Mi dai del lei adesso?

TAMARA Adesso sì...

MICIO Guarda che prima di essere un prete sono un uomo... Puoi continuare a darmi del tu.

TAMARA Co...co... con...

MICIO (facendole scherzosamente il verso) Sì, coccodè!

TAMARA Con quell'abito addosso non mi riesce!

MICIO (torna a sedere) Vieni, Ermenegilda... parliamo un po'.

TAMARA (dopo un risolino e una scrollata di spalle) Ha detto che ha fretta...

MICIO La Messa è alle sei. Sarei dovuto andare per confessare, ma anche adesso sto facendo qualcosa d'importante.

Si siede anche Tamara.

MICIO Se ti può tranquillizzare, in parrocchia ho una piccola camera tutta per me. Mi trasferisco là già da stasera, in attesa che trovo un altro appartamento. A me, che sia in centro, non interessa.

TAMARA Ma io non voglio che lei se ne vada!

MICIO Non possiamo restare tutti e due, l'hai detto tu stessa.

TAMARA Soltanto per occhio di mondo... Però, se lei ritiene...

MICIO Non lo ritengo. Lo venissero a sapere i miei parrocchiani... O peggio ancora il vescovo!

TAMARA Comunque, non posso permettere che lei vada via da questa casa!

MICIO E io non posso permettere che tu torni a fare quella vita che facevi! Siccome io ho un'alternativa e tu no, sarò io ad andarmene.

TAMARA (fissandolo) Un sacerdote... non ci posso credere!

MICIO Non ce l'ho la faccia?

TAMARA (lo guarda con più attenzione) No.

MICIO Come ce l'hanno la faccia i sacerdoti?

TAMARA Non lo so... Diversa.

MICIO Si vede che non sono un buon sacerdote.

TAMARA Non ho detto questo... I-io... io volevo farle un complimento...

MICIO Siccome fare il sacerdote non è una bella cosa, ecco che i sacerdoti hanno una faccia particolare che non è quella che ho io, giusto?

TAMARA Così mi-mi-mi fa-fa-co-co...

MICIO (scherzoso) Hai provato con un sassolino in bocca?

TAMARA Così mi fa confondere! Io comunque non voglio offendere lei e non voglio offendere nemmeno i sacerdoti...

MICIO (sorride) Ma io sono un sacerdote. Non puoi fare una distinzione!

TAMARA (dopo qualche secondo) Posso farle una domanda?

MICIO (controlla l'orologio) Se è breve...

TAMARA Perché s'è fatto prete?

MICIO Secondo te, perché?

TAMARA Lei è paesano, per caso?

MICIO (abbozza un sorriso) Che c'entra?

TAMARA Nei paesi alcuni si fanno preti per andarsene via... per studiare fuori e non pagare vitto e alloggio... per avere un lavoro per tutta la vita... E poi, però, capita che qualcuno finisce che si spoglia! Don Giacomo, il parroco che c'era una decina d'anni fa nella Chiesa del mio paese, se n'è scappato con la sartina che lavorava nella casa di fronte... Non sono più tornati. Poi si è saputo che si sono sposati e hanno avuto pure dei figli.

MICIO Vuol dire che era questo il disegno divino. In ogni caso ha trionfato egualmente l'amore! Io spero che Dio per me non abbia lo stesso disegno... Sia comunque fatta la Sua volontà.

Tamara istintivamente si fa il segno della croce.

MICIO Mi sono fatto prete per vocazione, non perché avessi secondi fini.

TAMARA (dopo qualche secondo) Le posso fare un'altra domanda?

MICIO (dà un'altra occhiata all'orologio) Veloce!

TAMARA Dio esiste davvero?

MICIO Diceva un grande filosofo "Dio, se non c'è, bisognerebbe inventarlo". Pensa che guaio se non esistesse! Che tristezza! Quante ingiustizie! Nessuna consolazione! E quante domande senza risposta! Meglio avere fede e credere che esiste...

TAMARA Però se... se non esistesse... lei avrebbe... avrebbe, diciamo, buttato la sua vita.

MICIO E che non esiste, quando lo verrei a sapere? Dopo morto. Ma se non c'è un'altra vita non potrei saperlo! Dunque è un problema che non si pone! Cosa ti piacerebbe fare più di ogni altra cosa al mondo?

TAMARA Gliel'ho detto: la ballerina, la cantante, l'attrice... Insomma, l'artista.

MICIO Facendola, non butteresti la tua vita, giusto?

TAMARA Giusto.

MICIO Io, più di ogni altra cosa al mondo, volevo fare il sacerdote, lo faccio, quindi non sto buttando la mia vita. E poi, non ci occupiamo soltanto dell'anima, ci adoperiamo anche in favore del prossimo, specialmente quello più bisognoso.

TAMARA (dopo una pausa) Lei... lei... Non so se posso chiederglielo...

MICIO Puoi chiedermi tutto, purché ti sbrighi!

TAMARA Non so se posso... è difficile...

MICIO Tenta.

TAMARA L'ha mai fatto l'amore?

MICIO L'amore? Ebbene sì! (in confidenza) L'amore lo faccio tutti i giorni, specie da quando indosso quest'abito. (riprendendo il tono normale) Fare l'amore è lo scopo della mia vocazione, il fine ultimo. Chi non ha mai fatto l'amore, probabilmente, sei proprio tu.

TAMARA (sbalordita) Io?!

MICIO (controlla per l'ennesima volta l'orologio e si mette in piedi) Adesso devo proprio andare, se il vescovo arriva prima di me, chi lo sente?! Non trova neppure la presidentessa delle dame di carità che gli dà il benvenuto!

TAMARA Io... io non ne ho colpa! È stata Maria... cioè sua madre... a decidere!

MICIO Posso chiederti una cosa io?

TAMARA Sì, certo... (sorride) Ma veloce, però!

MICIO In parrocchia abbiamo un teatro... un bel teatro... il palcoscenico, il sipario, i camerini, le luci, le poltrone... insomma, non gli manca niente! Ma non l'adoperiamo perché non c'è nessuno in grado di gestirlo... Qualcuno che sappia cantare, ballare, recitare... E dire che ci sono un sacco di giovani che vorrebbero imparare...

TAMARA (interrompendolo) È una bella cosa! Una bella opportunità! L'avessimo avuto noi, un teatro, nella parrocchia del paese!

MICIO Si potrebbero fare dei festival canori, una scuola di ballo, un'altra di recitazione... Si potrebbe tenere anche un vero e proprio cartellone teatrale, con tanto di abbonamenti e ospiti d'onore... Ma ci vorrebbe qualcuno, o qualcuna, in grado di curare l'organizzazione, la regia... di insegnare a giovani e meno giovani... Vorresti occupartene tu?

TAMARA (spalanca gli occhi) Io?!

MICIO Sì, tu. Non ti andrebbe? Guarda che sarai stipendiata!

TAMARA Non è questo il proble...

MICIO (non si fa interrompere) Niente di eccezionale, ma quanto basta per sopravvivere. C'è da tempo l'approvazione del Consiglio Pastorale. È una parrocchia ricca, la mia, non credere! Si trova nel quartiere bene della città! Fra matrimoni in pompa magna, funerali di prima classe e offerte più che generose da parte dei fedeli, ce la passiamo abbastanza bene!

TAMARA Io... io non so se...

MICIO Cos'è che non sai? Hai detto che nella vita avresti voluto cantare, ballare, recitare...

TAMARA Sì... però...

MICIO Però, cosa?

TAMARA Ballare o cantare a casa propria è diverso dal farlo in un teatro...

MICIO Se si ha talento, è soltanto un problema di vincere l'emozione.

TAMARA Io non so se ho talento...

MICIO Io sono sicuro che lo hai. Me l'hai dimostrato.

TAMARA (contenta) Davvero?

MICIO Anche se mi piace Beethoven, sono in grado di capire quando una persona è artisticamente valida.

TAMARA E io lo sono?

MICIO Credo proprio di sì!

TAMARA E poi... e poi non so se saprei vincere l'emozione...

MICIO Guarda che l'emozione la provi solo all'inizio, poi, una volta lanciata... Al limite, prima di entrare in palcoscenico, o bevi un doppio whisky o fumi uno spinello!

Tamara lo fissa stupita.

MICIO Che razza di prete, vero? (in confidenza) A volte, qualche peccatuccio veniale, se conduce a un nobile scopo, è perdonabile.

TAMARA Dice?

MICIO In ogni caso, solo affrontando pubblico e palcoscenico puoi verificare se sei capace o meno.

TAMARA (frastornata) Speriamo...

MICIO Allora, ci posso contare?

TAMARA Certo, mi piacerebbe... Mi piacerebbe tantissimo! Perché è una cosa bellissima... una cosa che ho sempre sognato...

MICIO Capita qualche volta che i sogni si avverino...

TAMARA Quando una c'ha culo!

Capisce di aver fatto una gaffe e si tappa la bocca con una mano.

MICIO Quello non guasta mai! Affare fatto, allora?

TAMARA Pro...proviamo.

Micio si avvia verso l'uscita. Tamara scuote il capo come a voler risvegliarsi da un sogno.

MICIO Ci vediamo fra un paio d'ore. Vengo a prendere un ricambio... lo spazzolino, il pigiama... E poi magari andiamo insieme al ristorante... Non preoccuparti, prima mi cambio: jeans, maglietta e scarpe da tennis... E mi metto pure un orecchino finto... così non t'imbarazzi e puoi tornare a darmi del tu!

TAMARA (a disagio) No... non è che... (sorride) Okay!

MICIO Allora, a dopo!

Micio arriccia il naso per salutarla, poi si avvia verso l'uscita. Tamara lo raggiunge di corsa.

TAMARA Padre, io ho un'amica... (ci riflette)... Beh, non proprio un'amica, una conoscente... (ci riflette nuovamente)... Vabbe', un'amica! Lei ogni tanto fa la spogliarellista nelle feste private. Una volta l'hanno fatta uscire completamente nuda da un... (si rende conto della nuova gaffe, s'interrompe e si dà uno schiaffo sulla fronte)... Che cretina, che sono!

MICIO Vorresti coinvolgerla? Perché no?

TAMARA Nuda però no, ci mancherebbe! Se facciamo una commedia musicale... Anche lei è brava a cantare e a ballare!

MICIO Una commedia musicale? Mi sembra un'idea fantastica! Parliamone! Però non adesso, devo proprio scappare! (guardando il quadro del vescovo) E poi ci rimane sempre il Vescovo che ci può dare una mano...

TAMARA (incredula, ma speranzosa) Per me?

MICIO Io ce l'ho già, un lavoro.

TAMARA E se vuole qualcosa in cambio?

MICIO Da me?

TAMARA No.

MICIO Da te?

TAMARA Uh, uh!

MICIO Qualcosa di quel genere là?

TAMARA Uh, uh!

MICIO (dopo averci pensato per qualche secondo) Non penso che...

TAMARA (interrompendo il prete) E se invece vuole farmi fare una specie di cameriera tuttofare, con le camere comunicanti, come quel vescovo a Porto Cervo, che gli diciamo?

MICIO (fa il gesto dell'ombrello) Che si attacchi al tram! (solleva gli occhi al cielo) Signore, perdonami, ma quando ci vuole, ci vuole!

Micio esce di scena.

Tamara guarda il pubblico, mentre la luce si attenua verso il buio.

SIPARIO