Cosa c'è da ridere?

02.10.2015 16:56

Senza birra gelata e rutto libero alla Fantozzi e nemmeno la frittata di cipolle, di cui non ne vado pazzo, ma stasera torna lo show di Maurizio Crozza su La7 e voglio proprio godermelo seduto comodamente, magari in pigiama, sul divano.

Ormai “Mauri” è diventato per me e mia moglie una specie di amico di famiglia irresistibile che ci viene a trovare una volta a settimana per raccontarci in modo divertente cosa succede nell'incomprensibile mondo della politica. Perché per noi «cosa c'è da ridere?» non è una domanda retorica, come per molti, che la usano in genere per far sentire in colpa chi si ribella alla seriosità e si ostina a non prendere troppo sul serio le miserie e le follie umane. Per noi è una domanda che nasconde una sfida: cosa c'è da ridere nel Presidente del Consiglio, nella Merkel e nel Papa? Qual è il lato debole, l'incrinatura, la nota stonata in quegli strumenti umani perfettamente accordati?

Capire «cosa c'è da ridere» è capire che non bisogna avere soggezione di nessuno; che ogni potente è solo un essere umano investito da un voto o dai mass media, ma solo un essere umano posto su un piedistallo. Ed è vero che il piedistallo lo mette più in alto dei suoi simili, ma permette loro di notare meglio anche i suoi lati ridicoli.

E allora godiamoci Crozza nel Paese delle meraviglie, quel Paese delle meraviglie che non si stupisce più di niente, dove la “meraviglia” e cioè la capacità di osservare la realtà senza preconcetti né aspettative, va protetta e coltivata, perché può essere rivoluzionaria.

Sotto questo aspetto, il programma di “Mauri”, che accosta ai momenti comici non poche parti didascaliche e informative, smette di essere uno spettacolo satirico per assumere la funzione di un vero e proprio corso di educazione civica, forse l'unico disponibile, per giovani e adulti, non solo per i contenuti ma anche per la forma.

Uno show comico di questa portata richiede impegno, prove su prove, professionalità, tempi impeccabili. Maurizio Crozza è un grande professionista, che non lascia nulla al caso e non si fida dell'improvvisazione ma solo del lavoro. Peccato che si trovino persone così più nel mondo dello spettacolo che fra i ministri, gli industriali o i responsabili di grandi eventi. 

Come diceva il letterato Baldassarre Castiglione nel Cinquecento, Crozza è un maestro di «sprezzatura», ha cioè la capacità di nascondere la propria arte in modo che ciò che fa sembra fatto senza fatica, in modo apparentemente “facile”. E la facilità con cui un’artista produce qualcosa genera “meraviglia”, soprattutto nell'Italia delle meraviglie, che spesso tende a confondere facilità con faciloneria.

Per un comico del livello di Crozza, ma aggiungerei per qualsiasi artista, l'importante non è il bersaglio ma lo stile e la bellezza del tiro. 

Scrivere ogni settimana il copione di uno show come Crozza nel Paese delle meraviglie dovrebbe essere inserito fra gli sport estremi. E allora godiamoci l'impresa titanica di “Mauri”, che da stasera tornerà a insegnare al “popolo delle meraviglie” a meravigliarsi ridendo di se stesso.

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