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Lezioni americane


Scriveva Calvino nelle sue "Lezioni americane": «Perché sento il bisogno di difendere dei valori che a molti potranno sembrare ovvi? Credo che la mia prima spinta venga da una mia ipersensibilità o allergia: mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni d'insoddisfazione di cui posso rendermi conto». E continuava: «Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze». Per poi spiegare: «Non m'interessa qui chiedermi se le origini di quest'epidemia siano da ricercare nella politica, nell'ideologia, nella burocrazia, nell'omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità che ha la letteratura di creare degli anticorpi che contrastino l'espandersi della peste del linguaggio». Non ho nulla da aggiungere alle parole del grande scrittore, nemmeno in questa stagione in cui una quasi «epidemia pestilenziale» l'abbiamo davvero. E se questa non ha colpito quella facoltà a cui Calvino si riferiva, perché, come si legge nelle sue stesse parole, già acciaccata e ferita da tempo, di sicuro non ha contribuito alla ricerca di una soluzione ai suoi mali. Così, adesso, questo linguaggio offeso si fa parola offensiva, usata per urlare contro lo straniero, contro il presunto untore o contro la ragazza rapita mentre cercava di portare un sorriso in un mondo che piange troppo.