Compagni serpenti

06.03.2017 09:38

L’inchiesta Consip occuperà per molto tempo la scena giudiziaria e quella politica. Il caso in questione è molto delicato perché sono in ballo cognomi importanti e soprattutto perché dai testi dei magistrati è emerso quell’inquietante riferimento «a livelli politici più elevati». In questi casi ci si aspetta che i giudici svolgano in fretta le indagini e usino parole chiare, soprattutto se vengono tirate in ballo figure che in qualche modo sono pubbliche.

L’anniversario di Mani Pulite ci ha rimesso di fronte a tre fenomeni: la diffusione della corruzione, l’iniziativa martellante della Procura di Milano e di altre, la distruzione di partiti politici e spesso anche di vite innocenti. Non dobbiamo dimenticare nessuno dei tre aspetti. Nessuno può chiedere che la lotta alla corruzione debba essere fermata, ci mancherebbe, i magistrati hanno il dovere di andare avanti senza guardare in faccia nessuno; tutti, però, dobbiamo contrastare i teoremi di Davigo per cui nessuno è innocente e l’innocente è solo un colpevole non scoperto. C’è anche bisogno di una legislazione sui partiti che ne regoli la vita interna e renda più trasparenti i finanziamenti, anche alle correnti personali. Infine, ci vorrebbe un codice, che i grillini vorrebbero applicare solo a se stessi, per cui non si tira fango quando il fango non c’è o non c’è ancora.

Il Pd sta attraversando un periodo difficile, non solo per la quantità di militanti ed elettori che sono andati via o che andranno via (vedrete quanti lo faranno, vi stupirete). L’uso del termine “scissionisti”, tuttavia, è una volgarità, si tratta solo di persone che vogliono ridare vita alla sinistra, affezionate a un’idea di culture plurali che hanno ritenuto che questi spazi nel Pd fossero chiusi. Il Partito democratico affronterà la sua battaglia congressuale nei due tempi previsti, tesserati prima e poi gazebo e primarie, ma i primi segnali sono brutti: la corsa arrembante al tesseramento, alcuni casi di malcostume locale, la guerra fra i candidati e la gara di improperi.

I dirigenti del Pd renziano e i loro giornalisti di fiducia, dovrebbero essere attenti a non demonizzare tutto il mondo circostante, chi ha traslocato dal Pd, gli oppositori interni di Renzi e qualche raro giornale. Annoto che L’Unità è riuscita a non nominare il papà di Renzi nella notizia in prima pagina sul caso Consip. Quello che interessa a chi sta fuori dal Pd è che non diventi un bunker di persone in armi che si fanno la guerra con i toni di Emiliano o di Renzi o che considerino il mondo circondato di nemici. Fuori dal Pd c’è un mondo pieno di risorse e di belle cose e persone, non scaricate i vostri guai sul Paese. È nelle corde dell’ex premier riempire di insulti chi non è d’accordo con lui, salvo poi lamentarsi di essere circondato da odio. Io stamattina, facendo forza su me stesso, potrei anche non odiarlo, ma quando più tardi andrò al supermercato non troverò molta gente disposta a farlo.

 

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