Amore, ti dovrei confessare una cosa...

27.11.2016 12:32

Non ci sono più le lady Macbeth di una volta, che vagavano per il castello invocando i profumi d’Arabia per purificare la mano dal sangue di re Duncan. Quelle di oggi non usano il pugnale per far giustizia dei nemici del marito, si limitano soltanto a pugnalare la loro reputazione a colpi di tweet; tengono gli affusolati ditini sullo smartphone e non celano le loro sembianze sotto un cappuccio ma dietro un nick apparentemente innocuo tipo Beatrice Di Maio.

Se le lady Macbeth sono come Tommasa Giovannoni Ottaviani, la moglie di Renato Brunetta, pezzo grosso (senza ironia) di Forza Italia, significa che neanche i lord Macbeth sono più quelli di una volta, e forse è meglio così: la tragedia scozzese è notoriamente il dramma più menagramo di tutto il teatro, e la politica italiana è già abbastanza sfigata di suo. Ma più che dalle parti di Shakespeare qui siamo in zona Luis Buñuel, il regista di Bella di giorno, il film che narra le gesta di un'avvenente signora borghese, bionda, slanciata e apparentemente inaccessibile come la Catherine Deneuve dei bei tempi che, all'insaputa del marito troppo spesso assente, si inventa un'altra se stessa per dare corpo alle sue fantasie più inconfessabili. 

Nell'Italia di oggi c’è Tommasa Giovannoni Ottaviani, bionda e raffinata consorte di un politico di centrodestra impegnatissimo fra parlamento e talk-show, che di mestiere arreda lussuosamente le case dei pari-censo e su Twitter si firma Beatrice Di Maio, scagliando frecce avvelenate di 140 caratteri, corredate da foto ironiche, contro i nemici del marito. Beatrice come la musa dantesca e Di Maio come il vice presidente grillino della Camera, ossia il prototipo della donna angelicata calato nella bolgia della politica in una sorta di profanazione buñueliana. Tanto calato da procurarsi una denuncia per calunnia e diffamazione da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e da far sospettare a un valoroso giornalista de La Stampa di essere la punta di diamante della propaganda pentastellata e non un'arredatrice con il prurito della satira e tanto tempo da perdere, oggi che anche i ricchi comprano i divani all’Ikea.

E Brunetta? Renato, così gentile e così educato, a quanto pare non sapeva nulla dei piccanti passatempi social di Beatrice, ed è veramente da film la scena che la donna ha raccontato a Libero: lei che guarda lui e gli dice «Amore, ti dovrei confessare una cosa…». Per fortuna la scena successiva non ha seguito la sceneggiatura di Bella di giorno, dove il marito, dopo la rivelazione della doppia vita della moglie, viene gravemente ferito da un cliente geloso e ridotto su una sedia a rotelle. Del resto ad avercela con Beatrice ormai sono in parecchi, forse anche lo stesso Brunetta, finito in prima pagina su Libero insieme alla sua signora sotto il titolo «Attenti a quei due». E invece no, Renato difende la moglie: «Quello di mia moglie è impegno civile e legittima satira» ha dichiarato con una punta di fierezza. Fatto sta che Beatrice Di Maio è sparita da Twitter, ma - chissà? - potrebbe portare quel suo fuego in contesti più intimi e meno virtuali, perfetto lieto fine per un film da affidare, se ci fosse, a un nuovo Buñuel.

 

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