Canuti per la patria

08.06.2014 15:33

Ho letto da qualche parte che nei recenti incontri del G7 Barak Obama ha fatto notare a Matteo Renzi i fili bianchi apparsi negli ultimi mesi sui capelli del Rottamatore, che quest’ultimo ha prontamente attribuito al suo strenuo impegno per l’Italia.   

Innanzitutto perplime il fatto che due leader mondiali quando s’incontrano si misurino reciprocamente capelli bianchi, rughe e pancetta come quarantenni a una rimpatriata di liceo, ma la sexuality è ormai saldamente insediata nei palazzi del potere come nei reality show.

Eppure il “sale e pepe” pilifero di Renzi fa pensare a un altro motivo, e chi ha seguito le ultime apparizioni televisive del premier (almeno qualcuna, poiché nessuna persona normale può permettersi di passare davanti alla tv tutto il tempo che Renzi passa davanti alle telecamere) lo può immaginare.

Durante la sua partecipazione ad Announo, qualcuno aveva notato e segnalato il poco naturale colore nerastro con sottotono mogano della chioma del segretario Pd, che fino all'anno scorso era di un piacevole castano, ben intonato a pelle, occhi e sopracciglia. 

Quella chioma troppo uniforme in cui le luci di studio accendevano riflessi rossastri, assomigliava troppo a quella di Paolo Limiti e di tutti gli uomini di mezza età che non credono alla tesi secondo cui i capelli bianchi rendono un uomo più interessante, oppure si credono già così interessanti di loro che preferiscono tingerli per non eccitare oltremisura l'interesse del pubblico.

C'è da chiedersi come mai non ci sia tanta differenza fra il castano rossiccio (quello che mia nonna, con tutta la pregnanza dell’entroterra marchigiano, definiva «da puttana smessa») della vecchietta che si tinge con il colorante del supermercato, e quello dei Vip che possono permettersi gli hair-stylist più abili del mondo.

Si dice che la composizione del capello maschile sia tale da far virare al rosso anche la tinta di migliore qualità, molto più di quello femminile.

A proposito degli strani capelli di Renzi, le anime buone avevano osservato sui social network che un po' tutti quella sera in studio avevano in testa colori un po’ strani, e dunque la colpa doveva essere attribuita solo al tecnico delle luci di La7, ma le preoccupazioni avevano già cominciato a depigmentare spietatamente i capelli del Rottamatore, come prima di lui quelli di Prodi e D'Alema, ma quei fari spietati (forse grillini) lo facevano sembrare un bellimbusto imbellettato, uno che per mantenere il mito del Sempregiovane si veste come Fonzie ma si tinge come la mamma di Richie.

Da attento frequentatore dei social, Renzi non può non aver intercettato i commenti più o meno velenosi sul colore del suo bulbo, ed è intelligentemente corso ai ripari: meglio un premier vero-brizzolato che uno finto-castano, tanto più che sulla sua faccia fresca e paffutella di under 40 il capello grigio dà un tocco di sbarazzina maturità e poi, in ultima analisi, «gray is the new blond».

Resta da capire come risolverà il problema, se smetterà di ritoccarsi i primi capelli bianchi o se ne farà appositamente sbiancare qualcuno in più perché, visto che ha l'argento vivo addosso, averne un po' anche in testa non è poi un danno.

A me va bene tutto, tranne la storia della canizie da superlavoro.

Non perché dubito dell'attivismo renziano, anzi, ma perché se fosse vero che i capelli bianchi sono effetto del costante impegno a favore dell'Italia, con Pier Ferdinando Casini come la mettiamo?