Cornuti e mazziati

30.03.2016 18:29

In tantissimi matrimoni in chiesa, compreso il mio e forse pure nel vostro, un organo ha intonato la classicissima e notissima Marcia Nuziale, così scontata e zuccherosa che si tende a dimenticare che il suo autore è il signor Richard Wagner, sì, quello della Cavalcata delle Valchirie di Apocalypse Now, quello che quando lo ascolti il primo impulso è di invadere la Polonia. Se avessi saputo, al mio matrimonio facevo suonare l'altra marcia nuziale, quella di Mendelssohn: buono a sapersi, sarà per la prossima volta. 

Facendo una piccola ricerca, sono venuto a conoscenza che il coro della marcia nuziale di Wagner è tratto dal Lohengrin, un’opera scritta nella metà dell’Ottocento, ambientata nel X secolo ma con una trama che la rende, a sorpresa, di strettissima attualità: il protagonista accetta di sposare la bella Elsa di Brabante a patto che lei non gli chieda mai chi sia, da dove venga e come si chiami.

All'alba dell'anno Mille gli sposi stipulano, insomma, un accordo prematrimoniale, esattamente come fanno oggi molti sposi in diversi Paesi del mondo, e forse presto anche in Italia, dove attualmente è vietato in base a una concezione del matrimonio fresca e moderna come il Concilio di Trento. Bisogna vedere se passerà la proposta di legge da poco presentata dall’uomo di fiducia di Denis Verdini, e quest'ultimo dettaglio mi autorizza ad essere ottimista, perché proprio Verdini, dopo il suo fondamentale contributo al via libera della legge sulle unioni civili, è diventato l'arma decisiva per l'ammodernamento e la laicizzazione delle istituzioni familiari in Italia. Certo, gli accordi prematrimoniali di oggi non sono come quelli di Lohengrin, perché con Facebook la sposa Elsa di Brabante potrebbe scoprire non solo il nome e la provenienza dello sposo, ma anche la sua vita sociale e le sue storie precedenti. I Lohengrin di oggi si chiamano Michael Douglas o Nicole Kidman i quali, assieme ai rispettivi futuri coniugi e assistiti da avvocati la cui parcella costa come la casa in cui abito, hanno messo per iscritto le linee guida grazie alle quali, in caso di divorzio, nessuno finirà cornuto e mazziato. 

Anche in Italia ci dovrebbe essere la possibilità di fare altrettanto, e così anche le coppie malfidate troverebbero il coraggio di fare il grande passo, sapendo che, se le cose dovessero andare male, lo scioglimento del vincolo non sarebbe una sanguinosa e dispendiosa ordalia legale. Si tratterebbe soprattutto di patti economici per tutelare i partner in caso di rottura del matrimonio, con la possibilità di modificarli ogni tanto. 

L'obiettivo della riforma del diritto di famiglia era quello di tutelare il partner più debole, e aveva pensato così a quella comunione legale automatica dei beni che permetteva ad un coniuge di acquisire con le nozze la metà del patrimonio di famiglia. Tutto bene finché non si divorzia, quando quell'amorosa comunione di beni nata nel profumo dei fiori d'arancio va a ingrossare le file di ex-mariti costretti a cedere il tetto coniugale e a rubare il cibo ai piccioni per fornire gli alimenti alle ex mogli.

Non sorprende che proprio la Chiesa, che si trova a dover soccorrere tanti di questi disgraziati, finora non abbia alzato la voce contro una riforma che accorcerebbe le code alle mense dei poveri, anche se quel maledetto aggettivo - prematrimoniale -  prima o poi insospettirà il cardinal Bagnasco, che di prematrimoniale ammette solo i corsi organizzati in parrocchia.

«Credo che il matrimonio sia qualcosa di più di un contratto» ha detto Beppe Fioroni, dimenticando che il matrimonio nasce esattamente come contratto e soprattutto che la stessa Chiesa ha benedetto per secoli matrimoni dietro i quali c'erano più contrattazioni che a Wall Street. Che strani questi ex democristiani, fin da giovani sguazzano fra intrighi e lotte di potere, ma quando si parla di coppia e matrimonio, si mettono a tubare come colombe.

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