Abolire il Nobel è come chiudere Sanremo

17.10.2016 16:15

Forse era più corretto chiamarlo “Premio lacrime di coccodrillo”, dato che furono proprio il rimorso e il timore di lasciare ai posteri un ricordo detestabile a suggerire ad Alfred Nobel, lo svedese che inventò la dinamite, di istituire un premio destinato a uomini d'ingegno le cui imprese avessero giovato al benessere dei propri simili, anziché farne saltare in aria parecchie migliaia. Cose che succedevano nella Belle Époque, quando le nazioni durante l'orario di lavoro pianificavano la distruzione reciproca, l'arricchimento sfrenato, lo sfruttamento e il genocidio dei popoli non europei, ma nel tempo libero si dilettavano di filantropia e di progresso del genere umano. E se si fosse chiamato “Premio lacrime di coccodrillo” sarebbe stato meno prestigioso? Probabilmente no, anche perché farebbero sempre gola i bei soldoni che lo accompagnano, derivanti dagli interessi sul capitale accumulato da Nobel a suon di esplosioni (mi chiedo cosa aspettano le multinazionali del tabacco a istituire un premio che faccia dimenticare ai posteri i milioni di morti per tumore ai polmoni). Invece il premio ha un suono dal nome prestigioso e rassicurante, che etimologicamente evoca la nobiltà, riferita non al lignaggio ma all'aristocrazia del pensiero, e “Nobel” è diventato sinonimo di genio idealista e benefico.

Con l'andare del tempo, l'assegnazione del premio è diventata una versione culturale in salsa scandinava del mitico giudizio di Paride, con scienziati, politici e letterati al posto delle vanitose dee dell'Olimpo. Una sorta di versione trombona del premio Oscar, senza discorsi spiritosi e conduttori brillanti; un Festival di Sanremo dove tutti i concorrenti hanno almeno una laurea, ma sanno incassare la sconfitta con meno classe dei cantanti in gara all'Ariston. In prima fila gli scrittori rosiconi, ai quali Bob Dylan fino a ieri stava simpaticissimo e che ora reagiscono al suo Nobel peggio degli orchestrali di Sanremo quando vinse Valerio Scanu.

Cambiare nome al premio potrebbe essere una soluzione, abolirlo del tutto, forse, sarebbe ancora meglio, ma sarebbe come chiudere Sanremo: dovremmo rinunciare all'unica occasione in tutto l'anno in cui sui media si parla di musica, nel caso del Nobel, di scienza, letteratura e pace. Soluzioni intermedie? Renderlo mensile o addirittura settimanale, così ci sono chance per tutti, specialmente per gli scrittori rosiconi, che sono tanti, tantissimi, guadagnano molto bene e campano pure a lungo. Oppure si potrebbero pensionare i vecchi giurati svedesi e affidare i verdetti al televoto. Ma questo è meglio di no, perché se il prossimo Nobel per la letteratura dovesse vincerlo Elton John, chi lo sente Baricco?

 

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