Come le nostre cristianissime bisnonne

19.08.2016 22:07

Quanto mi fanno ridere! Come se il problema fosse il corpo delle donne e non la cultura e la società che da millenni impongono come, quanto e perché devono esporlo. Si parla di “corpo delle donne” quando si dovrebbe invece discutere della “testa degli uomini”, sia che si tratti di soubrette televisive scosciate sia di turiste che vanno in spiaggia troppo coperte. Per me, cresciuto all'epoca in cui i pretori si appostavano fra gli scogli per arrestare le bagnanti in topless, tutta questa bagarre sulle bagnanti islamiche abbigliate più o meno come le nostre cristianissime bisnonne, che ai primi del ‘900 facevano i bagni al mare non solo con camicette e calzoni alla zuava ma pure con calze e scarpe, suona bizzarra.

Ai primi del ‘900 una nuotatrice australiana fu arrestata immediatamente ed espulsa dagli Stati Uniti perché si presentò a una gara con un costume che le scopriva le cosce. E proprio dall’Australia viene anche il costume che un secolo fa costò, per motivi opposti, guai con la legge alla sua creatrice, un costume da spiaggia comodo ma pudico, il burkini, che permise di frequentare le spiagge non solo alle bagnanti ma anche alle bagnine musulmane. Perché la vera religione delle donne normali, ovunque, è il pragmatismo, dato che riuscire a fare le cose presto e bene è più importante che discutere dei massimi sistemi. Siete devote musulmane e volete andare in spiaggia a farvi una bella nuotata? il problema è l'abbigliamento? Bene, studiamone uno che vi permetta di raggiungere i vostri scopi senza turbare la vostra coscienza, e soprattutto senza perdere tempo prezioso a discutere con gli imam o a litigare con i vostri mariti o i vostri fratelli.

Leggo sui giornali che il burkini è andato a ruba anche fra ebree ortodosse, induiste e cristiane mormone: tutte religioni che evidentemente hanno qualche problema con la pelle femminile scoperta ma che al resto del mondo stanno meno sui coglioni dei musulmani. La questione di fondo, ovviamente, è la libertà di scelta: noi diamo per scontato che, se potessero, tutte le musulmane girerebbero in push-up e perizoma e che dietro il burkini ci sia sempre un marito, un padre o un fratello barbuto col ditone alzato e il ceffone in canna. Ma probabilmente un integralista che si rispetti terrebbe le sue donne chiuse in casa e non le manderebbe in spiaggia neanche col cappotto, figuriamoci col burkini, che è pure aderente. E per strano che possa sembrarci, dopo che le donne hanno rischiato la galera per poter andare in spiaggia a seno scoperto, oggi sembra strano che non tutte le donne del mondo misurano la propria libertà in base ai centimetri di pelle che possono scoprire in pubblico. E nemmeno gli uomini, né quelli che per motivi di lavoro tengono giacca e cravatta anche d'estate, né quelli che in spiaggia si ostinano a non indossare il perizoma anziché i mutandoni da surfer fino al ginocchio. Nessuno impedirebbe ai maschi di mostrare le chiappe con un tanga a filo interdentale come fanno le loro fidanzate, ma loro preferiscono tenerle coperte e non si sentono menomati nella loro dignità per questo. Quanto al fastidio che suscita le coppie di bagnanti musulmani con lei intabarrata e lui a torso nudo, è molto simile a quello delle coppie di conduttori televisivi, con lei regolarmente giovane e svestita e lui più anziano vestito di tutto punto. Perfino nei tiggì estivi le giornaliste sono sbracciate e scollate malgrado l'aria condizionata a palla negli studi televisivi, mentre i giornalisti uomini, protetti da uno strato di fresco lana, mostrano solo le mani e la faccia. Siamo sicuri che sia sempre frutto di una libera scelta? Forse sarà così ma la certezza mi verrà soltanto quando vedrò Enrico Mentana leggere il tiggì in canottiera.

 

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