Il carro del vincitore sta diventando una biga

12.09.2016 22:26

Dato che ormai tutta la realtà si legge sotto l’aspetto di Pokémon Go (lo ha fatto anche il presidente Sergio Mattarella, che è un po' come se il papa citasse YouPorn), mettiamola così: se ci fosse un'app Renziano Go per localizzare i fan del premier ancora in circolazione, vagheremmo invano per ore. Fermate d'autobus, bar, centri commerciali, per non parlare delle sezioni del Pd, dove peraltro di renziani ce ne sono sempre stati pochini, nello smartphone non apparirebbe nulla. Solo alla Rai, a quanto pare, i renziani ancora prosperano, tant'è vero che hanno fatto anche alcuni golpe balneari nei Tg suscitando furori bipartisan, con Stefano Fassina che ha paragonato Renzi a Orban e la Lega che lo ha assimilato a Erdogan, e manca solo qualcuno che tiri in ballo Gengis Khan per completare l’elenco. La cosa buffa è che nessuno ha messo in dubbio la “professionalità” dei nuovi direttori, solo che per qualche motivo quelli vecchi andavano meglio, soprattutto Bianca Berlinguer, il cui spostamento è stato vissuto più o meno come la distruzione dei Budda di Bamiyan. Posso avere qualche dubbio sul fanatismo renziano dei neo-nominati, ma che da tempo nei programmi di intrattenimento della Rai sia scoraggiato ogni tipo di satira, anche lieve, contro il capo del governo è un dato di fatto. Francamente non ce la vedo quella volpe mediatica di Renzi a censurare le battute su di lui, se non altro per distinguersi da Massimo D'Alema, quello che quando era premier querelava Forattini. La censura preventiva sulla satira in tivù è più un atteggiamento da ciambellani che non si rendono conto di regalare alla concorrenza quel residuo di audience under 80 che per affetto ancora guarda i programmi Rai. E’ vero che in Italia gli unici premier buoni sono due: quello che si è insediato da una settimana e quello che si è dimesso da due anni, e questo spiega il recente ritorno fra gli applausi sulle poltrone dei talk-show di Mario Monti ed Enrico Letta. Quando stavano a Palazzo Chigi erano simpatici rispettivamente come una colica renale e un autovelox imboscato, ma attualmente nessuno dei due è al governo, e soprattutto nessuno dei due è Renzi, alla cui arroganza devono entrambi un'intrigante e romantica aura da dissidenti (Letta è pure emigrato in Francia come Toni Negri). È altrettanto vero che il clima è così arroventato che oggi anche se ti soffiano il posto sul treno puoi gridare all'epurazione renziana, e se Genny a' Carogna dovesse schierarsi per il No al referendum, verrebbe subito riabilitato a destra e a sinistra a suon di autorevoli corsivi e lo vedremmo ospite fisso da Formigli e Floris, che un paio di mesi fa hanno intervistato con solidale deferenza Maurizio Belpietro, appena defenestrato da Libero a causa di contrasti con l'editore riguardo a Renzi, e accolto da ovazioni dal pubblico di DiMartedì manco fosse Nelson Mandela (ricordo che è lo stesso Belpietro del titolo «Bastardi islamici»).

Il carro del vincitore sta diventando poco più di una biga e se continua così in autunno diventerà un monopattino. «Le donne non ci vogliono più bene/perché portiamo la camicia nera», cantavano i repubblichini nel '44, nel 2016 a non piacere più è la camicia bianca, anche perché dopo due anni è tutt'altro che immacolata. Ma questo è sempre stato il problema della politica italiana: tutti si accapigliano sul colore delle camicie mentre il Paese è rimasto in mutande.

 

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