Ho vinto quacche cosa?

18.04.2016 19:07

Molti di voi ricorderanno il comico napoletano Francesco Paolantoni, e soprattutto un suo personaggio, chiamato Robertino, che ossessivamente ripeteva: «Ho vinto quacche cosa?» e si rispondeva: «Ho vinto quacche cosa». Ma che cosa ha vinto Renzi? Si sarà pure accreditato gli astenuti al referendum, ma spero che abbia contato bene la quantità di italiani che sono andati a votare, primo nucleo di quelli che gli si opporranno al prossimo referendum costituzionale. Il tema che questa battaglia (dichiarata vittoriosa) pone al premier e alla sua compagnia è l’immagine che di lui e di loro ricava il Paese. Malgrado le promesse e gli annunci, l’unica macchina che sta funzionando è la presa del potere da parte di renziani fidati o fidelizzati. Quando Renzi cadrà, il  successore dovrà darsi un bel daffare per ripulire gli angolini.

Il presidente del Consiglio è convinto che stia funzionando anche la macchina mediatica, soprattutto perché sono passate dalla sua parte alcune testate giornalistiche un tempo anticonformiste.

Ma qui casca l’asino, perché ciò che danneggia Renzi è proprio la pattuglia dei renziani; non parlo degli elettori, anche perché dobbiamo ancora scoprire quanti sono, ma parlo dei fan che occupano giornali, Facebook, Twitter e altri social con una petulanza mai esistita fino ad ora.

Se scorrete i post, i tweet, gli articoli, vi accorgerete che questi nuovi cortigiani (tra cui molte donne ex comuniste) non ragionano, insultano, danno una raffigurazione del passato, il proprio, demonizzato, credono che un uomo come Renzi sia comparso per la prima volta nella storia. Temo che Renzi ci creda veramente a queste sciocchezze. 

Dal punto di vista umano, questi cortigiani sono esemplari  di “miserabilismus” legato a fenomeni di trasformismo. Generalmente si tratta di intellettuali, giornalisti o altro, che nella loro vita hanno cercato sempre un capo da seguire fideisticamente nella speranza, anche loro, di poter dire: «Ho vinto quacche cosa?». Ma Renzi non se li fila e va avanti con la sua cricca.

Il dato politico culturale è che questo mondo, che è un vecchio mondo, sta provocando due fenomeni irreversibili. Il primo, una lacerazione irrimediabile nel campo del centrosinistra; lo scontro Pci-Psi fu altrettanto rovinoso, ma è stato uno scontro di culture e di personalità, gente vera, non quaquaraquà. Qui c’è solo qualche banca, qualche Cda e la voglia di impadronirsi del Paese. Il secondo fenomeno è la distruzione della parola riformismo, perché quella cosa che chiamano riformismo è un’accozzaglia di interventi privi di progetto: si va dagli ottanta euro elettorali, all’inseguimento dei petrolieri, ai pasticci sulle banche, ai numeri falsi sull’occupazione. Il Paese reale non è cresciuto.  

La conseguenza di questa miscela Renzi-renziani ha creato una democrazia malata, un cambiamento “come capita capita”, dove votare o non votare è indifferente, dove se si associano gli imprenditori va bene, mentre se i lavoratori stanno in un sindacato sono gufi, dove i “corpi intermedi” sono l’obiettivo da distruggere. Non siamo al fascismo ma anche stavolta l'Italia è finita nelle mani di un manipolo di facinorosi.

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