Atto pubblico in luogo osceno

04.10.2015 20:37

Durante le rappresentazioni teatrali nella Francia del Settecento (stiamo parlando dell’Ancien Règime), a volte scoppiavano risse furibonde nelle platee, dove la soldataglia e la plebe si spintonavano per un posto in piedi, lanciando commenti salaci all’indirizzo delle dame molto truccate e scollate che si affacciavano dai palchi. 

In quella complessa e stratificatissima società (se volete approfondire leggetevi La società di corte edito da Il Mulino), in cui persino i lacchè dei nobili si sentivano in diritto di spadroneggiare, non era raro che gli attori delle commedie finissero in prigione per aver mancato di rispetto ai tantissimi potenti e prepotenti, oppure che i sostenitori e i detrattori del tale attore se le dessero di santa ragione durante lo spettacolo, facendo sì che quest’ultimo fosse interrotto.

Risse nei luoghi pubblici sono scoppiate sempre, addirittura il cappello definito “lobbia”, quello con un grosso avvallamento al centro, venne chiamato così dal nome del senatore Lobbia, che negli anni dello “scandalo tabacchi”, uno dei primi scandali dopo l’unità d’Italia, si prese una bastonata in testa durante il processo.

Insomma, non si andava tanto per il sottile allora, così come adesso. Con la differenza che adesso, in un’epoca politicamente corretta ma anche molto tollerante nei confronti dei maleducati, mi sembra intollerabile che un senatore rivolga un insulto sessista alla collega di un gruppo avversario. Molti di noi pensa che il mondo dovrebbe evolversi, che la nozione di civiltà dovrebbe comprendere l’educazione formale e lo scambio, se non proprio di cortesie, almeno di parole e commenti civili, che allo sviluppo dell’industria, delle tecnologie, della medicina, dovrebbe corrispondere l’evoluzione dei modi. E invece no, accade il contrario. Ci si insulta ovunque e le donne, che da un tempo relativamente breve e in particolare nei Paesi occidentali hanno accesso alle cariche più alte della vita pubblica, sono i bersagli preferiti di queste volgari invettive. 

Di primo acchito, verrebbe da commentare che ciò sia dovuto all’evidente basso livello culturale di chi occupa posizioni di potere, gente per la quale far carriera è sinonimo di arroganza e maleducazione, e da qui la continua ricerca di visibilità, che sembra essere diventato il sostantivo-feticcio di questi anni.

Ma personalmente credo sia possibile che l’esplosione e la moltiplicazione dello scambio d’informazioni, traghettate dai social media, abbiano semplicemente portato alla ribalta, una ribalta potenzialmente immensa e poco controllata e sanzionata, l’aggressività latente in ognuno di noi. Chi ha educazione e modi sa come tenerla a bada, gli altri, non educati al controllo, ritengono invece un diritto l’esercizio delle proprie pulsioni, prima ancora delle proprie funzioni. 

Evitare i molesti sui social media è possibile; sperare che si trovino i mezzi e i modi per arginare gli squilibrati senza per questo riaprire i manicomi pure; evitare gente come Lucio Barani, che da sindaco di Aulla (un paese della Lunigiana) candidò la sua città alle Olimpiadi e istituì un assessorato al malocchio, è impossibile, perché purtroppo una legge elettorale ce lo impedisce.

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