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Ma le gambe


Pare che le gambe troppo scoperte delle studentesse siano un'attrazione irresistibile, specie con i nuovi banchi monoposto che non lasciano nulla all'immaginazione. «Ai professori cade l'occhio» avrebbe detto la vicepreside di un liceo romano ad alcune liceali che indossavano la minigonna, raccomandando loro un abbigliamento più contenuto. E' chiaro che la vicepreside non ha figli adolescenti, altrimenti saprebbe che il modo più efficace per indurli a vestirsi di più è ordinargli di vestirsi di meno. Vera o presunta che sia, la frase della dirigente ha avuto l'effetto di un fiammifero in un pagliaio: ovviamente le studentesse hanno risposto invitando tutte a presentarsi a scuola in minigonna. Le ragazze del liceo hanno affermato che «i nostri corpi non possono essere oggettificati, non possiamo prenderci la colpa degli sguardi degli insegnanti maschi». Una frase che stupisce meno del silenzio degli insegnanti maschi, che non hanno sentito il bisogno né di smentire la vicepreside, che li ha dipinti come dei guardoni allupati, né di rassicurare le studentesse sul fatto che la scuola le protegge e le rispetta comunque siano vestite. Cari presidi, che la scuola sia un luogo di lavoro che non è decoroso frequentare mezzi nudi, è una questione da discutere, ma con tutti i problemi che avete in questo periodo, dovete proprio andarvi a incasinare sugli orli delle gonne? Anche perché la didattica a distanza è sempre dietro l'angolo, e se dovesse essere ripristinata nessuno vedrà più le gambe di nessuno e le lezioni torneranno a mezzobusto come il tiggì. Nel frattempo i professori che vedranno tutti i giorni folte schiere di giovani cosce nude, perderanno l'interesse e magari cominceranno a far "cadere l'occhio" sulle gambe delle vicepresidi.