Ho visto un re

25.04.2015 21:20

La potremo chiamare “la disfida del pizzocchero”, che in Valtellina ha opposto un gruppo di genitori di bimbi dell'asilo ai difensori della tradizione e della cucina a chilometro zero.

Mamme e papà valtellinesi chiedevano l'eliminazione dalle mense scolastiche del simbolo gastronomico del loro territorio (i pizzoccheri, appunto) in quanto «non si possono proporre a scuola piatti poveri e da contadini in un’epoca di modernità».

Se fossi un antropologo ci potrei intravedere un residuo di pensiero magico, secondo cui un essere umano assume l'essenza immateriale di quel che mangia; non è forse vero che nell'antichità si faceva bere sangue di agnello ai pazzi per renderli più mansueti e carne bianca alle fanciulle per preservarne la purezza? Di conseguenza, se nutri tuo figlio con cibi da poveri contadini, assorbirà inesorabilmente lo spirito del disgraziato «villan» di Ho visto un re di Enzo Jannacci, restando in miseria e vedendosi spogliato di tutto, compresi la mucca, il violino, la scatola di cachi e i dischi di Little Tony, dal vescovo, dal re e dall'imperatore, ah be, sì be…

In un'epoca in cui i genitori arrivano a credere che i vaccini provochino l'autismo, non sorprenderebbe che si convincessero anche che i piatti poveri causano povertà. Alla faccia della scienza dell'alimentazione che da anni ripete che i piatti «poveri» come i pizzoccheri, la pasta e fagioli e la polenta col baccalà sono autentici capolavori italiani di equilibrio nutrizionale e li raccomanda caldamente a grandi e piccini.

Per chi non lo sapesse, i pizzoccheri sono pappardelle di grano saraceno condite con verdure, patate e formaggio: definirlo un piatto «povero» è come accusare Tyson d’insufficienza toracica. Ai bambini valtellinesi il piatto veniva infatti servito in versione alleggerita, o avrebbero passato la ricreazione acciambellati come pitoni durante la digestione. 

Se dobbiamo proprio trovare un punto debole dei pizzoccheri all’asilo, è che il bambino medio non ama la pasta con le verdure ma, come si suol dire, in compagnia prese moglie anche il frate, e alla mensa scolastica può mangiare verdure anche tuo figlio, perché si sa che la vicinanza degli amichetti può fare miracoli. Fatto sta che il Comune ha escluso dall’asilo il piatto-bandiera della Valtellina, suscitando le ire dell'assessore regionale all'Agricoltura.

Le mense scolastiche sono sempre state oggetto di un complicato amore-odio per i genitori: ti tolgono un pensiero ma te ne mettono altri cento, molti dei quali dettati dalla coda di paglia. Perché la suocera che è in noi ci dice che i bambini dovrebbero mangiare sempre a casa e solo cibi amorosamente preparati dalla mamma o dalla nonna, e lasciarli mangiare in mensa significa volergli meno bene. Così, per riabilitarci di fronte a noi stessi, cavilliamo sul menù, sulle porzioni e perfino sullo status sociale del cibo, come i genitori valtellinesi.

Alcuni mesi fa a Bologna alcune mamme si erano scagliate contro le tagliatelle al ragù servite nelle mense scolastiche come «piatto unico» accompagnato da un contorno di verdure.

I pediatri, oggi attentissimi al sovrappeso che minaccia i bambini fin dall'età più tenera, non avrebbero avuto nulla da dire, ma quelle mamme trovavano che il pranzo fosse scarso. Sono certo che anche lì, come in Valtellina, sia riemerso lo spettro atavico della povertà, da esorcizzare in quel caso con un piattone bello pieno. Alla fine la protesta dei genitori è sfociata in uno «sciopero del panino», in cui i bambini pranzavano con un sandwich portato da casa: solo una mamma leggermente dissociata può considerare un panino al prosciutto un'alternativa più sana e nutriente a un piatto di tagliatelle e un'insalata.

Ma il punto è un altro. Per un bambino di oggi conoscere la cucina del territorio è una competenza importante quanto l'aritmetica e la scrittura. Prendere coscienza delle proprie tradizioni gastronomiche in età prescolare dà una marcia in più, come imparare i primi rudimenti d'inglese già all'asilo.

Se siete genitori pratici e volete il meglio per il futuro dei vostri figli, sappiate che la cucina povera opportunamente rielaborata ha reso ricchi e famosi fior di chef, e allora lasciate che i bambini la conoscano. È sui loro piccoli stomaci che si gioca la jihad gastronomica del futuro prossimo: basti pensare alla recente polemica McDonald-Associazione Pizzaioli per uno spot in cui un bambino in pizzeria era incerto nella scelta della pizza perché voleva un Happy Meal

Tutto questo non potrà mai accadere negli asili africani dove, se i bambini fanno i capricci, i genitori gli dicono di vergognarsi e di pensare ai poveri bimbi italiani che muoiono d'incertezza davanti al menù di un ristorante.