Già che scende può portare la spazzatura

24.11.2014 20:50

Domani sarà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e in tutta la penisola si svolgeranno centinaia d’iniziative di sensibilizzazione.

Quella di Firenze ha un nome che assomiglia a una linea di moda: Florence for women, e comprende un convegno a Palazzo Vecchio, alcune sfilate multietniche e l’aperitivo nella boutique più famosa d’Italia; tutte cose bellissime perché favoriranno la raccolta di fondi a favore dei centri di sostegno alle donne maltrattate.

Ci saranno molte donne, a Firenze e altrove, ma ci saranno quelle privilegiate, che non vengono violentate, picchiate e sfregiate davanti ai figli e segregate dai loro compagni. Saranno tutte lì a godersi il loro calicino e la loro tartina, sentendosi tanto buone per un po’ di shopping solidale che avrebbero fatto comunque sotto Natale.

Il fatto che la maggior parte delle donne maltrattate non siano presenti a queste serate glamour, in quanto non invitate e nemmeno conosciute, non le toccherà minimamente: offriranno il loro obolo magari accompagnandolo anche con un sospiro. Poi torneranno a casa e serviranno la cena al loro figlio e al loro marito, entrambi seduti comodamente, fermandoli se, per puro caso, volessero aiutarle ad apparecchiare la tavola.

«Figurati se il mio piccolo mi aiuta». Il «mio piccolo» al quale non avranno mai imposto di sistemare la camera prima di uscire perché la rassetta male. La rassetta male? Dopo aver dormito per tre notti in una cuccia, state pur sicure che qualche miglioramento lo vedrete, e se non lo vedrete peggio per lui. Il «mio piccolo» che non avranno mai mandato di corsa a ricomprare i biscotti che ha divorato la sera prima sul divano lasciando gli altri membri della famiglia senza colazione. «Poveriiiino, arriva a casa con una faaaame», e magari criticano la fidanzatina con i soliti correttissimi mezzi femminili: «che aria da puttanella, stai attento a non metterla incinta che poi si piazza qui a sbafo». 

Questo «mio piccolo» non diventerà magari un picchiatore di professione, ma state sicuri che non si trasformerà neanche in un sostenitore del genere femminile. Considererà le donne, come dicono gli inglesi, un “second best”, un genere di second’ordine, prono ai suoi voleri in servizio permanente effettivo.

Un “second best” a cui, osasse mai ribellarsi, si deve sempre ricordare chi comanda. Quando si dice che «la prevenzione nei confronti della violenza domestica deve iniziare dalla base», mi viene in mente soprattutto questo: alla prevenzione in casa, all’essere educati al rispetto per l’altro, in questo caso per l’altra.

Eventuali corsi di educazione civica-sessuale-sentimentale fatti a scuola, quandanche esistessero, sarebbero perfettamente inutili se, una volta rientrato da scuola, al ragazzino così tenacemente sensibilizzato venisse concesso di stravaccarsi sul divano e di essere accudito come un sultano dalla sorella, dalla madre o dalla zia. 

Il rispetto per l’altro passa anche attraverso la condivisione dei compiti che l’altro deve svolgere: condivido il lavoro con te perché ti rispetto. Non ti concedo il mio supporto, né te lo offro come un dono, semplicemente ti affianco e lo svolgo con te. E questa regola di vita e di morale non può che partire dalla madre. Tocca a lei assecondare e non bloccare gli slanci del figlio; tocca a lei incanalare la sua esuberanza in modo intelligente e creativo, ma tocca anche a lei renderlo orgoglioso di sapersela cavare da solo in ogni occasione, fosse pure per cucinarsi un uovo.

Negli Anni Quaranta e Cinquanta le televisioni americane trasmettevano programmi educativi, ingenui ed eleganti, di vita familiare armoniosa. Azioni semplici e alla portata di tutti: il padre che aiutava la moglie a stendere il bucato in giardino; fratello e sorella che si scambiavano piccole cortesie. In Italia non abbiamo mai visto nulla di simile, in compenso vediamo di continuo scenette di servaggio femminile nelle pubblicità dei prodotti alimentari. Quando è un uomo che serve in tavola, lo fa per palesare alla mamma che lo viene a trovare di essere gay, come se l’orientamento sessuale fosse determinante per stabilire chi debba servire il risotto. 

Care mamme di figli maschi, domani, prima di donare il vostro obolo e scaricarvi la coscienza, ricordate che avete una grande opportunità: fare dei vostri ragazzi degli uomini per bene. Per prima cosa, stasera, mandatelo a ricomprare i biscotti che ha divorato fregandosene degli altri. A proposito, già che scende può portare la spazzatura. I sacchetti sono troppi? Fatelo aiutare dal papà.