E pensare che i pompini esistevano anche allora

09.11.2014 15:42

Dopo il servizio su Chi, solo un maniaco sessuale ha potuto pensare di deporre sul capo del ministro della Semplificazione la corona di «regina del porno» che appartenne a Cicciolina.

L'equivalenza universalmente assunta gelato uguale pisello, che da vent’anni è sdoganata e diffusa nelle pubblicità in fascia protetta (oggi sembra impossibile che ci sia stata un'epoca in cui una donna poteva leccare un cono senza domandarsi che cosa avrebbe pensato la gente; e pensare che i pompini esistevano anche allora), ha trasformato un innocuo spuntino in macchina in un momento hot degno di YouPorn.

Solo il titolista di un sito hard può aver titolato «Ci sa fare col gelato» e accostato con grazia elefantina Marianna Madia a Jessica Rizzo.

Un titolo che la proba Laura Puppato definisce «incredibilmente perverso» e per motivi chiarissimi, e cioè per la scontata analogia di cui sopra (se ci sa fare col cono, figuriamoci con quell'altra cosa), su cui la stessa Madia, giovane e bella donna con i piedi ben saldi nel XXI secolo, si fa una bella risata e magari pure corredata di occhiolino al coniuge.

Pur se volgare, pecoreccio e di cattivo gusto, mi rifiuto di credere che la matura Puppato trovi un riferimento alla fellatio e per giunta «incredibilmente perverso». O l'esponente Pd si sta preparando a impersonare il ruolo della regina Vittoria in una fiction per RaiUno, oppure ha in mente varianti della pratica molto più fantasiose di quelle che vengono consumate nell'intimità dalle coppie normali.

Voglio sperare che Laura Puppato si sia resa conto che il titolo di Chi può avere un'interpretazione ben più velenosa: Marianna Madia, ottima nell'interazione con coni e simili, ci sa fare molto meno nelle attività che richiedono impegno e competenze superiori all'aprire la bocca e spalettare con la lingua.

Che è poi, in buona sostanza, lo stesso concetto che ogni settimana viene ribadito dallo sketch di Maurizio Crozza (e puntualmente citato nella didascalia di Chi) in cui Madia e Boschi vengono rappresentate come due bambolone docili e deficienti agli ordini di Renzi; a proposito, come mai non ho sentito dal Pd o dalle anime belle dalla parte delle donne nessuna protesta in merito?

Se fossi una donna e facessi il ministro, mi sentirei più punta sul vivo da una scenetta che mi descrive come una yes-woman buona a nulla che da un rotocalco scandalistico che mi attribuisce scherzosamente abilità amatorie di un genere molto apprezzato da un pubblico bipartisan, ancorché tradizionalmente considerate «di destra».

Ma si dà il caso che viviamo in un Paese tanto sessista quanto trasversalmente sessuofobo e il massimo insulto che si può lanciare contro una donna è «puttana», perché il suo valore umano si misura ancora da come, quanto e perché fa sesso.

Fatto sta che l'indignazione dei maniaci sessuali, con punte d’isterismo, è scattata puntuale, e a sinistra si è gridato alla lesa dignità femminile con termini che mi ricorda la Commissione Censura che bruciò Ultimo Tango a Parigi: «schifo», «raccapricciante», «criminale». E allora le fantasie di stupro di gruppo che i simpatizzanti di Grillo vomitavano nel suo blog cos'erano?

Da destra sono state rinfacciate, non a torto, le battute e i doppisensi su Pascale e Carfagna, rispettivamente l'ex «ragazza del Calippo» e il ministro che, come proclamò in piazza Sabina Guzzanti (superdonna di supersinistra), si sarebbe guadagnata la poltrona leccando il succedaneo anatomico del cono. Eppure l'accusa di lesa maestà ministeriale nel caso dell'ex titolare delle Pari Opportunità non è scattata con pari tempestività.

La mia impressione è che lo scandalo sia associare a un ministro donna un atto sessuale, come se il sesso di per sé fosse degradante, e non che il sesso si usi solo per degradare le donne, ministri e no. Declinato al maschile non è degradante, semmai insignificante. Se a mangiare il gelato fosse stato sorpreso il ministro Poletti, ammesso che un paparazzo avesse sprecato scatti per immortalarlo, Chi avrebbe alluso velatamente a una sua presunta bravura nel sesso orale magari con un titolo tipo «Blow-Jobs Act»? Eppure non è escluso che lo gradisca, come tantissime persone più o meno perbene.

Come nessun giornale ha mai scherzato sul fatto che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha il cognome simile alla leggendaria pornostar Vanessa Del Rio, protagonista di capolavori come Oral Ecstasy.

E se Graziano Delrio venisse fotografato mentre spazza il giardino di casa sua è improbabile che Chi titolerebbe «Però, quanto scopa!». Anche se, avendo messo al mondo nove figli, dovrebbe avere una certa esperienza nel ramo.