Fermate il mondo, voglio scendere

24.04.2017 14:49

Lei dice che la Francia era meglio ieri, lui immagina che sia meglio domani. Così potremmo riassumere la sfida per la conquista dell’Eliseo tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. Una sintesi che potrebbe essere applicata all’intero pianeta globalizzato: era meglio il mondo di ieri o sarà meglio quello di domani? Gli schieramenti classici della politica – sinistra, centro, destra – esplodono via via in tutti i paesi, a favore di un quesito ben più metafisico che sembra rivolgersi più all’ambito dell’emozione, della cultura e persino della religione, anziché a quello dell’economia, dello sviluppo e delle ideologie tradizionali.

E’ molto probabile che tra i sette milioni di elettori della Le Pen si contino molte persone comuni che non necessariamente condividono le posizioni retrive della pasionaria bionda. Più semplicemente sentono rappresentato il proprio disorientamento, il disagio di vivere in un mondo divenuto sempre più incomprensibile e di cui non si riesce a cogliere una direzione collettiva condivisa e positiva. E allora meglio rifluire all’indietro, verso quello che c’era prima, perché se anche non era un mondo perfetto, almeno ci si capiva qualcosa. Così, nello stesso modo, milioni di britannici hanno preferito la Brexit, staccarsi, uscire dal guazzabuglio europeo, quando il farne parte è sembrato comportare più danni che vantaggi. Così pure gli statunitensi della grande provincia, che hanno permesso al miliardario Donald Trump di ottenere la presidenza con la promessa di restaurare un’America passata, quando le fabbriche davano lavoro a tutti e i neri stavano al loro posto.

La disputa politica perde ovunque i suoi connotati razionali per sconfinare sul terreno di un confronto emotivo tra nostalgia e speranza, tra retrocessione in un passato rimpianto e fiducia in un futuro comunque difficile da abbracciare, perché irto di contraddizioni già tutte presenti e foriero di conflittualità crescenti a livello globale. La medesima deriva potrebbe riportare alla ribalta, da noi, l’ottantenne Berlusconi, se anche lui giocherà sul terreno dell’«era meglio prima», potendo contare su un ampio elettorato ultrasessantenne che proprio nella nostalgia trova la sua cifra emotiva più consona.

E’ come se il mondo, lanciato a folle velocità verso cambiamenti vorticosi - tecnologici, scientifici, geopolitici - fosse trattenuto da milioni di persone che cercano di imbrigliarlo con le loro scelte politiche che guardano al passato. Un colossale, collettivo «fermate il mondo, voglio scendere», salvo scoprire, una volta scesi, che il mondo non è e non potrà mai essere quello che era prima.

 

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