Cagatemi per favore

12.05.2015 22:34

In  fondo siamo tutti figli dell’applicazione di qualche uccello, non solo Periscope, l’applicazione figlia dell’uccellino di Twitter, che nei giorni scorsi ha vissuto la sua apoteosi: inaugurazione di Expo2015, i disordini in centro a Milano e il concertone del Primo Maggio, tutti eventi da catturare in diretta e servire a bocconcini caldi caldi, senza bisogno di covare i video negli smartphone neanche quel tanto che basta per condividerli sui social.

La diretta in streaming non è più solo appannaggio di Lord Beppe Grillo e dei suoi accoliti, ma è alla portata (per ora) di tutti quelli che possiedono un iPhone o un iPad, gli unici dispositivi per cui Periscope è disponibile. In pochi giorni già un milione di utenti, a quanto pare si sentiva proprio un gran bisogno dell'applicazione che regala il bello della diretta, ma più spesso il banale della diretta, l'autoreferenziale, il narcisistico, il pasticciato, il «cagatemi per favore».

Scrivere un tweet era troppo difficile, invece con Periscope è tutta un’altra cosa e non è più indispensabile nemmeno il requisito minimo dell'alfabetizzazione.

Per carità, non voglio scadere nel moralismo misoneista, dico solo che Periscope è più o meno il Twitter dell'immagine. Prendersela con l'odierna smania collettiva di apparire, di dimostrare la propria esistenza, come fanno i soloni da corsivetto, è uno snobismo classista. C'è chi ha il posto fisso in un giornale o in tivù, chi si è creato un sito e deve procacciarsi ogni giorno i lettori e chi si arrabatta gratis per essere visto o letto per qualche secondo, a costo di comprimersi nei 140 caratteri di Twitter o di collegarsi puntualmente ogni mattina con Periscope per condividere (visivamente) la propria colazione.

Piuttosto è quel nome – Periscope – che depista: periscopare tutti i giorni indebolisce, soprattutto dopo i cinquanta, eppoi il periscopio, quello vero, permette una visione a 360 gradi, mentre l'applicazione per lo streaming ti dà 360 visioni di un grado ciascuna, soltanto quel frammento di mondo inquadrato dall'iPhone di chi sta filmando.

Il vero periscopio permette all'osservatore di restare nascosto, mentre con Periscope il follower può interagire, commentare in diretta il video ed esprimere il suo gradimento con dei cuoricini. Se andate a leggere su Wikipedia, trovate che il primo utilizzatore e forse inventore del periscopio fu Gutenberg, l'inventore della stampa, per consentire a una folla di pellegrini di vedere al di sopra delle teste durante una festa religiosa ad Aquisgrana.

Per adesso Periscope permette di scorgere soprattutto quel che ruota intorno all'ombelico del periscopante ma, come ai tempi di Gutenberg, dà il meglio di sé nelle occasioni che prevedono assembramenti di gente, come concerti e inaugurazioni di esposizioni universali.

Com’è successo per Twitter, il rischio è che se ne impadroniscano i politici, e dall’uccellino che tanto male ci fece, si passi a qualcos’altro di più doloroso. La domanda che mi pongo è se dobbiamo temere di più le periscopate di Renzi, piene d'Italia che cambia verso, quelle allucinate di Grillo o quelle di Salvini dai campi rom.

Se l'attuale premier ha trasformato il web sordo e grigio in un bivacco per i suoi tweet, forse il suo successore si formerà, microvideo dopo microvideo, su Periscope, e stai a vedere che la prossima riforma elettorale prevederà la sostituzione del voto con il cuoricino. Ma non preoccupatevi, la musica sarà sempre la stessa, risparmieremo soltanto su carta e matite.