Il quaderno di Grenouille

L'invincibilità della vita


Stamattina sono arrivate. Prima una, poi tre, poi cinque... le ho viste planare sul viale e poi innalzarsi veloci verso l'alto. Le ho cercate molto in questi giorni passati sul balcone. Non c'erano. Oggi le rondini sono arrivate.

Mi sono chiesto se già prima svolazzavano a mia insaputa sulla città con i loro inconfondibili rumori da stormo, ma a questo non posso dare risposta, perché non vado in giro per la città da più di un mese. Le cerco sempre, ogni anno, e quest'anno sono arrivate tardi, ma ora ci sono, le ho viste. Poi arriveranno le cicale a creare quel sottofondo ritmato, ma dopo ci sarà il mare a prendere la scena. Dal balcone lo guardo ogni giorno e lui mi rimanda aria che sa di buono. Lo vedo intrappolato in fondo a una scia di palazzine. È a trecento metri da me ma mi regala la sua presenza riempiendomi le narici e mostrandomi le piccole onde che mi spiegano i venti: il grecale, il maestrale, lo scirocco. Sono le onde e il colore del mare a spiegarmelo.

Il balcone è un mondo che parla, che risveglia la memoria nel suo profondo. È un mondo che sembra piccolo ma è immenso, e alla fine ti accorgi che hai fatto tanta strada ma ti basta anche un piccolo spazio di pochi metri quadrati per essere felice. Ci basta poco, lo stiamo scoprendo in questi giorni, perché la vita ci appaia nella sua vera essenza al netto di tutto ciò di cui inutilmente ci circondiamo. Ci bastano cinque rondini e uno spicchio di mare. Attorno tanto rumore inutile, tante parole, fiumi di lacrime ed emozioni incontenibili. La memoria ci basta? Forse no, ma senza di essa non ci sentiremmo vivi. Per questo in questi giorni abbiamo paura, perché è la memoria che cade in questa guerra: i nostri anziani, i custodi della memoria, la parte essenziale per una comunità. Cadono come foglie e senza passaggi intermedi. Cadono e basta, senza nomi e senza storie.

Senza memoria ci sentiamo sguarniti, deboli, pieni di angoscia. È questo che ci fa paura, che ci spaventa, che ci deprime. Si sta pericolosamente decimando la nostra memoria, la nostra sapienza. Senza di essa non riusciremo più a capire perché le rondini sono arrivate a metà aprile, e la scienza non potrà ma spiegarcelo fino in fondo.