E' ora che tu sappia di chi sei figlio

19.06.2014 20:50

Molti di voi ricorderanno il film di Alberto Sordi “Un americano a Roma” e la battuta che Nando Mericoni rivolse dal palcoscenico a un villanzone che aveva appena spernacchiato la sua esibizione alla Fred Astaire: «Ormai hai ventuno anni, è ora che tu sappia di chi sei figlio».

Si trattava ovviamente di un'elegante perifrasi di «figlio di mignotta», espressione che negli Anni 50 sarebbe sicuramente caduta sotto le forbici della censura, ma che oggi è totalmente sdoganata e si sente perfino nelle pie fiction di RaiUno.

Nell'epoca dei test del Dna «è ora che tu sappia di chi sei figlio» non ha più alcun risvolto ironico e la cronaca di questi giorni ci racconta di agnizioni a sorpresa, degne di tragedie antiche e di romanzi d'appendice.

Un tempo la vera ascendenza di una persona era svelata da un’anziana nutrice o da una confessione in extremis, ai giorni nostri da una fredda mappa genetica, ma che le agnizioni siano ambientate in casate reali o in casette della provincia lombarda, nulla toglie all’eterna lotta fra le norme patriarcali e gli impulsi dei sensi, con la conseguente nemesi per cui i figli nati da un'infrazione alle regole, una volta cresciuti non potranno non infrangerle a loro volta.

Il nuovo re Felipe di Spagna potrebbe non essere il legittimo erede al trono in quanto avrebbe un fratello maggiore, Albert, nato da un'avventura prematrimoniale di Juan Carlos con la rampolla di una ricca famiglia.

Lasciato in un orfanotrofio e poi adottato da un contadino, il vero principe delle Asturie, nelle cui vene scorrerebbe il sangue borbonico di Enrico IV e Luigi XIV (impenitenti puttanieri e produttori di figli illegittimi) è arrivato alla mia età campando di lavori umili, ultimo dei quali cameriere a Barcellona; adesso, se il test del Dna confermasse quello che alcuni documenti fanno sospettare, potrebbe ambire con qualche fondamento alla successione al trono di Spagna.

A Brembate, invece, il Dna di un autista (puttaniere a sua volta) ha permesso di rintracciare un figlio illegittimo che ora non solo si ritrova accusato di un atroce assassinio, ma non sa più qual è il suo vero cognome (dettaglio penalmente irrilevante ma di una certa rilevanza a livello personale).

Principe o cameriere, assassino o brava persona, la differenza sta in una serie di numeri usciti da un laboratorio di analisi.

Ci sono due romanzi del geniale scrittore americano di fine 800 Mark Twain, in cui troviamo due situazioni analoghe: ne “Il principe e il povero” racconta dello scambio d’identità fra un piccolo mendicante e il figlio di Enrico VIII; nel meno noto ma più affascinante “Wilson lo svitato” narra di un caso di omicidio nel Sud schiavista degli Stati Uniti, risolto da un eccentrico immigrato scozzese appassionato d’impronte digitali, allora innovativo come mezzo d’indagine quanto oggi lo è l'esame del Dna.

Dal confronto delle impronte sul luogo del delitto emerge che l'assassino del giudice Driscoll è suo figlio, ma Wilson, che da anni collezionava impronte digitali per studiarle, nota che sono identiche a quelle del figlio di una schiava del giudice, da lui raccolte molti anni prima. 

Si scopre così che la madre del bimbo, una bella mulatta, aveva scambiato nella culla il suo piccolo e il figlio dell'ucciso, bianchi e biondi entrambi tanto da sembrare gemelli.

Wilson annota nel suo diario che «una delle differenze più salienti fra il gatto e la menzogna è che il gatto ha soltanto nove vite», non solo perché una bugia può resistere e risorgere malgrado tutti i tentativi di stroncarla, ma anche perché spesso coinvolge e travolge non solo la vita del bugiardo e dell'ingannato ma troppe altre.

Dalla verità sulla reale identità del cameriere Albert può dipendere la sussistenza di una dinastia e forse il destino di uno Stato, perché anche gli spagnoli non insofferenti alla monarchia potrebbero rendersi conto di quanto è arcaico e primitivo nel 2014 un regime ereditario fondato su una sempre più anacronistica “limpidezza di sangue”.

A Brembate, l'incerta paternità dell'assassino ha allungato le indagini e il calvario dei genitori di Yara, e il suo accertamento scientifico potrebbe terremotare tre famiglie.

A ognuno di noi viene da chiedersi su quante bugie non ancora svelate, o forse non svelabili, si fonda la sua coscienza di sé, quante delle sue sicurezze più intime crollerebbero se sottoposte a un esame accurato e approfondito perché, come osservava Twain, «il pericolo non viene da ciò che non conosciamo, ma da quello che crediamo sia vero e invece non lo è».