Davanti al Pd anche Richter getterebbe la spugna

08.11.2016 18:43

La sinistra italiana è geologicamente simile all’Italia. Zolle che cozzano l'una contro l'altra, sciami sismici che rendono instabile una “casa comune” costruita con più sabbia di belle parole che cemento di buone idee, un'orogenesi continua che ha smesso da tempo di generare montagne (politicamente parlando) per dedicarsi a partorire topolini.

L'ennesimo urto tra la faglia renziana del «Sì» e quella bersaniana del «No», con epicentro alla Leopolda, non sorprende il popolo dem che, come quello giapponese, ormai si è abituato a convivere con questo bradisismo (l'unico ismo sopravvissuto nella sinistra), ma è sempre più confuso: non ci sono più muri maestri cui appoggiarsi e ripararsi sotto i tavoli non è una buona idea perché c'è troppa gente pronta a rovesciarli.

Dire «terremoto nel Pd» è come dire «nebbia in val Padana» o «acqua alta a Venezia». Viene da prendersela con l'ingegner Veltroni, che aveva assicurato di aver edificato un partito moderno, flessibile, leggero e avveniristico come un grattacielo di Tokyo e altrettanto in grado di resistere a tutte le scosse. E invece ci ritroviamo una catapecchia fatta di materiale riciclato ed eterogeneo, che a nemmeno dieci anni dall'inaugurazione viene giù come la scuola elementare di Amatrice.

Per gli sfollati l'alternativa è farsi ospitare nella seconda casa di Bersani, quella col tacchino sul tetto, oppure sulla barca di D'Alema, che si riconosce dalla scia di agnolotti. Oppure trasferirsi nella new-town del «Sì» progettata da Renzi, da costruire non più sul franoso terreno della sinistra ma in una zona a suo parere geologicamente più sicura e a lui più consona, il centro: casette ordinate con tutti i comfort, dal wi-fi al bonus bebè, ognuna col suo praticello d’erba che cresce quel tanto che basta per persuadere il cavallo a campare. Tutto questo mentre si approssima la super scossa, quella del 4 dicembre, festa di Santa Barbara, guarda caso patrona degli architetti, dei muratori e, ahimè, pure dei becchini. Difficile prevedere la magnitudo del sisma referendario.

E’ curioso che l'eponimo della scala con cui misuriamo l'intensità dei terremoti, Charles Richter, provenisse da una famiglia che scappò dalla Germania a causa dei tumulti del 1848, e scelse di trasferirsi nell'ultrasismica California. Evidentemente i Richter pensavano che l’instabilità geologica fosse molto meno pericolosa di quella politica. Loro avevano una mentalità pragmatica, da tedeschi: il professor Richter, oltre alla scala, stilò anche un codice di costruzione per le aree a rischio sismico come la California, ma davanti al Pd forse getterebbe la spugna anche lui, e prevedendo l'inevitabile pioggia di calcinacci post-referendum, questa volta consiglierebbe sicuramente l'evacuazione.

 

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