Il mio grosso grasso referendum italiano

17.11.2016 14:58

Per propagandare la sua riforma non sa più quello che fare, non gli basta imperversare su tutte le reti televisive più dello spot delle pastiglie anti reflusso e di sommergere gli italiani all’estero con lettere supplichevoli convincendoli che hanno fatto bene a cambiare aria. È evidente che questo incredibile dato Istat sull'aumento dei matrimoni in Italia, mai così tanti dal 2008, diffuso chissà perché a sole tre settimane dal referendum, è un'astuta pubblicità subliminale. Il messaggio sottinteso che i media (orchestrati dal machiavellico premier fiorentino) trasmettono agli italiani è che il «sì» tira, eccome. La gente ha sempre più voglia di dire «sì» e lo proclama a tutto spiano davanti all’altare o a ufficiali di stato civile. Dicono «sì» gli italiani ottimisti, costruttivi, che si vogliono bene, mentre il «no» è roba da lividi zitelloni che a due cuori e una capanna preferiscono un cuore e due camere.

Come per il referendum costituzionale, anche per i matrimoni gli umori facevano pensare a una preponderanza di «no»; l'ultima cosa che ci si aspettava da un Paese che lo stesso Istat (quando è di malumore) descrive come asfittico, demotivato, disoccupato e impoverito, era il desiderio di sposarsi, con tutto quel che costa un matrimonio, in media sui trentamila euro, a parte la casa e i mobili. E invece, dopo un calo di circa diecimila nozze all’anno fra il 2008 e il 2014, nell'annus horribilis della crisi i fiori d’arancio non solo si sono ripresi ma prosperano, soprattutto, chissà perché, in Piemonte e in Sicilia, mentre insistono nel celibato le regioni del Centro. E continueranno, perché se la terra non smette di tremare anche le coppie che fanno sul serio non saranno tanto incoraggiate a metter su casa.

Ma di matrimoni a prova di scossone ne sono rimasti pochi, ci fa sapere l'Istat. Negli ultimi vent’anni le separazioni sono raddoppiate, anche grazie alle recenti leggi che semplificano e abbreviano l'iter per separazioni e divorzi. Il rapporto a due istituzionalizzato non è più una via senza uscita ma assomiglia di più a una strada a due sensi, si può fare inversione, tornare indietro e poi magari rientrare sull'altra carreggiata, con un altro partner sul sedile del passeggero, per vedere se il viaggio è più piacevole.

Personalmente credo che l'unico elemento che può aver incentivato la voglia di «sì» da due anni a questa parte è il successo della rete televisiva Real Time, il cui palinsesto è praticamente incentrato sul matrimonio, con annessi e connessi. Programmi sugli abiti da sposa, sulle torte per matrimoni, per non parlare di quelli sulla scelta della casa e dell’arredamento perfetto, dagli oggi e dagli domani hanno agito come un divertente lavaggio del cervello.

Un consiglio per Renzi: la prossima volta che chiede agli italiani di modificare la Costituzione, provi a lanciare un talk-show su Real Time, magari intitolato Il mio grosso grasso referendum italiano; gli elettori arriveranno in massa ai seggi elettorali a bordo di limousine, magari preceduti da paggetti e damigelle, e nel segreto dell'urna non potranno che votare «sì».

 

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