Adorabili a chilometro zero

22.02.2015 14:24

Se ci avessero gettato dentro anche una monetina, avremmo rischiato, secondo la tradizione, di ritrovarceli presto a Roma.

Una riflessione un po’ semplicistica ma sempre più credibile delle spiegazioni e dello scaricabarile fra Campidoglio, Questura e Prefettura; e mi viene da pensare che i famosi «sacchi» che hanno segnato tragicamente la storia di Roma, da Brenno ai Lanzichenecchi, siano state in realtà trasferte di hooligans mal gestite e poi spacciate ai posteri per razzie di orde barbariche.

Non sapremo mai se anche dietro alle scorribande degli ultrà visigoti ci fu un malinteso con la polizia romana riguardo a chi avrebbe dovuto controllare le teste più calde, come hanno lamentato i rappresentanti del Feyenoord.

Questo perché i probi olandesi sembrano aver adottato il vecchio proverbio «quando sei a Roma, fa come i romani», non solo nel senso di avere poco rispetto per l'arredo urbano, ma anche di fare i furbi e addossare le responsabilità ad altri.

Il presidente del Feyenoord ha invocato una multa dell'Uefa contro i tifosi della Roma, colpevoli di aver lanciato fumogeni all'interno dell'Olimpico, «che noi abbiamo lasciato immacolato», prima di tornarsene a Rotterdam a bordo della mongolfiera dell'Olandesina della Mira Lanza, quella che nel vecchio Carosello metteva il pulcino Calimero in lavatrice dicendogli «non sei nero, sei solo sporco».

Evidentemente per gli italiani del boom infilare un pulcino indifeso in lavatrice pronunciando frasi razziste era considerato un normale comportamento da olandesi: l'apartheid, del resto, l'avevano brevettata pochi anni prima i loro coloni in Sudafrica, e la schiavitù nelle colonie olandesi era stata abolita soltanto un secolo prima (nel 1864), quasi in contemporanea con gli Stati Uniti.

Però una cosa è certa, da quel giovedì di fuoco la reputazione degli olandesi esce ben più malconcia della fontana della Barcaccia.

Il popolo olandese è da sempre uno dei popoli più stimati del mondo e l'Olanda è immancabilmente nel gruppetto di testa nelle classifiche dei Paesi più tolleranti, pragmatici, piacevolmente materialisti, amanti della comodità e della pulizia; sembrano concentrare il meglio degli inglesi e dei tedeschi, con una spruzzatina di perfezione scandinava.

Mi stavano simpatici quando a scuola studiavo la Guerra degli Ottant'anni, che li vide opporsi tenacemente e vittoriosamente al dominio spagnolo (sarà per questo che i loro hooligans hanno assaltato piazza di Spagna?). E poi la pittura, gli zoccoletti, i tulipani, il formaggio, il cioccolato, il calcio totale, Spinoza, Anna Frank, le piste ciclabili, le ragazze in vetrina.

Secondo le statistiche l'Olanda è pure il Paese dove si mangia meglio, per quantità, qualità e salubrità degli alimenti (bello schiaffo per l'Italia, che arranca all'ottavo posto).

Tutto molto bello. Ma quando gli olandesi si staccano dalla loro terra sembrano perdere molte delle loro qualità, in primis la paciosità, e possono diventare dei discreti bastardi, o meglio bastardi come molti altri popoli occidentali, solo che da loro non te lo aspetteresti mai. Il fatto che il loro impero coloniale sia stato meno esteso di altri non significa che gli olandesi siano stati meno crudeli e razzisti di inglesi o spagnoli, uno per tutti il massacro nell'isola di Giava, dove i soldati della regina Guglielmina compirono una carneficina per stroncare la lotta per l'indipendenza (di queste atrocità l'Olanda ha chiesto scusa all'Indonesia). E comunque gli energumeni che hanno devastato la Barcaccia sono sempre moralmente superiori ai caschi blu che vent’anni fa a Srebrenica lasciarono sterminare dai serbi, senza alzare un dito, migliaia di bosniaci che avrebbero dovuto proteggere.

Quello che voglio dire è che gli olandesi sono adorabili soprattutto a chilometro zero, cioè a casa loro, dove hanno tutti i loro comfort - welfare, canne libere, prostitute che rilasciano fattura, formaggio e piste ciclabili - e soprattutto vengono tenuti sotto controllo. Ma proprio per questo fanno tanta rabbia.

Se ad attaccare briga e a pisciare per strada è l'immigrato arrivato sul barcone, puoi pensare che il suo comportamento antisociale derivi dalla violenza e dal degrado dell'ambiente d'origine, e che il disprezzo per ciò che lo circonda è un riflesso di quello che prova per se stesso. Ma questi ragazzi che hanno tutto il meglio della civiltà occidentale, di cosa devono sfogarsi su una fontana del Bernini? Non ci vengano a raccontare che Rotterdam è una città in declino dopo la chiusura dei cantieri navali e che i “furiosi” del Feyenoord sono disperati che esprimono la loro frustrazione come possono, non ce lo vengano a dire, perché tutti sanno che i quartieri degradati di Rotterdam sembrano prestigiose zone residenziali di Bolzano.

Se c'è una lezione da ricavare da questa devastazione operata da stranieri è che non esistono popoli barbari, esiste una quota-barbari in ogni popolo, anche nel più civile e ripulito.

La Città Eterna, con la sua grande bellezza, con la sua immensa grandezza, è sempre una provocazione per i barbari d'ogni etnia, religione e colore, ieri come oggi, che abbiano l'elmo con le corna o il passamontagna nero o il turbante bianco, che credano in Allah, in Odino o solo nella dea birra. E nella devastazione di Roma mettiamoci pure i barbari con cognomi italiani che, mentre deprechiamo i vandalismi dei tifosi olandesi, continuano a saccheggiare la povera Roma e a pisciarle sul cuore.