Deutschland über alles

11.09.2015 14:23

La caduta di un altro muro. Frammenti di storia riproposti sotto una luce diversa, come brani remixati in qualcosa di completamente nuovo da un dee-jay geniale.

L'accordo italo-tedesco nato alla fine degli Anni 30 per opprimere l'Europa, oggi, nel pieno dell'emergenza profughi, riappare come un’intesa ideale per ridare al vecchio continente la sua grandezza, non quella fatta di banche e Pil, ma quella sognata dai suoi fondatori.

Dopo ventisei anni, nel cuore di quell’Europa che ha abbattuto muri e cortine di ferro, forse si sta sbriciolando a poco a poco un'altra muraglia, invisibile, quella fra popoli ricchi e popoli poveri, quella ricchezza e povertà che non dipendono dai numeri stampati in fondo all'estratto conto o alla dichiarazione dei redditi, ma quelli delle coordinate geografiche del luogo in cui siamo nati e ci troviamo a vivere.

Il muro su cui prosperano i vari Salvini, sta vacillando proprio nei punti in cui gli xenofobi contavano per il “colpo di reni” dell'Europa cristiana minacciata dallo straniero: Germania, Austria e perfino nella cupa Ungheria di Orban. Piccoli atti di solidarietà, striscioni e offerte di cibo, rappresentano altrettante crepe nella selva di filo spinato che, prima che sui confini, qualcuno sperava di ergere nei cuori e nelle teste degli europei.

E vedere la Germania e l'Austria - le nazioni che hanno acceso i due conflitti mondiali - aprire i loro confini per innescare una pacifica guerra mondiale contro la paura dello straniero, fa dubitare che la storia, dopo essersi presentata come tragedia, ritorni sempre come farsa. A volte, poche ma ci sono, può tornare come festa.

Questo è oggi il vero sfoggio di potenza, la vera grandezza. Le masse di profughi che sfidano la morte per raggiungere la Germania, ne celebrano la grandezza molto più delle masse di automi mascelluti che sfilavano davanti al führer. È loro, di quelle donne indomite e di quei bambini mai così stanchi da non riuscire a sorridere, il vero “trionfo della volontà”, la caparbia determinazione di sfuggire alla morte e conquistare per sé e per i propri cari un futuro vivibile.

E non c'è dichiarazione più esplicita, quasi spavalda, della propria egemonia sociale, economica e culturale, che l'atteggiamento accogliente e solidale di Angela Merkel. «La Germania può» ha affermato la Cancelliera. Può ricevere migliaia di profughi e non ha paura, perché c'è già passata negli Anni 90, dopo la caduta del muro, quando c'erano milioni di parenti poveri da sistemare e rimpannucciare.

La Germania di Angela non vacilla, non chiude le porte e non si tappa le orecchie. Non sente minacciato il suo benessere e il suo stile di vita dall'aspirazione di altri a condividerlo, a differenza di altre nazioni ricche e benestanti come l'Inghilterra o i Paesi Scandinavi. E questo coraggio quasi scandaloso, in un'Europa diffidente come una vecchia zitella misantropa che apre la porta solo al prete che viene a benedire la casa, è una chiara affermazione di fiducia nelle straordinarie capacità del proprio Paese. Forse stavolta il “Deutschland über alles” è pienamente meritato.