Il Diavolo mangia vegano

06.02.2017 10:15

E’ alla pari del Milan ma la Fiorentina preferirebbero vedersela davanti, non come squadra ma nel senso di bistecca di manzo alta quattro dita, possibilmente con l'osso e circondata di patatine fritte. Il Diavolo non veste Prada ma mangia vegano: niente più carne bovina, ha deciso il preparatore atletico Emanuele Marra (nessuna parentela con quello romano, anche se quel cognome di questi tempi significa grane sicure).

Vegano e salutista, Marra ha abolito la carne dal menù di Milanello e c'è chi sospetta che sia questa, più che gli infortuni e il braccino corto nel calciomercato, la vera causa dello scarso rendimento in campo di Lapadula e compagni, assieme all'introduzione nella dieta di uno straniero di cui si dice tanto bene, ma che non ha rafforzato la squadra: il kamut, cereale di origine egiziana come El Shaarawy. Per fortuna che qualche proteina animale, sotto forma di pollo e tacchino, arriva ancora nei piatti dei giocatori, sennò sarebbero negli scantinati della classifica. Chi non riesce a evadere per consumare bistecche clandestine, forse durante le partite soffre di allucinazioni tipo quelle dei cercatori affamati nella Febbre dell'oro di Chaplin: al posto della mezzala avversaria vede una mezzena di bovino e il cartellino rosso gli sembra un filetto al sangue.

Accusata di demolire le arterie a colpi di colesterolo, la carne rossa è da sempre vista come il cibo degli uomini forti, quelli che non devono chiedere mai, per il contenuto di ferro, per il colore cruento che risveglia l'uomo delle caverne latente nel maschio medio, insomma, la carne bovina è da sempre considerata il pasto del guerriero. Nel mondo occidentale, beninteso, perché in Asia i bovini non si toccano, ad eccezione dei leggendari e costosissimi manzi di Kobe, ottenuti da poche bestie accuratamente selezionate, che fino all'incontro con il macellaio vivono coccolati e massaggiati come concubine imperiali. Eppure, pur nutrendosi soltanto di riso, verdure, soia e pollame, in Asia si sono sbudellati fra loro per millenni, il che smentirebbe la necessità di mangiare costate sanguinolente per accrescere l'aggressività. E’ però anche vero che a calcio sono un po’ scarsetti e nessuna nazionale asiatica è entrata nell'olimpo dei Mondiali: sarà un caso? Può darsi, ma fossi in Montella alzerei in fretta fra la mia squadra e la zona retrocessione un muro di bistecche, che a noi italiani risolleva il morale. Il Berlusconi del Milan stellare farebbe atterrare a San Siro una mandria di chianine, mentre quello di oggi è diventato più tirchio dei cinesi cui ha venduto il Milan.

Se proprio vogliono insistere col salutismo, possono provare la dieta che usano gli atleti italiani del triathlon allenati da un vegetariano: alga klamath, succo d'acero e limone. Pare che sia meglio della pozione di Asterix, ma ce lo vedete un cristo come Donnarumma a bere 'sta ciofeca?

 

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