Gli avvisi di garanzia come i tatuaggi

20.09.2014 23:12

Il padre di Giulio Cesare, anche lui uomo politico, per non avere complicazioni, ebbe l'accortezza di morire quando il figlio era appena adolescente.

Dato che in quel periodo la vita media era molto più breve di adesso e si entrava in politica tardi, quando i figli arrivavano a ricoprire cariche importanti i padri erano ormai nel mondo dei più, oppure così vecchi da non poter commettere reati al di fuori di qualche molestia sessuale nei confronti della badante.

Il brutto di diventare premier in giovane età in uno dei Paesi a più alto tasso di longevità, com'è accaduto a Matteo Renzi, è che ti puoi ritrovare genitori abbastanza arzilli e spericolati da poterti creare qualche imbarazzo.

Sì, perché l'avviso di garanzia inviato a Tiziano Renzi per bancarotta fraudolenta è una spiacevole buccia di banana per Matteo, proprio a poche ore dalle sue dure parole in parlamento contro «gli avvisi di garanzia citofonati».

Ma ho la vaga sensazione che gli avvisi di garanzia seguiranno la stessa evoluzione dei tatuaggi, da contrassegno dei malavitosi a civettuolo dettaglio sfoggiato con disinvoltura perfino dai sacerdoti, e un giorno faremo a gara fra chi esibirà l'avviso più originale ed elaborato. 

Ci saranno appositi centri dove professionisti preparati ci disegneranno addosso avvisi di garanzia multicolori secondo gli stili dei vari magistrati (italiani, giapponesi, siberiani e, perché no? anche maori) e gli innamorati se lo faranno fare anche col nome del partner.

Come per i tatuaggi, si porrà il problema se gli avvisi di garanzia si potranno cancellare del tutto o se lasceranno tracce, e ci sarà chi andrà in giro coperto di avvisi come Berlusconi o chi preferisce farsi un avvisetto solo, discreto e ben celato, da mostrare esclusivamente nell'intimità.

Ma per ora i tempi non sono maturi. Oggi come oggi l'avviso di garanzia, malgrado si ripeta che è un provvedimento a tutela dell'indagato, non viene accolto con gioia e sollievo né dall'interessato né dai suoi familiari, soprattutto se si tratta di un politico.

A meno di non essere il padre di Matteo Renzi, che ha interpretato correttamente l'avviso ricevuto come un'affettuosa premura nei suoi confronti da parte del Tribunale di Genova, tanto da ringraziare pubblicamente i magistrati.

Anche se l'avviso di garanzia ha perso l'aura di bubbone sulla figura di un politico, resta sempre qualcosa che non si esibisce volentieri, soprattutto quando si è in corsa per le elezioni, com’è accaduto al renziano Richetti, in corsa per il Pd alla poltrona di governatore dell'Emilia Romagna, che per non danneggiare il presidente del Consiglio, una volta appreso di essere indagato per peculato ha preferito ritirarsi.

Resta il fatto che per Renzi questo avviso in famiglia è capitato nel momento peggiore, perché ritirarsi da candidato per non danneggiare il presidente del Consiglio è possibile, ma ritirarsi da padre no, quindi è meglio che papà Tiziano ne esca pulito quanto prima, perché fra gli amministratori dell'azienda al centro dell'inchiesta genovese c'era stato anche un giovanissimo Matteo Renzi, e certe ombre potrebbero rovinargli l'immagine molto più della pancetta e del cattivo inglese.

Non basta essere giovani e carini per farsi perdonare la tolleranza verso i comportamenti illeciti di una persona cui si vuol bene, come dimostra il caso di Caroline Kostner, oggi nei guai per aver chiuso gli occhi davanti al fidanzato dopato e rampognata, con acredine tutta femminile, da Federica Pellegrini. 

Mi sembra già di sentirli, i pellegrillini, pronti a dichiarare che loro, al posto di Renzi, avrebbero consegnato il padre alla polizia con le loro mani.