I vecchi non dovrebbero votare

15.06.2016 21:27

In famiglia non abbiamo parenti britannici ma frequentiamo alcuni amici che hanno figli poco più che maggiorenni, i quali stanno vivendo la Brexit con grande apprensione. Ho potuto constatare che questi giovani detestano l'idea che fra qualche giorno la Gran Bretagna potrebbe non essere più una stanza della casa-Europa di cui si sentono inquilini dalla nascita, perché conoscono la lingua, perché ci sono stati in vacanza o in gita scolastica, per la musica, la letteratura, la cultura pop «made in Uk». Insomma, sono diventati anglofili.

Una sera parlavo con una ragazza, figlia di un mio amico, alla quale ho riferito l'opinione espressa in un recente festival letterario dallo scrittore Ian McEwan: «Gli inglesi di una certa età e poco istruiti sono favorevoli al distacco dall'Europa, i giovani sono in genere contrari. Però sfortunatamente sono i vecchi che vanno a votare, mentre i giovani non lo fanno».

«I vecchi non dovrebbero votare» se n'è uscita - paro paro - la ragazza «tanto cosa gliene importa a loro del futuro? Gliene resta così poco». Lì per lì ho deglutito, pensando che forse secondo la mocciosa pure a me dovrebbero togliere a breve la tessera elettorale. Poi ci ho pensato un po’e mi sono chiesto se in fondo non avesse ragione lei. Non al punto da convincermi a lanciare una campagna per l'abolizione del voto per gli over 60, ma abbastanza da pormi una domanda: è giusto che in certe decisioni cariche di conseguenze a medio e lungo termine per il mondo del lavoro e la libertà di circolazione, il parere di chi sta uscendo dall'età produttiva ed è tendenzialmente stanziale (vuoi per gli acciacchi, vuoi per pigrizia mentale, vuoi per la naturale pavidità di chi invecchia) debba valere come quello di chi ha davanti tutta una vita da costruire ed è cresciuto sentendosi cittadino del mondo, o quasi? Non solo nel caso di referendum come la Brexit ma anche quando si tratta di elezioni politiche il voto dei giovani dovrebbe valere più di quello di chi giovane non è ed è sempre più impaurito da tutto: dalla tecnologia, dagli stranieri, dai gay, dai ristoranti etnici, dalle donne-prete, dai cinesi che comprano l'Inter, dalla scomparsa delle mezze stagioni e sicuramente anche da una loro eventuale ricomparsa.

Bimba cara, hai ragione, il voto dei giovani dovrebbe valere di più, perché sono i giovani che hanno più da perdere o più da guadagnare da qualunque decisione sul futuro, ma anche perché a causa del calo demografico sono sempre di meno rispetto ai cittadini maturi e anziani, e rischiano di ritrovarsi nella posizione del Terzo Stato all’Assemblea degli Stati generali nella Francia dell'ancien régime: la borghesia aveva un solo voto, come clero e nobiltà, ma si ritrovava sempre in minoranza perché gli altri due si coalizzavano. Ci siamo capiti.

Nessun politico di oggi ha il coraggio di investire apertamente e pesantemente sui giovani, perché sono troppo pochi per assicurare la vittoria: i vecchi sono la maggioranza e, come dice lo scrittore  McEwan, sono loro quelli che votano. Ma i giovani non votano più perché è da quarant'anni che si sentono praticamente ignorati, nelle loro esigenze, nei loro diritti, nei loro sogni, per non parlare del linguaggio.

Se il loro voto valesse doppio, per il presente e per il futuro, i partiti sarebbero costretti a far progetti prima di tutto per loro, e pensare solo dopo ad assicurare la tranquillità a chi, per motivi d'età, ha la tranquillità come massima aspirazione esistenziale, e non la scoperta e lo sviluppo più pieno possibile delle proprie potenzialità creative, produttive e affettive. Forse i vecchi temono i giovani, quei vecchi che quarant'anni fa, a vent'anni, pretendevano il 18 politico all'università. I giovani di oggi sono sorprendentemente lucidi, seri, aperti, curiosi, molto più dei loro genitori, e soprattutto si sentono europei. Se la Brexit, come paventa McEwan, dovesse innescare un effetto domino nel continente, sarebbero loro ad avere tutto da perdere. E la beffa sarà che qualche settimana dopo l'eventuale crollo dell'Europa, i vecchi, con la tendenza nostalgica connaturata alla vecchiaia come gli acciacchi e i capelli bianchi, ricominceranno a mugugnare che, in fondo, con l'Unione Europea e l'euro non si stava poi tanto male.

 

© Riproduzione riservata