Felice quel Paese che non ha bisogno di eroi

24.02.2017 09:43

«Felice quel Paese che non ha bisogno di eroi» dice Brecht nel suo Galileo, molto citato in questo Paese che di eroi ne ha avuti parecchi. Ma c'è una categoria di cui nessun Paese, felice o infelice che sia, dovrebbe fare a meno: gli eccentrici. Sì, gli anticonformisti, quelli che rompono gli schemi, che fanno rispettare la propria unicità come un bene inalienabile, non spinti da un ego famelico che si nutre dell’approvazione altrui, in forma di voti o di «like». Gli eccentrici finiscono per diventare popolari perché hanno il coraggio di essere diversi. Un coraggio il cui prezzo nel corso dei secoli ha oscillato dal salato al salatissimo: esilio, rogo, tortura, legge marziale.

C’è un bellissimo saggio dello storico Andrea Santangelo, che vi consiglio di leggere, intitolato Eccentrici in guerra, dedicato alle più imprevedibili figure di combattenti nell’ultimo conflitto mondiale; se avesse parlato di eccentrici in tempo di pace avrebbe potuto intitolarsi allo stesso modo: per chi non si omologa la guerra non è mai finita, proprio come dice Loredana Bertè nella sua canzone Non sono una signora.

Ma in guerra, dice Santangelo, gli eccentrici spesso devono combattere su due fronti: contro i nemici e contro l'ottusa diffidenza dei propri superiori. Come Anna Egorova, la spericolata aviatrice russa a capo delle «Streghe della notte», che non è un gruppo rock ma un reparto tutto femminile specializzato in bombardamenti notturni: sopravvissuta alle torture delle SS che l’avevano catturata, fu imprigionata dalla polizia politica sovietica e bollata come «puttana fascista».

Invece i soldati maschi pagano la propria «irregolarità» con medaglie meno prestigiose di quanto meriterebbero. John Churchill (nessuna parentela con Winston, ma il cognome lo protesse quando cadde in mano ai nazisti) in una notte catturò praticamente da solo quarantadue tedeschi, armato solo di una pistola. Raccomandato per la massima decorazione britannica, alla fine non gli fu più data. Perfino in Inghilterra, dove l'eccentricità sembra far parte del cliché nazionale, gli stravaganti piacciono più nei romanzi umoristici che nella realtà. Non a caso, osserva l'autore, gli eccentrici che hanno militato nell'esercito britannico non erano inglesi doc, bensì di origine scozzese.

Nella galleria di Santangelo l'Italia è rappresentata da una coppia di partigiani, Iris Versari e Silvano Corbari, che condivano le loro azioni con una particolare spezia: il gusto per la beffa. Far fare a un nazista o a un fascista la figura dell'imbecille dava loro quasi più gusto che sparargli addosso. Due matti, insomma. Caduti entrambi in combattimento, vengono ricordati "solo" come eroi, e lo sono. Quanto a eroismo l'Italia nella sua storia non si è fatta mancare nulla: se è felice il Paese che non ne ha bisogno, il nostro sulla felicità può metterci una pietra sopra.

Ma dopo aver letto Eccentrici in guerra viene da chiedersi se anche nella non-belligerante Italia di oggi, più che gli eroi, sarebbero gli eccentrici a fare la differenza. Se ce ne fossero. Soprattutto in politica la categoria brilla per la sua assenza. Non solo perché, sia da destra sia da sinistra, la partita si gioca sempre alla conquista del centro - mentre «eccentrico» significa proprio «fuori centro» - ma anche perché, come tutte le organizzazioni umane, dalla scuola alla chiesa all'esercito, anche i partiti al loro interno tendono fisiologicamente al livellamento verso il basso dei loro rappresentanti e all'emarginazione degli anticonformisti e dei coraggiosi. No, nessun riferimento allo psicodramma in corso nel Partito democratico. I veri eccentrici non sono gli inquilini del Nazareno, ma gli italiani che si sforzano di trovare ancora qualche buona ragione per votare Pd.

 

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