E' con quella che si vincono le elezioni

16.05.2015 22:51

Sono stato studente e padre di studente. In mezzo ci sono stati decenni di riforme e controriforme, puntualmente accompagnate da scioperi, proteste e occupazioni: tanto per le riforme Moratti e Gelmini, promosse da governi di destra, quanto per le riforme Berlinguer e Fioroni, elaborate da governi di sinistra. Non si può pensare che gli studenti si strappino le vesti alla prospettiva di passare una mattina facendo casino in giro per la città con uno striscione in mano, o che studino approfonditamente documenti scritti in burocratese per capire veramente che cosa intendono fare i ministri dell'Istruzione.

In tutta onestà, non so se trovo più sconsolanti i ragazzi che scendono in corteo contro riforme di cui sanno pochissimo, o i loro portavoce che parlano lo stesso linguaggio sindacaleggiante dei professori, che hanno quarant’anni più di loro.

Le proteste dei professori paventano in genere i disastri che ogni riforma causerà all'istruzione pubblica, soffocando la libertà d’insegnamento e l'autonomia scolastica, per altro introdotta molti anni fa con una riforma contro cui a suo tempo protestarono vigorosamente.

A giudicare dall’opposizione degli insegnanti a qualunque tipo di cambiamento, bisognerebbe pensare che la scuola italiana così com'è sia come la nostra Costituzione: la più bella, la più libera, la più democratica e antifascista del mondo.

Ma purtroppo la scuola è come la Costituzione per un altro motivo: viene usata come un feticcio o una bandiera da sventolare, mentre una parte dei suoi principi e obiettivi resta clamorosamente disattesa.

Basta mettere insieme i nostri vecchi ricordi di studenti e i più recenti di genitori di studenti, per avere un quadro sconsolante, identico da un quarantennio a questa parte: edifici fatiscenti, programmi scolastici mai completati, docenti inefficienti, a volte impreparati o con disturbi dell'umore (sembra che la categoria sia una di quelle più a rischio di depressione), ma per lo più inamovibili.

Ricordo che il mio professore di matematica fumava in classe e parlava solo di cibo, ci diceva chiaramente che ci disprezzava dal primo all'ultimo e, pur di non doverci ascoltare, non interrogava mai e riempiva le ore di lezione di soliloqui rauchi e astrusi. Peccato che abbia dovuto recuperare la materia a suon di lezioni private. Ho alcuni amici professori che quando non protestano contro qualche riforma, si lamentano sistematicamente dei loro colleghi e colleghe per la pigrizia, il menefreghismo e a volte anche per la scarsa preparazione. E non sono stati scelti dal preside-sceriffo della Giannini: possibile che con la riforma la percentuale di professori inadeguati possa addirittura crescere?

Ieri come oggi, gli insegnanti fanno comprare alle famiglie costose pile di libri di cui metà rimane intonsa perché il docente non li usa (il libro di religione è un classico), e ai soldi dei libri di testo vanno aggiunti quelli «consigliati» dal professore durante l'anno scolastico, che se ti rifiuti di comprare tuo figlio ti dice che allora se prende un brutto voto è colpa tua. Può darsi che Renzi sia stato anche patetico con la sua lavagna, ma fanno un po' pena anche gli studenti che lo cazziano perché scrive «materie umaniste» anziché «umanistiche», e poi gli rispondono con video di supercazzole in burocratese e obiezioni scritte alla lavagna con calligrafia millimetrica, senza rendersi conto della loro illeggibilità.

E questi sono i figli della società dell'immagine e della comunicazione, che fanno informatica e studiano lingue fin dalle elementari. Nella comunicazione, nella provocazione, nella fantasia e nel coraggio di difendere ciò in cui credono, se ci credono, dovrebbero essere molto più forti dei loro anziani docenti. Ma purtroppo non è così.

I difetti della scuola italiana, quelli che forse nessuna riforma potrà mai guarire, li vedi da quei video tristi e squallidi come le scuole in cui sono stati girati, interpretati da ragazzi che parlano da vecchi e hanno già la sconfitta dipinta in faccia. Purtroppo è una scuola al ribasso, in cui nessuno ha fiducia in nessuno, e nessuno ha fiducia in chi al governo dovrebbe occuparsi della scuola.

Nella scuola finlandese, considerata una delle migliori al mondo, gli insegnanti vengono selezionati con criteri severissimi in base all'attitudine all'insegnamento, alle capacità di comunicazione e alla preparazione sulla materia che devono insegnare, e i risultati si vedono. E nessuno si sogna di chiamare fascista o liberticida un governo così esigente, perché la qualità della formazione delle nuove generazioni è interesse di tutto il Paese, oltre che garanzia di mobilità sociale e di crescita economica. Ma è chiaro che in Italia conta molto di più la tranquillità delle vecchie generazioni, perché è con quella che si vincono le elezioni.