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Le sane abitudini

Prima o poi tutto finirà e il Covid sarà destinato a trasformarsi in un semplice raffreddore. Ma come la tubercolosi ci ha lasciato la sana abitudine di non sputare per strada, così non tutti i costumi e le abitudini di questi mesi dovranno essere buttati. Vorrei che si mantenessero, anche in futuro, alcune sane consuetudini dettate dal buonsenso. Per esempio conserverei l'abitudine a non baciarci quando ci si saluta: via questa umida usanza tribale aggravata dalla superstizione che i baci sulle guance devono essere tre altrimenti porta male; o incidenti imbarazzanti (a me è capitato diverse volte) quando andiamo per baciarci e ci ritroviamo labbra contro labbra: da lì rossori, impaccio, balbettii e matrimoni riparatori. Manterrei i treni con le persone sedute a scacchiera, perché così nel posto accanto possiamo appoggiare il libro o la borsa, nonché avere la possibilità di stendere le gambe. Sempre sui treni, vorrei che si mantenesse l'obbligo della mascherina, non per ragioni sanitarie ma per imbavagliare quelli che parlano continuamente al cellulare. Anche il coprifuoco alle 22 andrebbe mantenuto, ma solo per chi è invitato in un'abitazione privata: questo garantirebbe sia gli invitati, che troverebbero la cena pronta senza inutili convenevoli, sia il padrone di casa, che avrebbe la certezza che gli ospiti alle dieci meno un quarto sarebbero fuori dalle palle. Manterrei anche il divieto di assembramento, un ottimo argine a qualsivoglia deriva populistica e soprattutto a intossicazioni da traspirazione collettiva. Ma ciò che più di tutto spero manterremo è l'igiene, delle superfici ma soprattutto personale. Ora che abbiamo imparato a lavarci le mani, è giunto il momento di risalire lungo il braccio, superare le ascelle, passare per il collo fino ad arrivare ai capelli. Quando torneremo alla vita normale sarebbe bello essere tutti profumati. Con la scusa di evitare una nuova pandemia, laviamoci di più, anche perché se il Covid ci ha tolto l'olfatto ci sarà pure una ragione.