Il lato B del femminismo

11.07.2015 21:06

Potrei parlare di politica ma siccome vedo che in questo periodo la gente è distratta, voglio puntare su un argomento in cui posso esprimere la mia inutile opinione in modo più divertente.

Quindi oggi parlerò di mutande. Ho scelto questo argomento perché ho letto una notizia sconvolgente: stanno crollando fra le donne gli acquisti di tanga e perizomi, e le ragazze trendy optano per le granny-pants, la vecchia mutanda larga con un po' di gamba, quella specie di slippone poco sgambato che nulla concede alla fantasia.

Dopo aver letto questa notizia mi è venuta un po’ di tristezza. Ma figlie mie, andate a coprirlo proprio nell’età in cui tutto sta su senza problemi? Ma che vi passa per la testa? Ricordate il film Harry ti presento Sally? A un certo punto si dice «Oh, come rimpiango di non aver portato il bikini quando avevo vent'anni», e allora, care ragazze, andate a mettervi un perizoma e non toglietevelo finché non avete trentacinque anni. Ovviamente toglietevelo per indossarne uno pulito.

E mi raccomando, non credete a chi vi dice che quest'anno va il bikini ascellare da pin-up Anni 50 alla Marilyn, perché Marilyn  Monroe e Sophia Loren lo indossavano solo perché non potevano scegliere, sennò col cavolo che avrebbero mortificato le loro curve all’interno di quella specie di pancera.

Questo revival delle granny-pants fra le giovanissime, viene presentato come un trionfo della «lingerie femminista», come quegli slip bianchi con il marchio Me and You con la scritta «feminist» sul sedere.

Personalmente credo che scrivere «femminista» su una mutanda sia uno schiaffo al femminismo. E poi la scritta è dietro, dove non la leggi tu o chi hai di fronte, ma solo qualcuno a cui stai mostrando il sedere, come dire: sì, sono femminista ma sono carina e pucci-pucci, non avere paura del mio culetto. Alla faccia delle femministe vere che hanno preso botte e rischiato la prigione per conquistare i diritti per le donne. Ma allora, a questo punto, viva il tanga!

Scusate se a dire queste cose è un uomo, ma il mio idealismo intransigente e a volte coerente mi fa diffidare da aziende che vogliono essere il trait d'union fra Hello Kitty e Simone de Beauvoir.

Credo che il ritorno alle granny-pants, oltre a consentire un notevole risparmio sulle cerette inguinali, sarebbe una dichiarazione d’indipendenza tanto quanto il rogo dei reggiseni negli Anni 70. Quello che m’incuriosisce è come le donne fissino come terreno della loro emancipazione le tette e il culo anziché il cuore e il cervello.

Quarant'anni fa la liberazione si esprimeva nel topless, oggi nel «lato B», prominente e orgogliosamente esibito da popstar sexy e volitive.

Ora che l'abbiamo sdoganato, possiamo anche ricoprirlo e scriverci sopra «femminista». Ma così non si fanno passi avanti verso quella che un tempo si chiamava emancipazione e oggi pari opportunità; non c’è nulla di nuovo, sono sempre le solite donne che attraverso la loro biancheria intima vogliono lanciare agli uomini un messaggio, che sia «sono femminista» scritto su una mutanda o «sono una porca» suggerito da un tanga.

Un intimo davvero innovativo sarebbero dei boxer maschili con scritto «femminista» sulla patta o «maschilista» sul culo. Ma forse la biancheria intima maschile veramente rivoluzionaria e più femminista sarebbe quella che l’uomo si lava da solo.