Burlati da Burlando

12.11.2014 19:47

Sarà per la sua faccia paciosa, per l'eloquio lento e monocorde che evoca un distacco olimpico dalle cose del mondo, ma ogni volta che appare in tivù Claudio Burlando (e in questi giorni con la Liguria nuovamente flagellata dalle piogge capita spesso), sembra uno che passa di lì per caso, e che con noia che rasenta il fastidio risponde alle domande di chi lo intervista sull'emergenza che sta investendo la sua regione.

Non c'è muscolo del suo viso o sguardo che denoti partecipazione al dramma che stanno vivendo i suoi concittadini, mai un alzar di sopracciglia che mostri tutta l'indignazione per la colpevole incuria con cui è stato trattato il territorio.

Claudio Burlando incarna alla perfezione la plastica rappresentazione della politica chiusa nel Palazzo che se ne infischia di quel che succede fuori, e quando è costretta a uscire dal dorato isolamento, sembra quasi ci voglia far pesare il disturbo che le è stato provocato.

Frane, alluvioni, esondazioni, ci sono sempre parole di circostanza, colpe da attribuire ad altri, rivendicazioni di soldi stanziati e mai spesi, inviti alla pazienza e promesse di un futuro migliore, in barba alla lampante evidenza che invece (Genova docet) bastano due giorni di pioggia perché ineluttabilmente la catastrofe si ripeta.

Burlando è uno di quei politici del Pd (è stato dalemiano, poi bersaniano e oggi, dopo averlo criticato, pare anche lui esser diventato un renziano) non ha mai scalfito il granitico potere di cui ha goduto in questi anni.

Dal 2005 è presidente della Regione, un tempo sufficiente per vedere il dissesto idrogeologico avanzare, i soldi stanziati non spesi e i lavori per mettere in sicurezza il territorio mai partiti.

Non mi pare di ricordare che la voce della sua vibrante protesta si sia levata alta a denunciare il misfatto.

Claudio Burlando coltiva la nobile arte della sparizione. Nelle situazioni critiche, ed è successo più di una volta, lui frequenta l'altrove, predilige il non esserci all'esserci.

E quel che è bello è che spesso accampa teneri pretesti, come quando disertò un’importante riunione del Consiglio Regionale per una scampagnata a cercare funghi, peccatuccio veniale che gli fu oltremodo rinfacciato. «Ne ho raccolti un centinaio» disse con tono arrogante ai giornalisti che stigmatizzarono la sua scappatella.

I suoi avversari - compreso l'ultimo, Sergio Cofferati - parlano di un «sistema Burlando» da abbattere.

Se ha resistito per così tanto tempo, immagino che quel sistema abbia messo radici. Fossero state almeno sufficienti da impedire al terreno di franare magari i suoi concittadini - burlati da Burlando - gli avrebbero perdonato quel senso di estraneità a ciò che intorno crolla e di cui lui parla come fosse un film che non gli appartiene.